L’associazione spiega tecnicamente i controlli ed i dati tecnici rilevando che la situazione globale non giustifica dinieghi radicali
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Da qualche giorno si è riacceso il dibattito sull’eolico offshore ed in particolare sul progetto del parco eolico “Enotria” previsto al largo del Golfo di Squillace, sulla costa ionica calabrese. E Legambiente Calabria interviene spiegando che «la rimodulazione del progetto ha riattivato opposizioni e prese di posizione politiche difficilmente comprensibili non solo alla luce della situazione energetica e climatica sempre più grave, ma anche alla luce della revisione del progetto che ne migliora complessivamente le caratteristiche. Il progetto in questione, in grado di produrre 1.550 GWh/anno pari al consumo di oltre mezzo milione di famiglie, in origine prevedeva la realizzazione di un impianto eolico offshore galleggiante composto da 37 aerogeneratori di potenza unitaria di 15 MW, con torri alte fino a 355 metri sul livello del mare, per una potenza complessiva di 555 MW, posti tra circa 21,6 e 59,6 chilometri al largo della costa orientale della Calabria.
Con la rimodulazione del progetto, tra le migliorie apportate, è compresa la riduzione del numero di aerogeneratori, che scende a 31, sempre di tipo semi-galleggiante, la cui potenza unitaria è stata aumentata da 15 MW a 18 MW per complessivi 558 MW. La rimodulazione ha visto, una riduzione dell’altezza delle torri; l’altezza dell’hub si riduce da 200 a 174 metri, il diametro del rotore dell'elica da 310 a 292 metri, e l’altezza totale (tip) da 355 a 320 metri sul livello del mare.
Già in una prima valutazione, Legambiente non aveva riscontrato alcune criticità per quanto riguardava la parte offshore del progetto. L’analisi della vincolistica evidenziava una sostanziale compatibilità con la maggior parte dei vincoli ostativi sul territorio. Inoltre erano previste oltre 40 misure di mitigazione in fase di costruzione e di esercizio e oltre 20 attività di monitoraggio post-operam.
Tuttavia, restava la necessità di prestare attenzione alla valenza naturalistica della zona pur non ricadendo nel perimetro dei siti Natura 2000, ed erano state segnalate alcune criticità da superare come ad esempio quelle legate alla presenza di Cymodocea nodosa lungo il tratto finale del corridoio dei cavi di esportazione, risolvibile parzialmente tramite la trivellazione orizzontale controllata (TOC). Al contempo, Legambiente aveva segnalato la mancanza dell’analisi di potenziali effetti cumulativi e alcune criticità legate principalmente alla parte onshore del progetto (cavidotti e stazioni elettriche) per la presenza del patrimonio agroalimentare (ulivi) e di alcuni vincoli.
Tra questi in particolare l’immobile denominato “Complesso rurale Casa del Giardino con terreno ed uliveto storico annesso” che ricade tra le aree sottoposte a tutela dal MIC e dove inizialmente era stata pensata la nuova stazione elettrica denominata “Cutro 380”. Il proponente, valutando le alternative di localizzazione, ha provveduto a modificare la proposta progettuale individuando una nuova area traslando la stazione di circa 2.800 metri in direzione est in un’area pianeggiante e progettandola in prossimità non solo dell’attuale stazione “Scandale” (1.500 metri mediante elettrodotto aereo in cavo) ma anche in adiacenza alla futura Stazione di Connessione prevista in progetto.
Questa modifica ha permesso quindi di superare il vincolo archeologico e salvaguardare gli ulivi e di ridurre sensibilmente la lunghezza del tracciato del cavo di alta tensione interrato da 3.600 a circa 680 metri.
Per quanto riguarda, invece, la parte offshore del progetto, la distanza dell’impianto dalla costa è tale da rendere l’impatto visivo praticamente nullo sia nel tratto di costa più prossimo al parco eolico – tra i comuni di Sant’Andrea dello Ionio a nord e Roccella Ionica a sud – sia nella parte restante del litorale ionico calabrese come evidenziato dai fotoinserimenti progettuali.
Gli aerogeneratori di altezza pari a 320 m osservati da una distanza di 5 km risultano essere visibili come oggetti di 4,5 cm osservati da una distanza di 70 cm. A 20 km, distanza alla quale non è più visibile la fondazione galleggiante, l’altezza visibile dell’aerogeneratore corrisponde a poco più di 1 cm; a 26 km sarà potenzialmente visibile l’altezza del solo rotore (con le pale) e corrisponderà ad un oggetto alto 8 mm; a 56 km mezzo rotore corrisponde a poco meno di 2 mm osservati a 70 cm di distanza.
Inoltre, le analisi evidenziano che la visibilità orizzontale raggiunge i 22 km solamente in 131 giorni su 365 e tali giornate sono concentrate prevalentemente tra ottobre e maggio. Nessun giorno tra giugno e settembre ha presentato visibilità oltre i 22 km. I dati tecnici e scientifici indicano un impatto paesaggistico trascurabile a fronte di vantaggi ambientali significativi derivanti dall’eolico offshore, oltre alle ricadute positive economiche e occupazionali. Eppure, nonostante questi dati, c’è ancora chi continua a non voler prendere atto della gravità della situazione e della necessità di superare l’attuale paradigma energetico, basato sulle fonti fossili (carbone, petrolio e gas) da cui anche la Calabria dipende.
Gli eventi meteo estremi che hanno pesantemente colpito la nostra regione negli ultimi mesi dovrebbero farci comprendere che occorre raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione per limitare gli effetti del riscaldamento globale ed i suoi impatti sempre più evidenti sugli ecosistemi di tutto il mondo, ed in particolare sul Mar Mediterraneo, definito un hotspot climatico.
Ed ancora, va ricordato che l’attuale sistema energetico ci rende fortemente dipendenti dalle importazioni delle fonti fossili, con le conseguenze di un aumento enorme dei prezzi quando l’offerta si riduce, generando forti tensioni geopolitiche e guerre.
Infine, sotto il profilo economico le fonti rinnovabili convengono: secondo le stime di ARERA l’attuale costo medio dell’energia elettrica a per MWh è di 60 - 80 € da eolico a terra, 65 - 85 € da fotovoltaico, mentre si spende 110 - 130 € da gas metano e 120 - 140 € da nucleare. Dati che dovrebbero far pensare chi paventa ipotesi di un ritorno al nucleare, tecnologia dai lunghissimi tempi di realizzazione, costosa e insicura, come ricorda ai più distratti il 40° anniversario della tragedia di Chernobyl (26/4/1986 – 26/4/2026).
Soltanto le energie rinnovabili, pulite e potenzialmente inesauribili, possono riportare i prezzi dell’energia a valori accessibili per le famiglie e per le imprese calabresi, contribuendo a uno sviluppo sostenibile e contrastando la crisi climatica. La transizione energetica costituisce un’opportunità molto importante per la Calabria sotto il profilo occupazionale. In base ad un recente studio Svimez-A2A il raggiungimento degli obiettivi fissati dal PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia ed il Clima) relativamente in particolare alle rinnovabili, con 27 GW di asset green, comporterebbe la creazione di 73mila nuovi posti di lavoro da qui al 2030, di cui 15mila under 35.
Non possiamo permetterci opposizioni pregiudiziali – conclude Legambiente – serve analisi scientifica affinché i progetti siano fatti bene, visione, partecipazione e programmazione. Le rinnovabili sono una leva fondamentale per ripensare il futuro in una terra che oggi offre poche opportunità ai giovani ma che ha grandi potenzialità da cogliere con lungimiranza».

