Non c’era tensione in senso stretto ma rabbia, tanta rabbia di gente esausta che vuole vendere comunque cara la pelle. La giornata di protesta di un centinaio di autotrasportatori alla Cittadella regionale di Catanzaro, andata in scena lunedì mattina, procedeva lenta tra un cordone di poliziotti in assetto ed un nugolo di lavoratori con i loro possenti tir posteggiati ordinatamente nel parcheggio di Germaneto.

Ad un certo punto, nella piazza S. Francesco di Paola, arriva lui. A passo deciso, cappello blu elettrico in testa, una corda che tira un camion giocattolo con alcuni oggetti sopra, arriva al centro tra i colleghi che lo guardano sorpresi ed un po’ divertiti.

E’ Carlo Greco, un autotrasportatore di Catanzaro con esperienza di mezzo secolo, ma ancora tonico e ironico. “Mi dovete perdonare se non sono allitterato – esordisce – ho fatto cinque anni la prima elementare... ma guido da quando avevo 13 anni e qualcosa di strade e motori ne capisco». 

Va bene, ma questa protesta molto originale, questo camion-giocattolo che rappresentano?

«Questo rappresenta i nostri camion con le ruote consumate che non possiamo cambiare; poi c’è questa bottiglia di vino al posto della ‘nafta’, visto che non ho piu i soldi per metterla nel mio automezzo. E poi pure questi 4 palloncini bianchi, testimoniano la libertà negata, legata al camion, perché il popolo è ormai sottomesso».

Un momento difficile come questo se lo ricorda in mezzo secolo, magari il recente lockdown del covid? «Macchè, niente, niente -conclude Greco – siamo nel periodo e nella situazione peggiore. I vari Salvini, Meloni e compagnia cercassero di rimettere le cose a posto, altrimenti tutti, tutti resteremo fermi e si ferma l’Italia».