Inaugurata nel 2007, la Casa Museo dedicata all’artista di fama mondiale è una meta incessante per viaggiatori provenienti da ogni latitudine che risalgono i tornanti della provincia di Catanzaro per respirare l'atmosfera delle origini di Iolanda Cristina Gigliotti
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Esistono luoghi dove il mito si spoglia delle paillettes per ritrovare la propria anima. A Serrastretta, il nome di Dalida non evoca solo i successi dell’Olympia o le luci di Parigi, ma il suono di un ritorno a casa. Qui, dove il silenzio della montagna incontra la storia di una delle icone più grandi del Novecento, la Casa Museo dedicata alla "Diva dei Due Mondi" continua a raccontare una storia che va ben oltre la musica: quella di un legame viscerale e indissolubile con le proprie radici calabresi.
Un pellegrinaggio globale nel cuore della Presila
Nonostante la scomparsa avvenuta nel 1987, il magnetismo di Iolanda Cristina Gigliotti non accenna a sbiadire. Dal 2007, anno della sua inaugurazione, la Casa Museo di Serrastretta è diventata una meta incessante per viaggiatori provenienti da ogni latitudine. Fan da Francia, Belgio, Canada e Medio Oriente risalgono i tornanti della provincia di Catanzaro per respirare l'atmosfera delle origini, attirati da un richiamo che il tempo non ha scalfito. Questo miracolo di memoria è alimentato quotidianamente dall'Associazione Culturale Dalida, presieduta da Franco Fazio con il prezioso supporto del segretario Angelo Aiello. Insieme, lavorano per mantenere vivo un ponte ideale tra il borgo e il mondo, trasformando Serrastretta in un santuario della memoria collettiva.
Il ritorno del 1962: quando la Diva si fece "vicina"
Il legame tra l'artista e Serrastretta affonda le radici nella storia di suo nonno, emigrato dal borgo calabrese verso l'Egitto in cerca di fortuna. Ma è nel 1962 che questo legame si è trasformato in un abbraccio fisico: Dalida decise di ripercorrere a ritroso il cammino della sua famiglia, visitando personalmente il paese. In quell’occasione, la cantante non si limitò a una visita di cortesia, ma si esibì in uno spettacolo memorabile, devolvendo l'intero incasso a un orfanotrofio locale. Un gesto di generosità che ha cementato per sempre l’amore dei serrastrettesi per la loro "Iolanda".
Oltre l'opera: il racconto della "calabresità"
La Casa Museo non si limita a celebrare la star, ma scava nell'identità della donna. Come sottolinea il segretario Angelo Aiello: «Nella casa museo mostriamo Dalida da un punto di vista diverso. Magari non illustriamo tanto la sua opera artistica, bensì le origini, la calabresità e quegli aspetti personali che giustificano il suo modo di vivere e di aver vissuto. Il 95% di ciò che vedete ci è stato donato da appassionati che ci hanno dato l'onore e l'onere di custodire queste opere». Tra le foto in bianco e nero della storica visita del 5 aprile 1962 e i cimeli donati dai fan, il visitatore scopre la vulnerabilità e la forza di una donna che ha saputo conquistare il mondo senza mai dimenticare il sangue calabrese che le scorreva nelle vene.
Un'eredità sempre viva
L'interesse per questo luogo non accenna a calare, alimentato anche dai media nazionali e locali. Recentemente, il format di LaC Tv "Vengo dopo il tg", condotto da Francesco Occhiuzzi, ha dedicato una puntata speciale proprio a questo legame indissolubile, portando la storia di Serrastretta e della sua diva nelle case di migliaia di telespettatori. Visitare la Casa Museo di Serrastretta oggi significa fare un viaggio nell'essenza di un mito, scoprendo che dietro la star internazionale c'è sempre stata una ragazza di Calabria che, tra una luce della ribalta e l'altra, non ha mai smesso di cercare le proprie radici.


