Dalle melodie che hanno accompagnato intere generazioni ai brani più recenti, l’artista ha aperto la rassegna con "Tutti i sogni ancora in volo (e continuano a volare)"
Tutti gli articoli di Cultura
PHOTO
Un Politeama gremito, applausi ed emozioni a scena aperta. Ieri sera Massimo Ranieri ha conquistato Catanzaro e inaugurato al Teatro Politeama “Mario Foglietti” la XXIII edizione del Festival d’Autunno, diretto da Antonietta Santacroce, con Tutti i sogni ancora in volo (e continuano a volare). Uno straordinario successo di uno spettacolo che ha saputo alternare momenti di leggerezza e passaggi di intensa emozione.
L’attesa finita
Il sipario ancora chiuso alimentava l’attesa. Dopo un brano strumentale della band, l’ingresso di Ranieri è stato accolto da un applauso caloroso, destinato a ripetersi al termine di ogni canzone. Consensi che, da quel momento, si sono susseguiti trasformandosi in vere e proprie ovazioni. Ma a raccontare il clima del Politeama è stato soprattutto il canto: gli spettatori sono stati coinvolti per tutto il concerto e, quando lui lasciava spazio alle loro voci, hanno raccolto l’invito senza esitazioni.
Con Lasciami stare dove ti pare è cominciato un viaggio nel quale Giovanni Calone e Massimo Ranieri si sono “alternati” sul palco, tra l’uomo e il personaggio, la confidenza e la teatralità. Canto, recitazione e danza hanno scandito lo spettacolo, mostrando un interprete che, anche dopo una lunga carriera, conserva il piacere di raccontarsi e la capacità di instaurare un rapporto diretto con chi gli sta di fronte.
Le canzoni, tra memoria e nuove strade
Dalle melodie che hanno accompagnato intere generazioni ai brani più recenti, Ranieri ha eseguito il suo repertorio dando a ogni interpretazione una nuova sfumatura. Accanto ai successi più amati, hanno trovato spazio È davvero così strano, Casa di mille piani, Mi troverai e Ho bisogno di te, a conferma della voglia di continuare a esplorare nuove strade musicali.
Sul palco, il cantante napoletano mette in mostra una forza scenica che lo contraddistingue: ogni movenza e ogni espressione contribuisce a renderlo unico. In L’istrione questa capacità trova una delle sue espressioni più efficaci, in un’interpretazione in cui canto e recitazione si fondono, sostenuti da una voce di straordinaria intensità. La cura interpretativa, affinata anche attraverso la lezione di grandi maestri del teatro come Giorgio Strehler, si ritrova anche in Erba di casa mia e Se bruciasse la città, accolte con entusiasmo dalla platea.
Dieci musicisti per dare voce a ogni canzone
Sono dieci i musicisti che accompagnano Ranieri sul palco, una formazione che contribuisce in modo determinante alla riuscita dello spettacolo, curato nell’organizzazione generale da Marco De Antoniis. Ognuno concorre a costruire un suono capace di valorizzare il carattere di ogni esecuzione. Danilo Riccardi al pianoforte, Giovanna Perna alle tastiere e alla voce, Francesco Puglisi al basso, Luca Trolli alla batteria, Arnaldo Vacca alle percussioni, Andrea Pistilli e Tony Puja alle chitarre, Valentina Pinto al violino e alla voce, Cristiana Polegri al sax e alla voce e Max Filosi al sax e al basso non sono semplici accompagnatori, ma parte integrante di un’esibizione in cui ogni strumento trova il proprio spazio, dando piena espressione alle tracce in scaletta.
Non solo la sua voce. Ad attirare l’attenzione anche l’immagine di Ranieri contribuisce a renderlo immediatamente riconoscibile: le bretelle, il cappello e i vestiti fanno parte di uno stile che accompagna la sua personalità esuberante e, al tempo stesso, ironica.
Le emozioni che non conoscono il tempo
La canzone napoletana trova spazio con Pigliate ‘na pastiglia, che porta sul palco leggerezza e divertimento, prima di lasciare emergere tutta la passionalità di Anema e Core. È un Ranieri capace di emozionare profondamente, come dimostra in La mia mano a farfalla. Prima di eseguirla, l’artista ricorda Bruno Lauzi e il coraggio con cui affrontò la malattia, affidando alla canzone un significato ancora più profondo.
Dopo il ricordo del cantautore genovese, Di me di te e Lettera di là dal mare accompagnano il pubblico in un percorso ancor più raccolto. Il legame con i grandi classici che hanno accompagnato la sua carriera torna ad essere più evidente in Rose Rosse, Vent’anni e Perdere l’amore, opere che appartengono alla memoria di più generazioni. Il pubblico le canta insieme all’artista e, al termine di ogni interpretazione, lo travolge con affetto e lunghi battimani.
Tra una canzone e l’altra, Ranieri trova anche il tempo di scherzare sul passare degli anni e sulle fragilità della vita, in un clima di ironia e riflessione. Non semplici parole, ma un invito a continuare a desiderare, indipendentemente dal tempo che passa.
Dopo il bis di Tu vuò fa’ l’americano, la voglia di non fermarsi al passato trova conferma con la presentazione dal vivo di Il giorno prima, il nuovo singolo pubblicato soltanto pochi giorni fa. Una scelta che affida proprio al pubblico di Catanzaro il battesimo sul palcoscenico del brano. La canzone si affianca a quelle entrate nella memoria collettiva, mostrando un artista ancora desideroso di esplorare nuove strade senza rinnegare la propria storia.
Resta, alla fine, il senso di una serata che ha saputo unire generazioni nelle emozioni e nei ricordi, mantenendo viva voglia di guardare avanti e di continuare a credere nei nostri sogni «perché non costano nulla. Sono gratis e ci fanno vivere meglio».
I prossimi appuntamenti
Il Festival d’Autunno proseguirà la prossima settimana a Catanzaro con altri due appuntamenti in esclusiva per la Calabria. Venerdì 23 ottobre, alle ore 18:30, il Museo MARCA ospiterà Smile, spettacolo di danza contemporanea firmato da Marco Laudani e Claudio Scalia, prodotto da CZD2_CompagniaZappalàDanza2. Attraverso il gesto e il dialogo tra i corpi, la performance esplora il sorriso come forma di incontro e condivisione, capace di creare legami oltre le parole.
Sabato 24 ottobre, alle ore 21, il Teatro Politeama accoglierà invece Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla con E morte non avrà dominio, una «ballad opera» ispirata all’opera del poeta gallese Dylan Thomas e alla vita di Renato Striglia. Tra musica, teatro e suggestioni radiofoniche, quindici brani inediti danno voce a un universo di personaggi e memorie, in un’opera poetica che celebra la vita e si oppone alla cultura della morte.



