Dal caro gasolio alle accuse contro sindacati e associazioni di categoria, gli autotrasportatori e gli agricoltori calabresi portano a Roma la loro esasperazione: «Non ce la facciamo più». Il senatore del Pd nel mirino («parla della bonifica») anche se sul Sin di Crotone è stato tra i più attivi
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È una protesta contro il caro vita che strozza le famiglie, contro condizioni che abbattono i guadagni degli agricoltori. Contro i sindacati e la politica, innanzitutto. In piazza c’è moltissima rabbia tra i manifestanti arrivati dalla Calabria: rabbia che finisce in piazza e si abbatte (a una certa distanza) sul Parlamento. Magari in maniera confusa ma tant’è: è il grido di un pezzo del Paese che non ce la fa più.
A farne le spese, come documenta un video pubblicato da Local Team, è stato tra gli altri Nicola Irto. «Non deve parlare, nessun politico deve parlare, le regole sono uguali per tutti»: la tensione si è alzata, quando, davanti agli autotrasportatori arrivati dalla Calabria, si è presentato il senatore del Pd. Uno dei partecipanti è scattato per impedire al politico di prendere la parola ed è stato trattenuto da altri colleghi arrivati dal Sud per manifestare dissenso contro il caro gasolio. Sono stati minuti di concitazione.
L’uomo, arrivato da Crotone, se l’è presa con il segretario dei dem calabresi: «Parla della bonifica di Crotone, vieni a vedere come ci stanno avvelenando». Irto, per la verità, è stato uno dei parlamentari più attivi nelle attività della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti proprio nell’indagine sulla bonifica del sito Sin di Crotone. E lo ha detto al manifestante quando le acque si sono calmate senza sortire grossi effetti: «Siete quelli che hanno votato per il riarmo», è stata la risposta. Al di là del merito e dell’obiettivo piuttosto fuori fuoco, l’episodio dimostra che la presenza della politica in piazza non è vista con favore da parte degli autotrasportatori.
A confermare che non è aria sono le parole di un altro manifestante: «Non ci facciamo manipolare né strumentalizzare dai politici. E neanche dai sindacati, che difendono gli extracomunitari e abbandonano gli imprenditori agricoli. Noi non sfruttiamo nessuno, non siamo caporali, non siamo come ci dipingono in televisione». Si fa fatica a etichettare la protesta: la rabbia per il caro vita copre tutto e ispira anche pensieri non proprio solidali. Prima gli italiani: lo slogan è caro al centrodestra ma anche chi è al governo si prende gli strali della piazza. «Possibile che non possono venire qui a parlare civilmente con noi. Chi c.. sono? Perché non vengono qui a parlarci?», dice uno dei manifestanti più accesi. E giù l’elenco: Salvini, Meloni, Lollobrigida.
Lo stress è tanto: «Io sono disposto a farmi ammazzare qua se la mia morte servisse a risolvere i problemi degli italiani». L'uomo ha provato a scavalcare la balaustra che separa la piazza dall'ingresso della Camera dei Deputati, ma a è stato fermato dagli altri manifestanti.
C’è anche Pasquale Zangari, alias il Gigante Buono, già diventato uno dei simboli della protesta in Calabria per il suo pianto disperato al presidio di Pizzo. Nel suo intervento ha parole chiare nei confronti delle associazioni di categoria: «Non ci rappresentano né Coldiretti, né Copagri, né Confagricoltura, né Cia. Tutta la politica si dovrebbe vergognare. Sto perdendo mia moglie e la mia famiglia perché non sono a casa».
Il presidio continua: «Non ce la facciamo più, ho cinque figli e ho paura per loro». E a volte si fa fatica a incanalare rabbia e paura.


