Dalle carte dell’inchiesta sulle aste infiltrate dalle cosche emergono i verbali del pentito Mirarchi sulle presunte autorizzazioni chieste al capoclan di Cutro. Le cimici catturano il ruolo dei prestanome, una società “riciclata” per avere fondi per il padel e un’indagine (poi archiviata) sui palazzi della politica del capoluogo
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Sullo sfondo ci sono le acque dello Jonio a Catanzaro Lido, in primo piano c’è la gestione degli ormeggi e dei pontili galleggianti che non è mai stata una semplice questione di concessioni demaniali marittime e codice della navigazione. Dalle carte dell’inchiesta della Dda di Catanzaro sulle aste giudiziarie infiltrate dalla ’ndrangheta emerge un quadro in cui la speculazione economica sul litorale del capoluogo si intreccia con il presunto "placet" preventivo dei vertici della 'ndrangheta, sofisticati raggiri societari basati su "teste di legno" e tentativi di eludere le interdittive della pubblica amministrazione.
Al centro di questa fitta ragnatela figurano l'avvocato Gennaro Pierino Mellea e i soci Danilo Abramo e Roberto Mercurio, tutti destinatari di misure cautelari decise dal gip nel primo step delle indagini. Assieme a loro presunti prestanome e factotum.
Il pentito e l’ombra della ’Ndrangheta: «Doveva chiedere l’autorizzazione a Nicolino Grande Aracri»
Per comprendere come dietro gli affari nel settore nautico si staglino ombre minacciose, occorre tornare alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Santo Mirarchi. Sentito dagli investigatori nel febbraio 2023, Mirarchi spiega che l'ingresso dell'avvocato Mellea nel business del porto non sarebbe avvenuto attraverso il libero mercato: «Già prima di prendere la gara del porto di Catanzaro Lido, c'erano altre persone che volevano partecipare». Per Mirarchi uno dei possibili concorrenti sarebbe stato «sotto l'influenza dei Catarisano di Roccelletta di Borgia», dunque «per subentrare Giampiero Mellea doveva chiedere il permesso a quelli di Roccelletta e per partecipare doveva chiedere l'autorizzazione a Nicolino Grande Aracri».
Secondo il pentito, parte dei proventi generati dalle varie attività economiche gestite da Mellea veniva regolarmente dirottata per alimentare la "bacinella" della cosca di Cutro, destinata al sostentamento delle famiglie dei carcerati. Accusa pesante, rispetto alla quale nell’ordinanza di custodia cautelare non vi sono contestazioni specifiche.
Dall’inchiesta del 2019 alla farsa dei prestanome
Il punto di rottura nei piani del gruppo giunge nel 2019. A seguito di una formale denuncia presentata dal socio di una società che aveva fornito le strutture per il porto, la Procura di Catanzaro avvia un'indagine che porta al sequestro giudiziario dei pontili della Navylos srl (società controllata al 100% Raoul Mellea, fratello dell’avvocato) poiché privi dei necessari collaudi e certificati. La vicenda sfocia nel settembre 2021 in un'ordinanza del gip che impone a Raoul Mellea il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata di un anno.
L'avvocato Gennaro Pierino Mellea studia la contromossa per non perdere il controllo dello specchio d'acqua. Il 3 gennaio 2022, le cimici intercettano una telefonata con il suo commercialista: «Dovremmo fissare un appuntamento dal notaio... per la Navylos che cambia... cambia nome, amministratore e socio...».
Pochi minuti dopo, Mellea chiama Danilo Abramo chiedendo con urgenza la carta d'identità del prestanome di fiducia.
La manovra si perfeziona a stretto giro: la Navylos trasforma la ragione sociale in Nettuno srl. Raoul Mellea cede fittiziamente l'intero capitale sociale per la cifra di 10mia euro (pagamento pattuito a 12 mesi e mai avvenuto), mentre il nuovo “padrone” assume la carica formale di amministratore unico. In realtà secondo gli inquirenti l’uomo era un mero "schermo" e non ha mai esercitato alcun reale potere gestionale.
L’Ati con la «mbulicatina»: trame tra Crotone e Le Castella
Prima di passare alla cessione delle quote, nell'estate del 2021, alla pubblicazione del nuovo bando comunale per la concessione demaniale, Mellea e il suo braccio destro cercano un partner esterno "pulito" per costituire un’Ati (Associazione temporanea d'imprese).
L’uomo propone inizialmente di coinvolgere i gestori del porto di Le Castella, ma scarta subito l'ipotesi perché i soci della cooperativa locale non avrebbero mai accettato il piano di Raoul Mellea: lasciare loro solo l'1% formale e tenere per il gruppo il 99% della gestione reale.
Il gruppo decide così di rivolgersi a una persona che viene descritta come contigua ad ambienti di 'ndrangheta dell'area crotonese per agganciare il proprietario di una società di Crotone. Il 27 luglio 2021, a bordo di una Saab 9.3, la microspia registra una spiegazione senza filtri su come raggirare i controlli della magistratura: «Questo diceva lui (l'Avv. Mellea)... non penso che va e si impelaga... là c'è Procura... non è che tu entri... non so fino a che punto questo qua si mette per... dentro una mbulicatina [imbroglio]... però dice: se lui è d'accordo... magari facciamo un'A.T.I. no?... una società no?... per fare le gare d'appalto... partecipiamo assieme... il lavoro lo faccio io... gli faccio una proposta... lui tiene il 10% dentro la società no?!...».
La farsa della gara, la South Bay e la mamma inconsapevole
Il 19 gennaio 2022 si conclude il bando del Comune di Catanzaro. All'apertura delle buste risulta pervenuta un'unica offerta: quella presentata da un’Ati costituita dalla Nettuno srl e dalla South Bay Srls. Ma il tentativo fallisce clamorosamente: gli uffici comunali riconoscono immediatamente dietro la Nettuno la vecchia Navylos colpita da sequestro.
Valutato che la South Bay non poteva essere impiegata per il porto, Gennaro Pierino Mellea non perde tempo e decide di riciclarla per drenare i fondi statali dell'"Impresa Femminile" (gestiti da Invitalia) e ottenere 400mila euro per la realizzazione di campi da padel.
Non essendoci donne nella compagine, il 1° giugno 2022 il gruppo decide di estromettere l’allora socio e amministratore e intestare l'intera società all’anziana madre di Danilo Abramo.
Il 3 giugno 2022, le microspie ambientali negli uffici della Crd Immobiliare srl catturano il surreale dialogo in cui Mellea informa Abramo di aver nominato la madre a sua insaputa al vertice della società.
Gennaro Pierino Mellea: «Allora la pratica di tua madre è apposto... tua madre... tu non hai capito io che cosa ho fatto!». Danilo Abramo: «No!». Gennaro Pierino Mellea: «È diventata ufficialmente titolare, amministratore e proprietaria della South Bay società a responsabilità limitata!».
Danilo Abramo: «South Bay non è quella del pontile?». Gennaro Pierino Melleo: «Bravo! La quale non ha fatto il porto... è una società pulita, tranquilla... che cosa ha fatto? Ha fatto una domanda per fare dei campi di padel... richiedendo 400mila euro alla Regione Calabria...». Danilo Abramo: «Ma l'hai avvisata?». Gennaro Pierino Mellea: «Per telefono come cazzo te lo spiegavo?». Anche l’idea dei campi di padel resterà senza seguito.
La guerra di denunce e i dossier sui concorrenti
Con il porto ormai sfuggito di mano, i Mellea avviano una spietata guerra giudiziale e mediatica contro gli altri operatori dello specchio d'acqua. Raoul Mellea e un dipendente iniziano a monitorare le banchine dei rivali.
Fotografano così imbarcazioni e pontili per confezionare dettagliati esposti inviati alla Procura della Repubblica e al Comune di Catanzaro, ipotizzando occupazioni abusive e irregolarità nell'impiego dei fondi comunitari, con il solo obiettivo di provocare il sequestro delle strutture concorrenti.
L’ombra della politica e i progetti di fuga in Montenegro
Le indagini sul porto sfiorano direttamente anche i vertici dell'amministrazione comunale di Catanzaro. Nelle intercettazioni del giugno 2021, si fa riferimento alla ritrosia della politica nel concedere proroghe alla Navylos per il timore di assumersi responsabilità di fronte al sequestro e alla mancanza dei certificati dei pontili.
Il quadro si complica ulteriormente il 28 agosto 2021. A bordo della sua Smart Cabriolet, Danilo Abramo viene intercettato mentre discute al telefono con il fratello. Danilo rivela di aver ricevuto la notifica dell'avviso di proroga delle indagini nell'ambito del procedimento penale relativo a ipotizzate tangenti per le concessioni del porto che vedevano tirato in ballo anche figure di spicco della politica catanzarese. Il procedimento sarà poi archiviato.
Spaventato dalle pressioni giudiziarie, Danilo Abramo prospetta al fratello la volontà di trasferire i propri capitali e le proprie imbarcazioni all'estero: «Settimana prossima vengo in Montenegro!... apro una società di charter... e mi porto tutte le barche là... anche perché... per tutte queste cose che stanno succedendo in Italia... preferisco produrre reddito lì in Montenegro... lasciare il reddito che produco in Montenegro... Qua, veramente non si può vivere, ogni giorno le barzellette devo sentire...».


