Lascia i domiciliari Vincenzo Astorino. Le intercettazioni ribaltano i fatti. Il gip sulla presunta persona offesa: «Si rivolgevano a lui per ottenere denaro». Le intercettazioni: «Prestate 10mila euro, gliene hanno dovute restituire 25mila»
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Era stato accusato di essere un usuraio e per questo posto ai domiciliari in seguito all’accusa di una presunta vittima. Ma inseguito alle indagini dei propri avvocati non solo la misura è stata annullata ma il gip, nella revoca della misura cautelare, ha messo nero su bianco che, semmai, le intercettazioni mostrano come la presunta vittima, A.N., fosse abituata a elargire denaro «in favore di terzi». «Non si è, infatti, – scrive il gip – al cospetto di un episodio isolato o di una mera occasionalità, bensì di una trama relazionale nella quale N. viene costantemente individuato dai suoi interlocutori quale persona cui rivolgersi per ottenere denaro, ovvero alla quale restituire le somme in precedenza ricevute in prestito». Ma procediamo con ordine.
L’arresto
La mattina del 25 marzo 2026 Vincenzo Astorino, di San Pietro a Maida, è stato sottoposto agli arresti domiciliari con l’accusa di usura ai danni di un imprenditore agricolo della zona, A. N., che lo aveva accusato di avergli concesso un prestito a condizioni usurarie, approfittando del suo stato di bisogno.
I soldi nel pollaio
Contestualmente alla esecuzione della misura, i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Girifalco, che avevano eseguito le indagini su delega della Procura lametina, ritrovarono quasi 130mila euro in contanti nella disponibilità dell’Astorino, nascosti all’interno di un pollaio, e tale circostanza fu ritenuta rafforzativa di quella ipotesi accusatoria.
La compravendita di un trattore
L’Astorino si è difeso sin da subito, tramite gli avvocati Aldo Ferraro e Antonio Procopio, sostenendo che i rapporti avuti con quell’imprenditore agricolo riguardavano la compravendita di un trattore, che tuttavia non gli fu mai consegnato nonostante il pagamento, da parte sua, del prezzo che gli era stato richiesto. L’indagato aveva quindi sostenuto che l’unica vittima in tale vicenda fosse proprio lui.
Il dissequestro
All’esito del giudizio di riesame, il Tribunale di Catanzaro ha annullato il sequestro del denaro ritrovato in possesso dell’indagato, avendone la difesa dimostrato la provenienza lecita, ma confermando la misura cautelare degli arresti domiciliari.
Le intercettazioni
In attesa del deposito delle motivazioni da parte del Riesame, i difensori hanno quindi svolto complesse ed articolate indagini difensive, anche con l’ausilio tecnico di Antonio Andrea Miriello per la trascrizione di molte intercettazioni che erano state ritenute “irrilevanti” dalla polizia giudiziaria, ascoltate invece una per una dai difensori ed il cui tenore confermava la versione dei fatti resa sin dall’inizio da Vincenzo Astorino. Ce n’è una, per esempio, nel corso della quale un uomo parla con Astorino e gli riferisce che A.N., aveva prestato 10mila euro gliene hanno dovuti restituire 25mila: 1000 al mese per un anno e mezzo.
Ma non solo: «Parimenti significative – scrive il gip – sono le ulteriori conversazioni afferenti il modus operandi di N. nella vendita dei mezzi – autovetture, trattori e rimorchi – pur nella consapevolezza della mancanza della documentazione necessaria al perfezionamento dei relativi passaggi di proprietà».
Smentite le dichiarazioni della persona offesa
Ed è stata proprio la tenacia dei difensori che ha consentito di acquisire significativi elementi di smentita delle dichiarazioni rese dalla persona offesa, e che hanno oggi consentito al gip di Lamezia Terme, Rosario Aracri, di revocare la misura cautelare che era stata applicata a Vincenzo Astorino, escludendo radicalmente la gravità indiziaria del reato di usura per il quale era stato arrestato.
Nel provvedimento di revoca si legge infatti che proprio gli esiti delle indagini difensive svolte dagli avvocati Ferraro e Procopio, hanno dimostrato la «non veridicità del racconto offerto dalla persona offesa» e, quindi, la sua assoluta inattendibilità, il cui stile di vita, come emergeva dalle intercettazioni compiute dagli stessi carabinieri, era incompatibile con un soggetto in «stato di bisogno» a tal punto da chiedere un prestito a tassi usurari. Ed hanno altresì dimostrato, i difensori di Astorino, che tutte le circostanze riferite dalla persona offesa sono state documentalmente smentite dagli atti acquisiti da enti pubblici e banche, che hanno dimostrato la veridicità delle dichiarazioni rese sin dall’inizio da Vincenzo Astorino.

