Da rudere invaso dalla vegetazione a polo culturale e turistico della Presila catanzarese grazie al Progetto Gedeone: il recupero del complesso medievale ha unito volontariato, inclusione sociale, interventi pubblici e fondi
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Oggi all’abbazia di Corazzo, nel comune di Carlopoli, si tengono concerti, mostre, si arriva con percorsi di trekking. È diventata una meta turistica e spirituale incastonata nella Presila catanzarese. Eppure fino al 2014 questo luogo era preda di erbacce e rovi, praticamente inaccessibile.
Nel 2014 il Comune di Carlopoli, guidato all’epoca da Mario Talarico, diede in comodato d’uso gratuito, per dieci anni, un’area di otto ettari per il progetto Gedeone. In quest’area ricadeva l’abbazia di Corazzo.
L’area è stata ripulita ed è divenuta meta di eventi e persone.
Gedeone, associazione di cui ancora oggi è responsabile Antonio Mangiafave, diede vita a una vera e propria impresa sociale che raggruppava volontari, promotori e partner di ogni ordine e grado, dal Comune di Carlopoli, all’associazione di volontariato SS. Pietro e Paolo di Lamezia Terme, e poi il Centro di salute mentale del Reventino (che è stato chiuso qualche anno fa) e le aziende agricole Miceli di Lamezia Terme.
Storia dell’abbazia
Sullo sfondo di questa impresa sociale si trova l’abbazia di Corazzo, nata nell’XI secolo sulle sponde del fiume Corace a opera dei monaci benedettini e acquisita cento anni dopo dai monaci cistercensi. Una tappa importante nella storia monumentale della regione. Tra le sue mura Gioacchino da Fiore vestì l’abito monacale e diede inizio alla stesura delle sue opere più autorevoli prima ancora di fondare la congregazione religiosa di San Giovanni in Fiore. Il precetto dell’ora et labora riappare tra i ruderi dell’abbazia e spezza il silenzio calato col terremoto del 1783. Poco dopo il sisma, il monastero venne denudato dei suoi fregi più belli.
Rinascita grazie ai pazienti del Csm
Oggi lo possiamo dire: l’area dell’abbazia di Corazzo è risorta nel 2014 grazie al lavoro dei pazienti del Centro di salute mentale del Reventino. Sono stati loro a realizzare il cartello di benvenuto “Vietato calpestare i sogni”. Perché i sogni sono di tutti, anche di chi vive un disagio psichico e qui è riuscito, con l’aiuto di amici, a realizzare un miracolo. A riprova che per costruire qualcosa di buono non sono sempre necessari investimenti di grandi capitali ma a volte basta la “follia” di crederci.
Il cammino di Gioacchino da Fiore
Tra le altre cose, poco dopo aver reso di nuovo agibile l’abbazia, i volontari hanno creato i cammini, percorsi di trekking alcuni dei quali partivano da Lamezia per arrivare a Corazzo. I cammini sono nati grazie all’associazione “Cammini di Gioacchino da Fiore” e ancora oggi raccolgono grande successo attraverso percorsi che seguono le impronte del monaco calabrese. L’abbazia, dopo oltre due secoli di abbandono, è tornata a vivere ma non per essere un semplice monumento bensì un luogo vivo, aperto a tutti.
La fama cresce
Nel 2015 è stata visitata dal cardinale Francesco Monterisi, che sceglie di raggiungere volontariamente Corazzo durante il suo viaggio in Calabria. È un riconoscimento importante.
L’abbazia di Corazzo è tante cose: uno dei luoghi più importanti della storia medievale calabrese, il monastero nel quale maturò il pensiero di Gioacchino da Fiore, un esempio di recupero dal basso attraverso il volontariato, un laboratorio di inclusione sociale con il progetto Gedeone, un bene culturale che pone interrogativi sul rapporto tra conservazione e restauro.
Il 19 aprile scorso l'amministrazione comunale di Carlopoli ha inaugurato e presentato il primo lotto di lavori di restauro e valorizzazione dell'Abbazia di Santa Maria di Corazzo. L'intervento (da circa 1,2 milioni di euro finanziati dalla Regione e controllati dalla Sovrintendenza ai beni archeologici) ha messo in sicurezza il sito e introdotto percorsi illuminati per le visite anche in orario notturno.
Tutto è partito dall’idea di realizzare un sogno. L’unica cosa che a Corazzo non va calpestata.

