False prescrizioni mediche per ottenere rimborsi per ausili e protesi. Al presidio ospedaliero e al polo sanitario di Lamezia Terme avrebbe operato una associazione a delinquere che, secondo l’ipotesi della locale Procura, inducendo in errore i funzionari del distretto sociosanitario avrebbe procurato un ingiusto profitto alla ditta “Ortopedia Gallo” di Luca Gallo e alla società “Sofia sanitaria Ortopedica” di Vincenzo Morello ottenendo, inoltre, rimborsi di ausili e protesi per un valore complessivo di di 276.016 euro.

A tanto ammonta il danno, quantificato dai finanzieri del gruppo di Lamezia Terme, alle casse dell’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. Le indagini, da quanto appreso, hanno preso il via da una segnalazione effettuata alle fiamme gialle dal direttore del distretto sanitario di Lamezia Terme, insospettito dalle richieste anomale.

Secondo la ricostruzione dei finanzieri a coordinare i componenti della presunta associazione a delinquere ci sarebbe stato Vincenzo Torcasio, 45 anni di Lamezia Terme, ritenuto titolare di fatto della ditta “Sofia Sanitaria Ortopedica”, il quale avrebbe gestito le pratiche volte ad ottenere i rimborsi dall’Asp.

Le modalità operative sarebbero consistite nella contraffazione delle prescrizioni mediche per la fornitura di ausili e protesi sanitarie formando i moduli prescrittivi con l’intestazione del distretto sanitario di Lamezia Terme, l’indicazione del presidio o ausilio richiesto, la diagnosi e il piano terapeutico con relativo codice ricavabile da prospetti aggiornati con il nomenclatore tariffario. Avrebbero quindi apposto timbro e firma di dottori specialisti ignari.

Della presunta associazione avrebbe fatto parte anche Luca Gallo, 43 anni di Lappano, titolare della ditta “Ortopedia Gallo”, il quale avrebbe messo a disposizione capitali, infrastrutture e mezzi. Operando insieme a Vincenzo Torcasio avrebbe stabilito percentuali e compensi per i collaboratori, predisponendo ad hoc le fatture da presentare all’Asp per il rimborso del costo degli ausili e presidi forniti sulla base delle prescrizioni contraffatte. 

Indagati con la medesima accusa anche Vincenzo Morello, 74 anni di Lamezia Terme, formale titolare della ditta “Sofia Sanitaria Ortopedica”, che avrebbe messo a disposizione capitali, infrastrutture e mezzi e Daniele Morello, 39 anni di Lamezia Terme, considerato il “factotum” della ditta “Sofia Sanitaria Ortopedica”, il quale avrebbe compilato materialmente le prescrizioni mediche contraffatte per la fornitura di ausili e protesi sanitarie e intrattenuto rapporti con i medici dirigenti e dipendenti dell’Asp. Si sarebbe quindi occupato di avviare le pratiche relative alle autorizzazioni e della consegna dei presidi sanitari.

Coinvolti nell’inchiesta anche medici specialisti dell’Asp di Catanzaro. Si tratta nello specifico di Chiara Cantafio, 59 anni di Catanzaro, e Maria Loredana Bonacci, 63 anni di Decollatura, in servizio rispettivamente al polo sanitario territoriale di Lamezia Terme e al presidio ospedaliero, accusate di aver prescritto e sottoscritto false prescrizioni mediche già confezionate dai membri dell’associazione con l’inserimento dei codici abbinati ai presidi e ausili tecnici per la fornitura di ausili e protesi sanitarie, anche senza effettuare le dovute visite preventive e senza procedere alle necessarie operazioni di collaudo.

Partecipi dell’associazione in qualità – secondo la ricostruzione delle fiamme gialle – di procacciatori di nuovi pazienti e assistiti, figurano: Giovanni Pirillo, 64 anni di Lamezia Terme; Antonio Sesto, 35 anni di Lamezia Terme; Antonio Anania,50 anni di Decollatura; Massimiliano Capparelli, 55 anni di Maida; Vincenzo Luciano Toia, 61 anni di Gizzeria; Giuseppe Vaccaro, 62 anni di Lamezia Terme; Giuseppe Mascaro, 65 anni di Pianopoli; Sergio Sestito, 64 anni di Cortale e Michelangelo Nosdeo, 62 anni di San Pietro a Maida.

In particolare, con lo scopo di avviare le pratiche per ottenere presidi sanitari, avrebbero procurato nuovi pazienti ai quali intestare prescrizioni, in alcuni casi disconosciute dagli medici indicati come prescrittori poiché con grafia, timbro e firme contraffatti.

Per tutti è stato chiesto il rinvio a giudizio per il reato anche di truffa. A Vincenzo Torcasio e Daniele Morello contestata anche la falsità materiale. I due medici dell’Asp, Chiara Cantafio e Maria Loredana Bonacci, sono accusate di falsità ideologica perché in concorso con Torcasio, Daniele e Vincenzo Morello e Gallo avrebbe falsamente attestato nelle prescrizioni mediche che i relativi assistiti necessitassero di ausili e protesi sanitarie diversi da quelli necessari alle reali esigenze senza aver effettuato la visita medica.