Il Presidente della Commissione regionale anti-’ndrangheta celebra il trentennale della legge 109/96 rimarcando l’importanza cruciale dell’uso sociale dei beni sottratti ai clan
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Trent’anni di una legge che ha cambiato il volto della lotta alle mafie, trasformando i simboli del potere criminale in avamposti di democrazia e solidarietà. In occasione dell’anniversario della Legge 109 del 1996, il consigliere regionale Marco Polimeni, presidente della Commissione contro il fenomeno della ‘ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità diffusa, ha voluto rimarcare l’importanza cruciale dell’uso sociale dei beni sottratti ai clan. La norma, nata grazie a un’imponente spinta popolare coordinata dall’associazione Libera di don Luigi Ciotti, resta ancora oggi un modello di riferimento a livello continentale.
«La legge sull’uso sociale dei beni confiscati è stata un incisivo passo avanti nella lotta alle mafie – afferma Polimeni in una nota – .Oggi come esattamente 30 anni fa, quando è stata introdotta questa norma che continua a essere all’avanguardia nel panorama della legislazione europea contro la criminalità organizzata, è compito delle istituzioni supportare, affiancare e favorire tutte le associazioni della società civile che in questi beni confiscati fanno rinascere il seme della speranza in un futuro migliore, libero dai tentacoli della piovra mafiosa. Per questo motivo mi sento idealmente vicino alle iniziative che in questi giorni “Libera”, anche in Calabria, ha organizzato per celebrare l’introduzione della legge 109 del 1996 alla quale proprio l’associazione presieduta da don Luigi Ciotti ha garantito un input fondamentale. Come presidente della commissione regionale contro la ‘ndrangheta, la corruzione e l’illegalità diffusa, ho già annunciato durante l’insediamento dell’organismo consiliare che è mia ferma intenzione individuare strumenti che rafforzino la tutela e la valorizzazione dei beni confiscati».

