La nuova formulazione dell’art. 609bis del codice penale proposta dalla senatrice Bongiorno non è una mediazione ma un passo indietro rispetto ad un accordo politico bipartisan siglato dalla Meloni e dalla Schlein e confermato in aula dalla Camera dei deputati.

Non era ancora successo che un accordo ai massimi livelli venisse smentito con argomentazioni tecniche peraltro infondate e fuorvianti. Alla senatrice Bongiorno è affidato il ruolo di Presidente della Commissione Giustizia del Senato e non quello, in cui eccelle, di difensore degli imputati. Del resto il valore politico irrinunciabile dell’accordo, mai smentito - allo stato- dalla Premier, è di aver posto l’attenzione sulla vittima di violenza sessuale che spesso nelle aule di giustizia viene messa in difficoltà facendo prevalere oltre misura il diritto alla difesa.

Il testo approvato dalla Camera parla di “consenso libero e attuale”, l’emendamento Bongiorno richiede la “volontà contraria all’atto sessuale” da parte della donna, spostando di nuovo l’onere della prova. Dietro questa modifica terminologica c’è un cambiamento di prospettiva che torna ad appesantire la posizione delle vittime e fa regredire la battaglia di genere e le acquisizioni culturali garantite dall’unità delle donne che spesso si è fatta sentire in Parlamento su questa materia, ottenendo risultati positivi, quanto meno sul piano normativo.

Alla luce di questa vicenda - che mina l’autorevolezza innanzitutto della Premier che non sembra in grado di mantenere fede agli impegni presi – non ci si può meravigliare di quanto si sta registrando con il disegno di legge Valditara sul consenso informato, il cui contenuto dimostra scarsa attenzione sulla prevenzione delle violenze e di fatto ostacola l’educazione al rispetto che andrebbe invece potenziata e radicata sin dall’infanzia.

Quali prezzi è disposta a pagare la Meloni, che dall’opposizione pretendeva coerenza e chiarezza, per tenere insieme un Governo facendo su troppi argomenti fondamentali un passo avanti e subito dopo due passi indietro?

Preoccupa anche il fatto che questo modo di governare si riflette sul territorio con maggioranze, spesso di centro destra – come alla Regione e al Comune di Lamezia Terme – che segnano il passo e si animano solo per fare propaganda e nascondere incapacità e divisioni.

*Consigliere comunale di Lamezia Terme