L’ex tesoriera ha inviato un nuovo esposto chiedendo di verificare la sussistenza dei presupposti per un commissariamento del Coa. Attese le controdeduzioni del presidente Vincenza Matacera
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Cambia ancora scenario la vicenda che contrappone il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Catanzaro all’ex tesoriera Daniela Rodolà, indagata per peculato. La questione è ora all’attenzione del Consiglio nazionale forense, al quale la Rodolà ha inviato un nuovo esposto chiedendo di verificare la sussistenza dei presupposti per un commissariamento dell’ordine. Nell’atto vengono richiamate anche le numerose dimissioni – 17 in due anni – che avrebbero interessato il Coa catanzarese. L’ordine, presieduto da Vincenza Matacera, è pronto a far pervenire a Roma le proprie controdeduzioni.
Sul fronte interno, intanto, restano centrali gli accertamenti avviati a dicembre sulla gestione dei conti. Il confronto tra gli estratti conto forniti dalla tesoriera e quelli acquisiti direttamente dalle banche avrebbe fatto emergere discrepanze significative. Dagli atti risulterebbe che la stessa Rodolà abbia ammesso gli addebiti, confermandoli anche davanti a sei consiglieri dell’ordine. In quella occasione sono arrivate le dimissioni e un’autodenuncia. Pochi giorni dopo, il 14 dicembre, la presidente Matacera ha investito della questione il Consiglio di disciplina di Salerno; a seguire è stata presentata una denuncia alla Procura.
Secondo l’accusa, l’ex tesoriera avrebbe trattenuto somme in contanti ricevute dall’addetta alla riscossione o direttamente dagli avvocati, senza procedere ai versamenti sui conti dell’ordine. Dall’analisi dei movimenti non risulterebbero tracce di tali operazioni. Inoltre, sempre stando alla ricostruzione del Coa, sugli estratti conto sarebbero state omesse spese personali e cancellati prelievi e versamenti riconducibili alla stessa Rodolà.
Il 5 gennaio la controreplica dell’ex tesoriera, che in un esposto ai Consigli di disciplina di Salerno e Catanzaro ha parlato di «prassi consolidate» nella gestione dell’ordine. Tra i casi citati: pagamenti ai dipendenti fuori busta, donazioni prive di delibera, spese personali e presunte irregolarità nell’affidamento di consulenze, oltre all’uso di una carta del Coa da parte di un avvocato.
Il Consiglio dell’ordine ha respinto le accuse, negando l’esistenza di prassi irregolari e sottolineando che durante il mandato la Rodolà non avrebbe mai segnalato anomalie. Quanto alla carta di credito, l’ordine parla di un errore bancario certificato dalla filiale. Ribadita infine l’esclusività dell’accesso ai conti, che sarebbe stato in capo alla sola ex tesoriera.

