Dalle RSA alla riabilitazione, fino all’assistenza domiciliare integrata finanziata dal Pnrr: viaggio nei distretti socio-sanitari di Catanzaro, Lamezia e Soverato tra proteste degli utenti, carenze organizzative e accuse di immobilismo alla gestione commissariale
Tutti gli articoli di Sanità
PHOTO
Finito il lungo commissariamento della sanità calabrese, resta aperta la domanda più importante: cosa è cambiato davvero per i cittadini?
Perché se è vero che la gestione ordinaria dovrebbe rappresentare il ritorno alla programmazione, è altrettanto vero che nei territori continuano ad emergere ritardi, disservizi e assenza di risposte soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.
È sullo stato della sanità territoriale nell’Asp di Catanzaro che si concentra l’inchiesta avviata nei distretti socio-sanitari dell’azienda provinciale. Un’indagine che non punta tanto a verificare lo stato delle 63 opere previste dal Pnrr – molte delle quali già segnate da ritardi e criticità – quanto piuttosto a capire come siano stati utilizzati i finanziamenti destinati al rafforzamento dell’assistenza territoriale, in particolare dell’Assistenza domiciliare integrata (Adi). Una questione tutt’altro che secondaria. Perché è proprio sull’assistenza territoriale che si misura la capacità di un sistema sanitario di prendersi cura di anziani, disabili, malati cronici e pazienti post-acuti, evitando ricoveri impropri, congestionamento dei pronto soccorso e migrazione sanitaria verso altre regioni. E invece, secondo quanto denunciato da utenti, familiari e operatori, nell’Asp di Catanzaro si continuano a registrare gravissime difficoltà.
Le richieste ai direttori dei distretti
Per verificare direttamente la situazione, sono state avanzate specifiche richieste ai direttori dei tre distretti socio-sanitari dell’Asp: la direttrice del distretto di Catanzaro, Tiziana Parrello, la direttrice del distretto di Soverato, Maria Concetta Lo Prete, e il direttore del distretto di Lamezia Terme, Luciano Manfredi.
Cinque i punti centrali dell’inchiesta. Il primo riguarda le liste d’attesa per i ricoveri nelle Residenze sanitarie assistenziali. Un nodo drammatico, perché in molti casi – denunciano i familiari – l’accesso in RSA avviene dopo mesi di attesa e spesso quando le condizioni cliniche degli assistiti sono ormai compromesse. Analoga richiesta è stata avanzata per le Case protette destinate ad anziani e disabili, dove le attese continuano a crescere mentre gli ospedali non riescono ad effettuare dimissioni protette. Altro fronte critico è quello della riabilitazione, sia residenziale che ambulatoriale. Nel distretto di Soverato vengono segnalate liste d’attesa anche per la riabilitazione residenziale, mentre molte famiglie denunciano di essere costrette a rivolgersi al privato o ad emigrare fuori regione per evitare conseguenze permanenti derivanti dal ritardo delle cure, soprattutto nei casi di ictus, sclerosi multipla o esiti di fratture complesse. Tra i quesiti posti ai direttori anche quello relativo all’attivazione della RSA Medicalizzata, servizio che nell’Asp di Catanzaro risulterebbe ancora assente nonostante rappresenti uno standard ormai diffuso in altre aziende sanitarie calabresi. Infine il punto più delicato: i dati reali sull’Assistenza domiciliare integrata.
I dubbi sui fondi Pnrr destinati all’Adi
L’Asp di Catanzaro dovrà chiarire quante prestazioni di Adi siano state effettivamente erogate negli anni 2023, 2024 e 2025, distinguendo i diversi livelli assistenziali e specificando in quali comuni siano stati eseguiti i trattamenti domiciliari.
La contestazione riguarda soprattutto il raggiungimento dei target Pnrr che se è vero che la Regione Calabria ha raggiunto la percentuale prestabilita e pesata sugli ultra 65enni e altrettanto vero che non solo queste fasce di età necessita di trattamenti domiciliari soprattutto di tipo infermieristico e riabilitativo. E poi sarebbe importante conoscere le percentuali che le singole Asp hanno raggiunto nel proprio territorio di competenza e con quali tipologie di prestazioni. Secondo le accuse, l’azienda sanitaria avrebbe conteggiato come Adi anche le prestazioni di Assistenza domiciliare programmata (Adp), cioè le visite periodiche effettuate dai medici di medicina generale, che però non comprendono né assistenza infermieristica, né riabilitativa, né socio-sanitaria. Una distinzione sostanziale. Perché l’Adi rappresenta un sistema complesso di presa in carico del paziente fragile, mentre l’Adp consiste in semplici accessi programmati del medico di famiglia. Da qui la richiesta di chiarire quanti siano stati realmente i pazienti assistiti con prestazioni integrate e in quanti degli 80 comuni dell’Asp di Catanzaro il servizio sia stato concretamente garantito.
«Immobilismo totale nella gestione dell’Asp»
Le contestazioni investono direttamente la gestione commissariale guidata da Antonio Battistini. Secondo quanto denunciato, in quasi tre anni non sarebbe stata realizzata una vera riorganizzazione dei servizi territoriali. Vengono citate le difficoltà del sistema di emergenza-urgenza, la carenza di ambulanze medicalizzate, le continue chiusure o accorpamenti delle guardie mediche e l’assenza di una rete territoriale capace di alleggerire la pressione sugli ospedali. Particolarmente duro il giudizio sulla mancata programmazione delle strutture residenziali e riabilitative. Nonostante le lunghe liste d’attesa per RSA e Case protette, l’Asp avrebbe ridotto posti convenzionati in alcune strutture e lasciato irrisolto il problema della riabilitazione estensiva nel distretto di Soverato. A questo si aggiunge il ritardo nella firma dei contratti 2026 con le strutture accreditate e il mancato pagamento delle prestazioni erogate nei primi mesi dell’anno.
Il punto politico e sanitario, però, resta uno solo: senza una rete territoriale efficiente, la sanità calabrese continuerà a reggersi esclusivamente sugli ospedali, trasformando i pronto soccorso nell’unico punto di accesso alle cure. Ed è proprio qui che il Pnrr avrebbe dovuto cambiare paradigma: cure domiciliari, telemedicina, centrali operative territoriali, integrazione sociosanitaria, assistenza continua ai pazienti cronici e fragili. Ma la domanda che oggi attraversa i territori dell’Asp di Catanzaro resta ancora senza risposta: dove sono finiti i milioni destinati alla sanità territoriale e soprattutto quali servizi concreti sono stati realmente attivati per i cittadini?
I fondi del Pnrr finalizzati per l'assistenza domiciliare, che ad agosto 2026 saranno finiti, perché non sono stati utilizzati abbondantemente per assumere personale nelle Asp (infermieri, terapisti della riabilitazione, operatori socio-sanitari) per assicurare a tappeto questo servizio come hanno fatto altre Asp della regione avvalendosi anche delle strutture private accreditate?
Perché, ad esempio, i fondi che la Regione ha stanziato per l'abbattimento delle liste di attesa non possono essere utilizzati anche per i pazienti che sono in lista di attesa per prestazioni riabilitative?

