La piena dell’Amato a Decollatura scava sotto il nuovo rilevato ferroviario e resetta lavori e speranze di futuro per una delle aree interne dimenticate della Calabria. Gli smottamenti sulla provinciale per il capoluogo e le frane spaventose tra Tiriolo e Marcellinara sono un colpo tremendo per comunità isolate
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«Quello che è accaduto in queste ore è un evento imponderabile, sono caduti quantitativi di pioggia impressionanti per settimane e l’esondazione del fiume Amato ha fatto danni dappertutto: non solo all'infrastruttura ferroviaria, ma anche alla strada provinciale 64». Il docente Giovanni Petronio è uno dei massimi esperti della ferrovia Cosenza-Catanzaro: ne conosce la storia travagliata (e caratterizzata da un disastro a cui ha dedicato un libro, I ragazzi della Fiumarella), sa quali finanziamenti siano stati stanziati per rilanciarla da una sospensione dell’esercizio che va avanti dal 2009.
Cita le delibere Cipe e i progetti del Pnrr: 53,5 milioni di euro e poi altri 300 per riportare alla normalità una tratta che è speranza per le aree interne del Catanzarese. «Magari non per una rinascita ma quantomeno per non morire, perché qui non è rimasto nulla», dice. Il ciclone Nils, assieme alla mancata cura dal territorio, fa da Monopoly tragico per il Reventino: si riparte dal via, nonostante lavori eseguiti con cura da Ferrovie della Calabria.
La linea sospesa sul fiume in piena è una delle foto simboliche di una giornata da tregenda per tutta la Calabria: qui, però, fa più male. Perché i servizi si assottigliano, i comuni si svuotano e raggiungerli diventa quasi impossibile. Da ieri è ancora più difficile: smottamenti lungo la provinciale che da Decollatura porta a Catanzaro, tre frane spaventose in sequenza tra Tiriolo e Marcellinara (nel video sotto, pubblicato dal sindaco di Tiriolo Domenico Stefano Greco).
Hatty, Ulrike e Nils hanno avuto buoni alleati: scarsa cura dei crinali, poca attenzione per la pulizia degli alvei fluviali. Metafora delle aree interne: buone per qualche passaggio tra i programmi elettorali e prontamente dimenticate così come i (sempre più pochi) cittadini che le abitano.
In questo senso la ferrovia che dovrà ripartire è un paradigma storico: è sempre stata collante fondamentale per il territorio. Resta una speranza mentre alcune strade crollano e un’altra – giusto per dare l’idea – si è guadagnata il nome di “strada che non c’è”. Ora una strada (la Medio Savuto) non c’è e altre due sono bloccate dalle frane: gli spostamenti saranno ancora più difficili.
La ferrovia invece si conferma maledetta nonostante lavori, sforzi istituzionali e investimenti: una ferita infrastrutturale per le comunità interne. La piena dell’Amato riporta indietro la timeline degli investimenti e resetta le speranze di futuro.


