Quale Calabria stiamo consegnando al futuro? L’iniziativa, promossa da Franco Petramala, vuole mettere a confronto la narrazione spesso rassicurante della regione con i numeri e i problemi reali: lo spopolamento delle aree interne, la crisi della sanità, la mancanza di prospettive di sviluppo e le conseguenze dell’autonomia differenziata.

L’appuntamento è per mercoledì 9 settembre 2026, alle ore 17, al T Hotel. Agazio Loiero introdurrà i lavori, mentre il professor Domenico Cersosimo analizzerà la situazione economica e sociale della Calabria e del Mezzogiorno. Seguirà un dibattito aperto ai partecipanti.

Un’occasione per guardare in faccia la realtà della Calabria, attraverso i numeri, e interrogarsi sulle possibili strade per invertire una tendenza che rischia di rendere il futuro della regione sempre più difficile.

La Calabria attraversa una fase delicata, segnata da problemi che si trascinano da anni ma che oggi sembrano assumere dimensioni sempre più preoccupanti: sanità, spopolamento, crisi economica, fuga dei giovani e difficoltà delle aree interne.

Su questi temi interviene Agazio Loiero, già ministro e presidente della giunta regionale, che intende contribuire a riportare al centro del dibattito i numeri e la realtà della Calabria, grazie ad una approfondita analisi del professore Domenico Cersosimo sulla situazione economica e sociale della nostra terra.

Presidente Loiero, perché avete deciso di promuovere questa iniziativa? Cosa sta accadendo di così grave in Calabria?

Abbiamo voluto opporre ai social, che spesso offrono un’idea leggiadra e quasi edulcorata della Calabria, alcuni numeri reali sulla nostra condizione. Numeri che saranno illustrati da un economista di grande qualità come Domenico Cersosimo, che negli ultimi anni si è occupato della nostra regione con assiduità e profondità. Tutto qua: mettere davanti alla rappresentazione dei social la realtà dei dati.

Sanità al collasso, spopolamento, aree interne sempre più svuotate, mentre i giovani sono costretti a partire. È una situazione sempre più grave?

I temi che lei ha citato rischiano, nel giro di pochissimi anni, di consegnarci una Calabria irriconoscibile. E non sono soltanto i giovani a partire. Anche famiglie benestanti cercano altrove un luogo dove vivere, soprattutto dove la sanità funziona. Fra qualche anno la popolazione calabrese potrebbe essere ridotta al lumicino. La Calabria della nostra infanzia, se continuerà a esistere, rischia di resistere soltanto nella nostra memoria.

Molti problemi hanno radici antiche. Quali sono, invece, le maggiori responsabilità dell’attuale governo regionale?

Certamente molti problemi hanno radici antiche, ma in passato esisteva almeno la consapevolezza, da parte di chi governava, della difficoltà della realtà calabrese. Oggi, invece, la regione viene spesso rappresentata in forma ottimistica sui social, che in Calabria sono diventati, a mio giudizio, il regno delle bugie. Non eravamo mai arrivati a queste condizioni, se non forse nell’immediato dopoguerra. Aspettiamo, a questo proposito, i numeri che ci offrirà il professor Cersosimo.

La Calabria riceve da decenni importanti fondi europei e ingenti risorse nazionali, ma continua a soffrire per la mancanza di sviluppo e di lavoro. Cosa non ha funzionato?

Chi guida una regione deve lasciare non soltanto parole in abbondanza, ma qualcosa di visibile sul territorio per potersi definire un governante. Le parole, in politica, hanno certamente un valore, ma hanno bisogno soprattutto di un riscontro concreto e visibile.

Perché considerate l’autonomia differenziata una scelta dannosa per la Calabria e per l’intero Mezzogiorno?

Per noi l’autonomia differenziata rappresenta l’ultima vera sciagura. Una questione sulla quale si è occupata anche la Corte costituzionale. Noi siamo stati costretti dal ministro Calderoli — che, con l’autonomia differenziata, punta anche ad avere accesso alla sua ottava legislatura — ad accettare la fine del commissariamento della sanità, durato circa sedici anni e che ha fatto della Calabria l’unica regione d’Italia a sopportare così a lungo questo pesante fardello, in cambio della preventiva firma sul via libera alle pre-intese con le quattro regioni del Nord. Una procedura che considero inverosimile sul piano istituzionale.

Come si può restituire fiducia ai calabresi, in un momento in cui si avverte tutto il peso di una grave crisi economica e sociale?

Non è facile rispondere a questa domanda. Noi abbiamo voluto questo convegno proprio per offrire ai calabresi una testimonianza corredata da numeri indiscutibili, come sono sempre i numeri, e per mostrare la difficilissima situazione nella quale versa la regione.

Non so se avremo ascolto. Ma, se non lo avremo, non escludiamo affatto di indicare noi stessi, in un successivo incontro, alcuni rimedi e alcune soluzioni da applicare alla nostra difficile situazione.

I numeri allarmanti che mercoledì ascolteremo dal professor Cersosimo dovranno costituire uno stimolo per offrire un contributo fattivo alla nostra Calabria. Una terra con la quale tutti noi avvertiamo un legame profondo.