È appena atterrato a Lamezia Terme, proveniente da Milano Linate, l’aereo con a bordo il gruppo di quattro studenti calabresi rimasti bloccati nei giorni scorsi a Dubai, dove si trovavano per un programma formativo organizzato dall’associazione Word Student Connection. Sarebbero dovuti rientrare in Italia sabato mattina ma l’attacco all’Iran e l’allargamento del conflitto in Medio Oriente ne ha impedito il rientro, anche a seguito della chiusura dello spazio aereo sulla città di Dubai.
Solo nella giornata odierna, e grazie alle interlocuzioni del ministero degli esteri italiano, le autorità emiratine hanno messo a disposizione un volo speciale per consentire il rimpatrio dei circa 200 studenti italiani, giunto nella tarda serata a Milano Malpensa. Il gruppo di quattro studenti calabresi - due di Catanzaro, uno di Frascineto e una di Castrovillari - ha poi proseguito il viaggio in direzione Lamezia con un altro volo.

«Una sensazione bellissima, non vedevo l'ora che arrivasse questo momento. Sono stati giorni veramente brutti però l'importante è poter riabbracciare mio figlio» ha commentato Giovanna Lanza, la madre di Mirko prima dell' arrivo del figlio. «Mio figlio è andato lì per una esperienza positiva. Quando arrivava la sera era dura saperlo rifugiato in un bunker. Mio figlio è abbastanza forte però in questi giorni è stato molto provato. L'importante è che tutto sia finito bene».

«A livello nazionale organizzazione pessima»

«Le emozioni sono forti, non vedo l’ora di vederla. Ci abbiamo creduto dall’inizio» ha aggiunto Vittoria Tucci, madre della studentessa del liceo classico. «Anche se ieri notte, per telefono, mi ha comunicato che ci sono stati diversi allarmi e sono dovuti scendere nel bunker: lì ho avuto un attimino di paura – ha aggiunto –. Però appena arrivati a Milano stasera siamo stati tutti contentissimi. Poteva anche dormire a Milano e perdere l’aereo per Lamezia, l’importante è che fosse sul suolo italiano».
La donna vuole «ringraziare tutte le istituzioni locali - ha aggiunto - perché sono stati tutti meravigliosi. Sono stati tutti straordinari. A livello nazionale avrei tanto da dire. Secondo me, a livello nazionale, una pessima organizzazione. Hanno lasciato dei ragazzini minorenni che non potevano uscire dall’albergo e non avevano da mangiare: non potevano comprarlo e non l’hanno ricevuto. Non sono morti di fame, assolutamente, però almeno un pasto e il ritorno avrebbero dovuto garantirlo. Hanno fatto arrivare tutti a Milano, poi c’è stato chi ha avuto la possibilità di prendere altri aerei e chi non l’ha avuta è rimasto lì». Una «pessima gestione», insomma.

«Qui mi sono stati vicini, dalla Farnesina neanche una risposta»

A livello locale, invece, «dieci e lode a tutti. Non mi hanno lasciata sola un minuto. Dovevano fare i conti con la Farnesina, logicamente, però sindaco, vicesindaco, prefetto mi hanno chiamata loro, senza che fossi io a cercarli. A Roma, invece, ho provato continuamente a chiamare il numero verde della Farnesina: non mi hanno mai risposto e nessuno mi ha mai richiamata».
Tucci spiega che «è stata un’avventura nell’avventura, perché io probabilmente a 16 anni non ce l’avrei fatta. Loro sono stati bravissimi. Stamattina, quando c’era la possibilità che qualcuno partisse e qualcun altro no, hanno detto ai tutor: “O partiamo tutti o rimaniamo qua”. Sono stati davvero straordinari. Questi ragazzi ci hanno dato una bella lezione di vita. Mi dispiace per chi non ha potuto toccare con mano, ma ci hanno regalato emozioni forti. Non solo mia figlia, ma tutti gli altri: si sono fatti forza tra di loro, è stato un bellissimo esempio di solidarietà. Sono davvero contenta e orgogliosa. Ho incoraggiato mia figlia a fare squadra con tutti, perché magari qualcuno si è lasciato prendere prima dal panico e qualcun altro dopo. Però sono stati tutti carinissimi, tutti uniti. Sono davvero contenta e orgogliosa».