Per la professionista l’atteso responso del Politecnico di Milano appare scontato ma la delocalizzazione va compensata con scelte politiche capaci di evitare lo spopolamento del centro cittadino come, per esempio, trasferire il DiGES dell’Università Magna Grecia nel centro storico
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In Italia, la costruzione e l’organizzazione degli ospedali integrati con i policlinici universitari sono regolate dalla legislazione di edilizia sanitaria, dalle norme universitarie e da accordi tra Stato e Regioni che, di fatto, segnano il passaggio dal principio di inscindibilità al principio di integrazione. Il modello di cura e di gestione della malattia ha visto il sistema normativo italiano seguire una evoluzione che mira a limitare il più possibile il disagio dei pazienti in visita e in degenza e ad implementare la qualità delle prestazioni secondo un modello di stretta cooperazione fra sistema sanitario e ricerca universitaria.
La principale normativa di riferimento include diverse disposizioni, a cominciare dalla Legge 132/1968 (Legge Mariotti) che ha introdotto lo strumento della “convenzione tra università ed enti ospedalieri”, seguita dal D.P.R. 129/1969 che conferma lo strumento convenzionale e individua uno schema tipo emanato con D.M. 24 giugno 1971, riguardante le relazioni intercorrenti fra le due istituzioni attraverso la creazione di strutture universitario-ospedaliere. La successiva Legge 833/1978 istituisce il SSN (Sistema Sanitario Nazionale) e delinea due modelli organizzativi di collegamento fra università e assistenza ospedaliera: il modello misto, in cui le facoltà di medicina utilizzano le strutture del SSN secondo precise stipule e convenzioni; il policlinico a gestione diretta universitaria, che prevede l’unicità del livello convenzionale regionale, finalizzato all’inserimento delle strutture universitarie nell’ambito del SSN, disciplinato dal DM 12 maggio 1986. Il D.lgs. 502/1992 trasforma le USL (Unità Sanitaria Locale) in ASL (Azienda Sanitaria Locale), introduce i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), integra l’attività assistenziale, la didattica e la ricerca, e regolamenta i rapporti tra università e SSN attraverso specifici protocolli d’intesa per disciplinare le modalità di collaborazione.
Segue il DPR 14 gennaio 1997, che norma gli standard strutturali e tecnologici che le strutture devono rispettare, come la superficie delle camere di degenza (minimo 7 mq per letto in camere plurime e 9 mq nelle singole) e le caratteristiche microclimatiche delle sale operatorie. Le successive linee guida per la Progettazione Moderna dei nuovi ospedali sono il frutto della collaborazione fra Umberto Veronesi e Renzo Piano e puntano sulla centralità del paziente e sull’integrazione funzionale. Il centro della nuova visione consiste nell’umanizzazione dell’ambiente ospedaliero ai fini del soddisfacimento dei diritti e delle necessità psico fisiche del malato. L’ospedale diviene un luogo urbano grazie alla presenza di strade e di parchi, di negozi e di attività commerciali. La rete dei servizi fa sì che si superi l’isolamento tipico dei pazienti all’interno delle strutture sanitarie e il confort diventa parte della terapia.
Il D.lgs. 517 del 1999, invece, disciplina i rapporti fra il SSN e le Università, sancisce il principio di inscindibilità tra l’attività assistenziale e l’attività didattica e di ricerca e la necessaria equiparazione stabilita dall’art. 102 del DPR 382/80, trasformando i policlinici in Aziende Ospedaliero-Universitarie. Il DM 70/2015 comprende il “Regolamento per la definizione degli standard qualitativi, strutturali e quantitativi dell’assistenza ospedaliera”, stabilendo una dotazione massima di 3,7 posti letto per 1.000 abitanti, di cui 0,7 per la riabilitazione e la lungodegenza. Il DPCM 24/05/2001 reca le «Linee guida concernenti i protocolli di intesa da stipulare tra regioni e
università per lo svolgimento delle attività assistenziali delle università». Infine, il D.M. 9/03/2022 norma la Sicurezza Antincendio, per cui le strutture ospedaliere devono conformarsi alla “regola tecnica verticale" per le attività sanitarie.
L’Azienda ospedaliero-universitaria (AOU) è uno dei più recenti modelli organizzativi volti a soddisfare le esigenze di integrazione di due ordinamenti distinti: il servizio sanitario nazionale e regionale e le università ubicate sul territorio. L’AOU ha personalità giuridica pubblica, è dotata di autonomia imprenditoriale, amministrativa, organizzativa, gestionale e tecnica, e svolge funzioni di assistenza, di didattica e di ricerca. Alcuni esempi eccellenti di Azienda Ospedaliero-Universitaria (AOU) in Italia sono: l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese; l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino; il Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna; l’AOU Careggi di Firenze. Codesti enti sono stati concepiti come vere e proprie cittadelle della salute delocalizzate e circondate dal verde, strutture altamente performanti immerse nei parchi, capaci di integrare servizi
e natura, secondo il nuovo modello normativo che vuole garantire il diritto alla salute in una prospettiva di accoglienza e di ospitalità, limitando il più possibile i disagi legati alla degenza.
Per quanto detto, appare necessaria la collocazione della sede del nuovo ospedale di Catanzaro, con relativo pronto soccorso, nelle immediate vicinanze del Policlinico Universitario di Germaneto, al fine di adeguare le scelte del modello sanitario locale agli standard previsti dalla normativa. Una simile opzione implica la creazione di una serie di opere logistiche (parchi, parcheggi e vie di comunicazione di diversa tipologia) e di natura commerciale e ricettiva a servizio dei lavoratori e degli utenti, attualmente mancante e pregiudicante la qualità dell’accoglienza. Tale scelta consente di migliorare di gran lunga il livello delle prestazioni sanitarie; di implementare il corso universitario di medicina con le relative specializzazioni, pensando anche di utilizzare l’edificio della facoltà di Giurisprudenza di Germaneto per le lezioni di medicina, attualmente in parte svolte in tende allestite all’uopo; di dotare il capoluogo di un polo sanitario all’avanguardia, punto di riferimento della sanità non solo cittadina ma regionale e volano di sviluppo economico per la città stessa.
La delocalizzazione dell’ospedale va compensata con scelte politiche capaci di evitare lo spopolamento del centro cittadino come, per esempio, trasferire il DiGES (Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia) dell’Università Magna Grecia nel centro storico, utilizzando più edifici antichi, individuati a partire dal censimento degli immobili di proprietà pubblica, secondo un modello presente in diverse città italiane, come Napoli, Roma, Bologna e tante altre, che si vedono fortemente rivitalizzate dalla presenza degli studenti. Di fatto, il centro storico di Catanzaro già si configura come una cittadella della cultura e del diritto, per la presenza di numerosi istituti scolastici, dell’Accademia di Belle Arti e di diversi musei, così come degli edifici in cui si amministra la giustizia, e tale articolazione va rafforzata e valorizzata.
Il fabbricato dell’Ospedale Dulbecco-Pugliese-Ciaccio, di Viale Pio X, non va dismesso, ma riconvertito per ospitare la medicina territoriale, che rappresenta l’insieme dei servizi sanitari e socio-sanitari di prossimità espletati fuori dagli ospedali, al fine di prevenire, gestire e curare malattie croniche o meno gravi. Infatti, il D.M. 77/2022 prevede una medicina territoriale integrata nel SSN, che deve mirare a ridurre l’ospedalizzazione attraverso gli Ospedali di Comunità, i team multi professionali, le Case della Comunità, la telemedicina, ancorando tale proposta ai fondi del PNRR (Missione 6). Altra ipotesi, come quella di demolire e di ricostruire per parti l’ospedale cittadino nel medesimo luogo, non trova motivazioni valide, dato che l’operazione si configura come molto dispendiosa, inefficace al raggiungimento degli standard previsti dalla legge per la mancanza degli spazi necessari, per via della morfologia accidentata del terreno e per la difficile accessibilità. Pertanto, l’atteso responso del Politecnico di Milano, interpellato sulla vexata quaestio, appare scontato.
*architetto e saggista




