Più di venti chilometri, da Bianchi a Cicala, per l'esordio del nuovo itinerario dedicato al turismo lento. Pellegrini accolti lungo il percorso da comunità e volontari tra fede, cultura e tradizioni. Nonnis: «Due anni fa sembrava un'utopia, oggi è realtà»
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Ci sono cammini che si percorrono con i piedi e altri che si compiono con il cuore. Quello di San Giacomo, inaugurato sabato tra Bianchi, nel Cosentino, e Cicala, nel Catanzarese, appartiene a entrambe le categorie. Oltre venti chilometri attraversando boschi, sentieri, antiche abbazie e piccoli centri dell'entroterra calabrese, ma soprattutto una lunga esperienza di condivisione, accoglienza e riscoperta di una Calabria che spesso resta lontana dai riflettori.
Abbiamo percorso anche noi la prima tappa del Cammino di San Giacomo in Calabria, il progetto promosso dall'associazione "Pellegrini di Speranza sulla Via di San Giacomo in Calabria Aps", presieduta da don Sergio Polito e riconosciuto dalla Regione Calabria come progetto di interesse regionale. La giornata è iniziata di buon mattino a Bianchi. Prima della partenza, circa duecento pellegrini – diventati poi oltre 250 lungo il tragitto – si sono raccolti per la preghiera e la benedizione impartita dall'arcivescovo di Cosenza-Bisignano, monsignor Giovanni Checchinato. Accanto ai camminatori, numerose istituzioni: il sindaco di Bianchi Pasquale Taverna, il sindaco di Cicala Alessandro Falvo, il sindaco di Colosimi Giovanni Lucia e l'assessore regionale Antonio Montuoro.
Dopo la benedizione impartita da monsignor Checchinato, i presenti hanno assistito al rito del Botafumeiro, l’incensiere che richiama quello custodito nella Cattedrale di Santiago de Compostela, simbolo universale del pellegrinaggio jacobeo. Il profumo dell'incenso che si è diffuso nella chiesa e il movimento solenne del turibolo hanno contribuito a creare un'atmosfera di raccoglimento e spiritualità, rafforzando il legame ideale tra il nascente Cammino di San Giacomo in Calabria e la tradizione secolare che conduce milioni di pellegrini verso Santiago.
Poi il via. Zaini in spalla e passo lento. Fin dai primi chilometri è apparso chiaro che il percorso sarebbe stato molto più di una semplice escursione. Il Cammino attraversa alcuni degli angoli più suggestivi del Reventino, tra castagneti, sentieri rurali e scorci capaci di raccontare secoli di storia. Lungo il tragitto non sono mancati i momenti di fatica, soprattutto sotto il sole di giugno, ma ogni salita è stata ripagata dalla bellezza dei luoghi e dall'atmosfera che si è creata tra i partecipanti.
Tra le tappe più significative quella all'Abbazia di Santa Maria di Corazzo, uno dei luoghi simbolo della spiritualità calabrese. Qui il gruppo si è fermato per una lezione di storia tenuta dallo storico dell'arte Gianfrancesco Solferino, che ha accompagnato i pellegrini in un viaggio nel tempo tra le vicende dell'antico monastero cistercense e le figure che ne hanno segnato la storia. Da Corazzo il cammino è proseguito lungo uno dei tratti più affascinanti dell'intero itinerario, quello che costeggia il fiume Corace. Ma a colpire più di tutto è stata l'accoglienza delle comunità attraversate. In diversi punti del percorso gli abitanti hanno allestito piccoli banchetti per offrire acqua, dolci, frutta e prodotti locali ai pellegrini.
Dopo circa otto ore di cammino il lungo serpentone di pellegrini ha raggiunto Cicala. Ad attenderlo c'erano la banda musicale e l'intera comunità. L'arrivo della statua di San Giacomo ha segnato il momento più emozionante della giornata. Il simulacro è stato portato in processione fino alla chiesa di San Giacomo Apostolo, dove è stata celebrata la messa conclusiva presieduta dall'arcivescovo di Catanzaro-Squillace, monsignor Claudio Maniago.
«Tanta soddisfazione e tanta emozione. Per me è un sogno che si avvera», ha raccontato Matteo Nonnis, editore dell'associazione promotrice. «Sono due anni che lavoriamo a questo progetto. Oggi inauguriamo i primi chilometri di un cammino che, una volta completato, raggiungerà i 140 chilometri collegando Fuscaldo a Cicala. Pensarlo due anni fa sembrava impossibile».
Un risultato costruito passo dopo passo, grazie al lavoro di decine di volontari e al coinvolgimento di istituzioni civili e religiose: «Abbiamo avuto la benedizione di due vescovi e una partecipazione straordinaria. Essere arrivati al riconoscimento regionale e all'inserimento nel Catasto dei Cammini è qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava un'utopia».
L'obiettivo è ora quello di completare l'intero itinerario che dal Tirreno raggiungerà il cuore del Reventino attraversando 24 comuni calabresi. Un cammino che guarda alla tradizione dei grandi percorsi spirituali europei, ma che parla soprattutto di Calabria: delle sue aree interne, dei suoi borghi, della sua storia e della capacità delle comunità di fare rete.
Alla fine della giornata restano la stanchezza nelle gambe e la polvere sui sentieri. Ma resta soprattutto la sensazione di aver assistito alla nascita di qualcosa destinato a durare nel tempo. Perché il Cammino di San Giacomo in Calabria non è soltanto un itinerario da percorrere. È una strada che prova a mettere in connessione – o meglio unire – territori, persone e speranze, seguendo il ritmo antico e sempre attuale del passo umano.

