VIDEO | Non è solo nostalgia, ma futuro. Due giovani trasformano secoli di storia in contenuti digitali, dimostrando che un algoritmo può diventare il miglior custode dell’identità della piccola frazione di origine albanese
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C’è un filo invisibile, lungo oltre cinque secoli, che unisce le coste dell’Albania alle colline della provincia di Catanzaro. A Vena di Maida, piccola e fiera sentinella della cultura arbëreshë, la tradizione ha smesso di abitare solo nei libri di storia o nei racconti degli anziani per accendersi sugli schermi degli smartphone.
Il progetto si chiama "Vina Katundi Imë" (Vena, Paese Mio), una pagina Instagram nata dall’intuizione di due giovani del luogo, Giulia Ciliberto ed Erika Forte. La sfida? Dimostrare che la “lentezza” dei riti antichi e la velocità dei social media non sono nemiche, ma alleate inaspettate.
La memoria che si rigenera
In un’epoca di globalizzazione frenetica, "Vina Katundi Imë" agisce come un magnete culturale. La lingua arcaica, le usanze e i colori di una comunità secolare escono dai confini domestici per trovare una nuova dimensione narrativa. Qui, il passato non è un reperto da museo, ma un contenuto vivo che dialoga con la Generazione Z.
«Il nome della nostra pagina deriva da un canto tipico: “Vena, Vena: paese mio, dove sono nata e dove voglio stare" – spiega Giulia Ciliberto – . È proprio questo il cuore di tutto: promuovere un senso di appartenenza, tradizioni e cultura».
Dai canti popolari alla cucina della tradizione
Il successo è stato immediato, superando le aspettative delle stesse creatrici. La pagina non si limita a celebrare il passato, ma vive il presente del territorio, promuovendo le attività locali e le iniziative stagionali. Uno dei segmenti più amati è la nuova rubrica culinaria, dove le ricette della tradizione vengono svelate tra i fornelli mentre risuonano i suoni dolci e decisi della parlata arbëreshë.
«Non ci aspettavamo un riscontro così positivo – racconta Erika Forte – . Volevamo far conoscere il nostro territorio e la nostra lingua in modo fresco. Vedere che la gente si appassiona alle nostre ricette parlate in lingua madre ci conferma che la nostra identità ha ancora moltissimo da dire».
L’esperimento di Vena di Maida insegna una lezione preziosa: una cultura muore solo quando smette di essere raccontata. Grazie a "Vina Katundi Imë", l’identità arbëreshë non solo sopravvive, ma impara a "postare", a "condividere" e, soprattutto, a guarda all’infinito come orizzonte.


