Ad accogliere l’esponente dell’esecutivo regionale nella struttura della provincia di Catanzaro è stata la fondatrice Elena Sodano: «La demenza può essere curata attraverso la presenza sul territorio»
Tutti gli articoli di Attualità
PHOTO
C’è un luogo, tra le colline della provincia di Catanzaro, dove le lancette dell’orologio sembrano rallentare per mettersi al passo con i battiti del cuore. Non è una clinica, non è un ospedale, e non somiglia a nessuna delle strutture fredde e asettiche a cui la burocrazia del dolore ci ha abituati. Si chiama “CasaPaese”, e a Cicala rappresenta una "rivoluzione gentile" che sta insegnando all’Italia intera come la fragilità possa diventare bellezza.
Qui, la demenza non è un muro che isola, ma un sentiero che si percorre insieme. Ed è proprio tra i vicoli di questa "comunità alloggio" che l’assessore regionale al welfare Pasqualina Straface, accompagnata dalla fondatrice di “CasaPaese” e presidente della Fondazione RaGi Elena Sodano, ha vissuto una giornata di profonda commozione, toccando con mano cosa significhi restituire la libertà a chi la società tende troppo spesso a dimenticare.
Un Paese nel Paese: la scenografia della vita
Varcare la soglia di CasaPaese significa entrare in un mondo dove la memoria, anche quando si fa sottile come un soffio, viene custodita con cura. La struttura è un vero e proprio borgo in miniatura: c’è il bar per il caffè del mattino, la sala cinema per sognare, l’ufficio postale, la lavanderia e persino una piccola cappella.
Tutto è reale, tutto è familiare. Gli ospiti non sono "pazienti", ma cittadini che si muovono serenamente, avvolti da una scenografia che aiuta a recuperare il racconto di ciò che sono stati. È la terapia della normalità: la possibilità di sentirsi parte di qualcosa di vero, nonostante le nebbie della malattia. Tra le storie più emozionanti c’è quella di Antonio, 31 anni, che ha ricevuto la diagnosi a soli 28 anni e che oggi frequenta il centro diurno della Fondazione Ra.Gi. di Catanzaro.
L’emozione dell’assessore: «Un modello da esportare»
«Vedere CasaPaese ha rappresentato per me un momento di grande emozione», ha dichiarato l'assessore Straface, visibilmente colpita dall'incontro con gli anziani e con un ospite giovanissimo presente in struttura. «Finalmente in Calabria si realizzano luoghi dove la persona si sente libera di vivere un borgo. Non è più la logica della struttura chiusa, ma un welfare territoriale dove la cura diventa la comunità stessa».
L’assessore ha lodato l’intuizione e la sensibilità di Elena Sodano, sottolineando quanto sia prezioso, per una famiglia, sapere che il proprio caro non è "rinchiuso", ma inserito in un contesto naturale. «È un modello innovativo che può e deve essere portato in altri borghi calabresi», ha concluso la Straface. Presente all’incontro anche il sindaco di Cicala Alessandro Falvo.
Il territorio che cura: un’eccellenza nazionale
Per Elena Sodano, la visita istituzionale è il riconoscimento di un sogno che ha saputo farsi solida realtà. «La demenza può essere curata anche attraverso la presenza sul territorio, perché il territorio può curare qualunque fragilità», ha spiegato con orgoglio.
L’eco di questa esperienza ha già superato i confini regionali. Proprio in questi giorni, CasaPaese ospita 25 studenti dell’Istituto Superiore alla Sanità di Pesaro, arrivati in Calabria per imparare questo modello di umanità. E non sono i soli: ricercatori di università del Nord Italia stanno dedicando le loro tesi di laurea a questo piccolo miracolo calabrese.
A CasaPaese, la sofferenza non vince. Perché se è vero che la memoria può tradire, l’abbraccio di una comunità che ti riconosce ancora come "persona" è una medicina che non scade mai. È qui, tra un ufficio postale e un ristorante, che la Calabria scrive la sua pagina più bella: quella della dignità che non si arrende.



