La denuncia di un gruppo di genitori i cui figli sono costretti a percorrere percorsi alternativi più lunghi a causa del restringimento di carreggiata, con conseguenti disagi e aggravi di tempi
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Mentre si moltiplicano gli slogan sul ripopolamento dei borghi, gli smottamenti causati dalle perturbazioni del mese scorso si stanno trasformando in un vero e proprio incubo per gli abitanti delle aree interne, soprattutto per quelle zone situate ai margini della provincia di Catanzaro. «Restano ancora impercorribili – la strada provinciale 93, interrotta al km 24,7 nel tratto che collega Conflenti con Martirano e la strada provinciale 71 tra i comuni di Motta S. Lucia e Conflenti. Una situazione che sta di fatto isolando questi territori». A denunciarlo, in una nota inviata al network LaC, è Marianna Roperti portavoce di un gruppo di genitori i cui figli sono costretti a percorrere percorsi alternativi più lunghi a causa del restringimento di carreggiata della strada provinciale, con conseguenti disagi e aggravi di tempi, per poter assolvere l'obbligo di istruzione presso gli istituti di istruzione secondaria.
«I tre comuni, già segnati dallo spopolamento, vivono in una condizione di stretta interdipendenza: condividono numerosi servizi essenziali, scolastici, sportivi, commerciali e amministrativi che rappresentano un presidio fondamentale per la sopravvivenza stessa delle comunità. Oggi, proprio questa rete condivisa di servizi risulta compromessa e molti utenti si vedono di fatto negato l’accesso a prestazioni e opportunità basilari. Il centro abitato di Conflenti – prosegue la nota dei genitori degli studenti – risulta il più colpito: non è raggiungibile da mezzi con portata superiore alle 3,5 tonnellate, con conseguenze drammatiche per un’economia locale già fragile. Le attività commerciali subiscono rallentamenti nelle forniture e nelle consegne, mentre artigiani e imprese incontrano ostacoli logistici che rischiano di aggravare ulteriormente una situazione economica già precaria». Ma non è tutto. «A ciò si aggiungono le difficoltà dei lavoratori costretti a percorrere tragitti alternativi più lunghi e insicuri per raggiungere i luoghi di lavoro, con un significativo aumento dei tempi di percorrenza, dei costi di trasporto e dei disagi quotidiani. Numerose difficoltà anche per i ragazzi, ai quali viene di fatto negato il diritto all’istruzione: sono infatti sospese le corse degli autobus verso gli istituti di istruzione secondaria di Cosenza e Lamezia Terme, dove quotidianamente si recano gli studenti, molti dei quali in obbligo scolastico».
Disagi significativi anche per gli alunni delle scuole del primo ciclo, «costretti a percorrere itinerari alternativi con inevitabili aggravi per le famiglie e un sensibile aumento dei tempi di percorrenza. Risulta inoltre difficile, se non impossibile, raggiungere le uniche palestre e scuole di danza presenti sul territorio, privando bambini e ragazzi delle già scarse occasioni di socialità, crescita e benessere».
«È evidente – conclude la nota – che non si tratta di semplici disagi temporanei, ma di una condizione che mette a rischio il diritto alla mobilità, allo studio, al lavoro e alla piena partecipazione alla vita sociale. Le comunità delle aree interne non possono essere abbandonate: è necessario un intervento urgente e risolutivo per ripristinare la viabilità e garantire servizi essenziali che non rappresentano privilegi, ma diritti fondamentali. Solo così sarà possibile dare concretezza alle parole spese in favore dei borghi e restituire dignità e prospettive a questi territori».

