È il giorno tanto atteso per Maria Francesca Barbieri. Per la 60enne di Pizzo, arrivata a pesare 200 chili e da mesi immobilizzata a letto, si aprono le porte del centro riabilitativo San Vito Hospital di San Vito sullo Ionio, nel Catanzarese.

L’appello del figlio Piergiorgio non ha lasciato indifferente il titolare della struttura, che tramite il nostro network ha contattato la famiglia di Maria Francesca offrendo a titolo gratuito le cure riabilitative necessarie per permettere alla donna di tornare a camminare. Una catena di solidarietà alla quale si è unito anche l’editore Domenico Maduli, che si è fatto carico del trasporto in ambulanza bariatrica, confermando l’impegno del Network LaC nel sociale.

L’arrivo in clinica e l’accoglienza

Il mezzo di soccorso ha raggiunto la clinica. A bordo, oltre agli infermieri, anche il marito Francesco Lico, che non ha mai lasciato sola sua moglie. «Mi metterete in sesto?», dice Maria Francesca uscendo dall’ambulanza. «Faremo del nostro meglio», risponde Lucia Ferrari, psicologa e coordinatrice dell’équipe psicoeducativa delle strutture del gruppo Parisan, che l’accoglie all’arrivo. «È una combattente, lei è una combattente. Noi confidiamo nella sua volontà di riprendersi. Abbiamo sentito e accolto il suo appello. Da un punto di vista umanitario non potevamo non rispondere alla sua richiesta».

«Voglio tornare quella di prima, voglio tornare a fare il mio lavoro, voglio riprendermi la mia vita», replica Maria Francesca. La donna raggiunge quindi il primo piano della struttura, la camera dove resterà ricoverata per il tempo necessario.

«Finalmente, finalmente», dice in lacrime il marito. «Stiamo aspettando che riesca a camminare. È da sei mesi che non cammina». Poi il ringraziamento: «Tutti, tutti quelli che si sono mossi per mia moglie. Grazie al San Vito Hospital e a LaC per avere accolto il nostro grido di aiuto».

L’attesa, il sit-in e la risposta dal Catanzarese

Maria Francesca aspettava da mesi un ricovero in una struttura riabilitativa. L’unica in provincia di Vibo Valentia è il Don Mottola Medical Center, dove però non ci sono posti disponibili. La donna era in lista d’attesa, con nove persone prima di lei. Avrebbe dovuto aspettare chissà quanto tempo. Per lei era stato organizzato anche un sit-in di protesta, durante il quale il figlio aveva lanciato un appello carico di rabbia e delusione. Un appello trasmesso sui nostri canali e accolto dalla clinica del Catanzarese.

«La vicenda di Maria Francesca ci ha particolarmente colpiti dal punto di vista umanitario», continua Ferrari. «Siamo ben consapevoli di accogliere un caso che non è semplice, però questa per noi è l’ennesima sfida professionale. Abbiamo personale con un’esperienza ormai consolidata. Anche questo ambiente, la struttura, la palestra, sono forniti di macchinari robotici davvero all’avanguardia. Possiamo dire che in tutto il Meridione non esistono centri con questa dotazione».

Il nodo dei posti convenzionati

Eppure, nonostante ciò, meno della metà dei 20 posti letto della struttura è convenzionata con il sistema sanitario pubblico. «Soltanto 9 posti letto», conferma la struttura, «sono coperti, con una lista di attesa che a oggi è di 12 persone, senza considerare tutti quelli che rinunciano a prenotarsi o sono costretti a fare i trattamenti in regime privato o a emigrare in altre regioni del Nord. Così come per i trattamenti ambulatoriali di riabilitazione extraospedaliera, la struttura è accreditata per 20 prestazioni al giorno, ma nessuna prestazione è convenzionata».

Il percorso riabilitativo

Nella palestra dove si svolge la riabilitazione c’è anche la signora Gioconda, arrivata da Fabrizia, nel Vibonese. «Quando sono entrata non riuscivo a muovermi, e adesso riesco a stare in piedi», racconta. Accanto a lei c’è Martina Azzarito, fisioterapista del San Vito Hospital: «La signora sta procedendo con la riabilitazione degli arti inferiori. Dopo tanti mesi di immobilizzazione, grazie al lavoro che stiamo svolgendo, è riuscita a riprendere forza e a camminare».

È lo stesso percorso che dovrà affrontare Maria Francesca. «Noi», afferma Lucia Ferrari, «contiamo di poter far recuperare a questa signora la qualità di vita che merita. È una persona ancora giovane, quindi ha tutto il diritto di tornare a vivere come desidera».

A intervenire è anche Alberto Catanzariti, amministratore unico del gruppo Parisan di cui fa parte la struttura riabilitativa: «Le liste d’attesa, quando sulla carta il posto ci sarebbe, sono inaccettabili, soprattutto per quanto riguarda la riabilitazione, perché c’è un bisogno immediato da risolvere. Il dolore delle persone non può attendere. Nel caso di Maria Francesca abbiamo deciso di sostenere i costi del suo ricovero perché non potevamo ignorare il grido d’aiuto di suo figlio. Non è la prima volta che accade, lo abbiamo sempre fatto, a prescindere dal clamore mediatico».

L’impegno del Comune per il marito

Sul posto anche Antonio Tino, sindaco di San Vito sullo Ionio, appena eletto per il secondo mandato. «La struttura penso sia il fiore all’occhiello dell’entroterra e non solo calabrese. È una struttura davvero bella, ci lavorano persone splendide e penso sia la struttura giusta per la signora». Il primo cittadino ha accolto anche la richiesta del marito di Maria Francesca, che chiede un alloggio nelle vicinanze per poter seguire il percorso riabilitativo della moglie: «Ci metteremo subito in moto, vediamo se riusciamo a trovare qualcosa nelle vicinanze».

Nella stanza della clinica, Maria Francesca e il marito si riabbracciano con tenerezza. «Sono 35 anni che stiamo insieme», dice la donna, «siamo sempre stati insieme».