Nel 2026, celebrare il Primo Maggio non è un gesto simbolico, ma una necessità concreta. A sottolinearlo è Enzo Scalese, segretario generale della Cgil area vasta Catanzaro–Crotone–Vibo Valentia, che rilancia il valore profondo della Festa dei Lavoratori in un contesto economico e sociale sempre più complesso.

Secondo Scalese, il lavoro oggi è al centro di una crisi che tocca direttamente la vita delle persone. L’aumento dei costi, aggravato anche dalle tensioni internazionali e dal caro energia, sta mettendo in difficoltà lavoratori e pensionati: «I salari non bastano più ad arrivare a fine mese. È una realtà che non possiamo ignorare».

Per questo, il Primo Maggio diventa occasione per riportare al centro del dibattito temi cruciali come il potere d’acquisto, i diritti e la qualità dell’occupazione. Non solo celebrazione, dunque, ma momento di rivendicazione e proposta. Tra le priorità indicate dal sindacato c’è il rafforzamento della contrattazione nazionale, considerata uno strumento fondamentale per contrastare fenomeni come i contratti precari e i cosiddetti “contratti pirata”, che spesso riducono tutele e salari.

Altro tema centrale è quello della sicurezza sul lavoro. Scalese richiama con forza l’attenzione su un’emergenza ancora aperta: «Non si può morire di lavoro». Gli incidenti continuano a rappresentare una piaga inaccettabile, che impone interventi urgenti e strutturali.

Il segretario evidenzia anche la necessità di costruire un lavoro dignitoso, fondato su diritti certi e stabilità. In particolare, nel Mezzogiorno, il problema si intreccia con quello dell’emigrazione giovanile: «Stiamo perdendo le nostre migliori energie. Dobbiamo creare opportunità nei nostri territori per trattenere i giovani e valorizzarli». Infine, il Primo Maggio si lega anche a una dimensione più ampia, quella della pace e della giustizia sociale. Le tensioni globali, secondo il segretario, incidono direttamente sulle condizioni economiche e sulla qualità della vita, rendendo ancora più urgente un impegno collettivo per la stabilità e i diritti.

«Non è solo una festa – conclude Scalese – ma un momento per ribadire che il lavoro deve tornare ad essere dignità, sicurezza e futuro». Un messaggio chiaro: il Primo Maggio resta oggi più che mai una giornata viva, necessaria, e profondamente attuale.