Appello del sacerdote che a capo di Fondazione Città Solidale di Catanzaro gestisce da trentatre anni ben ventisei strutture in tutta la Provincia nei diversi settori, dall’immigrazione alle donne vittime di violenza, dai disabili ai minori, alla mensa itinerante
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«Seppure con molta dignità, con molta discrezione e riservatezza, sono tante le famiglie di calabresi insospettabili che vengono a chiedere un sussidio, un aiuto per le bollette o addirittura perché non sanno cosa mettere sulla tavola. La povertà è aumentata tantissimo e purtroppo non accenna a fermarsi».
E’ una testimonianza lucida e drammatica quella di don Piero Puglisi, un sacerdote che dalle poche unità del 1993 quando l’allora arcivescovo Antonio Cantisani lo volle a dirigere la Caritas e che oggi, dal vertice di Fondazione Città Solidale sostiene invece circa 600 persone dando lavoro a circa 150 unità in diverse categorie della povertà e del disagio.

«Partiamo dalla realtà dei minori fino ad arrivare alle donne vittime di violenza – aggiunge don Piero che è anche parroco della nuovissima chiesa di S. Nicola vescovo a Squillace Marina – donne in difficoltà, adulti in difficoltà, di ambo i sessi, ci occupiamo di disabili, ci occupiamo di anziani, ci occupiamo appunto di immigrati, ci occupiamo di tutte quelle realtà che non hanno risposte alternative. L'analisi è impietosa, così non si può andare avanti.

«Noi facciamo tutta la nostra parte come Chiesa, come privato sociale, come enti del terzo settore, come volontariato. Ma c’è un problema di fondo, ci si occupa di tutto, infrastrutture, strade, di tante cose, legittimamente e anche giustamente. Tuttavia – ammette con visibile sconforto il presidente di Fondazione Città Solidale – le politiche sociali sono sempre l'ultima ruota del carro e così non può andare avanti, non ce la facciamo più. È importante che i rappresentanti delle istituzioni, che la politica faccia una riflessione nuova e metta in atto interventi assolutamente alternativi, diversi da quelli che ci sono oggi, per rispondere concretamente ai bisogni di chi soffre».

