Due giornate al termine del campionato di Serie B e il Catanzaro ha già la testa proiettata ai play-off. Di fronte a un’altra stagione da protagonista, anche il settore giovanile giallorosso continua a crescere. Di questo e altro si è parlato a 11 in Campo, format di LaC TV condotto dal giornalista Maurizio Insardà. Ospiti in studio il giornalista Giampaolo Cristofaro e il direttore sportivo Beppe Ursino. In collegamento sono intervenuti il giornalista Antonio Ciampa (Il Quotidiano del Sud) e Tullio Calzone (Corriere dello Sport).

Settore giovanile in crescita

Ospite della puntata è stato Massimo Bava, responsabile del settore giovanile del Catanzaro. Proprio il vivaio rappresenta una delle armi più interessanti delle Aquile: «Innanzitutto, prima di prendere un giocatore, bisogna organizzarsi nei minimi dettagli e conoscere tutto. Come squadra, poi, bisogna alzare l’asticella e in questi anni abbiamo cercato di farlo. La Primavera, inoltre, sta disputando un campionato ampiamente positivo, a ridosso dei play-off e con diversi giocatori che stanno assaporando anche la prima squadra con mister Alberto Aquilani. Proprio Aquilani, che arriva da un settore giovanile importante come quello della Fiorentina, mi chiede sempre elementi classe 2007, 2008 e 2009. Penso che in questa direzione il Catanzaro possa fare la differenza, con tutto il rispetto per le altre società calabresi che apprezzo, ma il club giallorosso ha un appeal in più per quanto riguarda la crescita».

Vivaio di talenti

Il vivaio del Catanzaro può vantare diversi giovani di prospettiva, a conferma di un movimento in piena espansione. Ecco, secondo lo stesso Bava, i profili più interessanti: «Attualmente, tra quelli della Primavera, abbiamo Kevin Gjoka, seconda punta classe 2008, ben strutturata e proveniente dalla Juventus. Poi Castro, classe 2009, che può ricoprire sia il ruolo di difensore centrale sia quello di centrocampista. Voglio menzionare anche due classe 2007, peraltro calabresi doc, come Tassoni e Panuccio. Le basi sono solide anche perché, fin dall’inizio, chiesi al presidente Floriano Noto un allenatore proveniente dal calcio dei “grandi”, così da lavorare come una prima squadra e abituare subito i ragazzi a mentalità e ritmi da professionisti, pur non essendolo ancora».