La sezione giurisdizionale della Corte dei Conti ha confermato il sequestro conservativo per un valore di 3.876.166 euro nei confronti del medico e docente universitario Vincenzo Scorcia. L’adozione del provvedimento era stata chiesta dalla Procura regionale nell’ambito di un procedimento per danno erariale.

All’ex primario del reparto di Oculistica viene contestato il presunto «indebito esercizio di attività libero professionale extra-istituzionale in violazione del contratto instaurato» con l’azienda ospedaliera universitaria di Catanzaro che prevede, invece, un rapporto di esclusività.

L’azione erariale fa seguito al procedimento penale avviato dalla Procura di Catanzaro nei confronti di alcuni docenti universitari e ricercatori attivati assistenzialmente nell’azienda ospedaliera universitaria catanzarese, da cui sarebbe emerso «un complesso e duplice quadro di condotte antigiuridiche, causative di danno ingiusto, consistente nell’indebito esercizio in maniera stabile dell’attività libero professionale extraistituzionale».

Nello specifico, la Procura ha contestato il danno derivante dalla «violazione del vincolo di esclusività e del regime di incompatibilità prevista a fronte dello svolgimento di attività extraistituzionali». Secondo la ricostruzione, Vincenzo Scorcia avrebbe svolto in modo continuativo e non autorizzato attività privata in una società di famiglia oltre ad aver reso prestazioni private durante la fruizione di periodi di malattia.

Sarebbe, inoltre, stato l’ideatore e il principale “gestore” del sistema di «privatizzazione del reparto di oculistica, consistente nella creazione di un sistema parallelo e privato che sfruttava la struttura pubblica per profitto personale alterando le finalità istituzionali del reparto». Il medico, secondo la Procura della Corte dei Conti, avrebbe «utilizzato indebitamente risorse e servizi pubblici appropriandosi di beni aziendali per l’esecuzione di interventi su pazienti che non avevano seguito il percorso istituzionale», gli si addebita l’esecuzione “illecita” di 278 trapianti di tessuti corneali e 220 impianti di lenti intraoculari.

Confermato il sequestro conservativo anche nei confronti di Giuseppe Giannaccare (assistito dall’avvocato Pasquale Melissari) fino all’importo di 227.778 euro. Il professore associato di scienze chirurgiche dell’Umg e attivato assistenzialmente al reparto di Oculistica dell’azienda Dulbecco, a partire dalla fine del 2020 avrebbe svolto in maniera continuativa attività extraistituzionale in favore di committenti e cliniche private, in violazione del regime di esclusività.

In particolare, «l’attività illecita» sarebbe stata svolta in una società privata costituita il 20 gennaio 2021. Anche Giannaccare si sarebbe «indebitamente appropriato di materiale sanitario, avendo eseguito 70 interventi chirurgici per l’impianto di lenti intraoculari su pazienti, sottoposti in precedenza a visita medica specialistica privata».

Sequestro confermato nella misura di 80.622 euro, infine, nei confronti di Adriano Carnevali, (difeso dall’avvocato Alfredo Gualtieri) ricercatore universitario a tempo determinato al dipartimento di scienze mediche e chirurgiche dell’Umg e dal marzo 2020 attivato assistenzialmente nell’equipe medica del reparto di oculistica dell’azienda ospedaliera. Anche a lui viene contestato di aver svolto «indebitamente» attività libero professionale extraistituzionale in favore di committenti e cliniche private sia tramite partita iva che attraverso una società privata e inoltre di aver fatto parte del “sistema Scorcia” per la gestione illecita delle liste d’attesa.

È stato, infine, revocato il sequestro conservativo nei confronti di Maria Battaglia (difesa dall’avvocato Paolo Falzea) e Laura Logozzo (difesa dall’avvocato Andrea Lollo). Alla prima, con funzione di segretaria dello studio privato di Vincenzo Scorcia, era stato addebitato un ruolo centrale nel presunto “sistema” per gestito i pazienti visitati dapprima privatamente per poi essere indirizzati al pubblico per essere sottoposti a interventi aggirando le liste d’attesa.

A Laura Logozzo, infermiera professionale dell’azienda ospedaliera, era stata addebitata una partecipazione attiva e consapevole nella gestione parallela delle liste d’attesa. Ma per la sezione giurisdizionale la misura deve essere revocata. Entrambe erano state citate per l’illecito erariale in concorso con Vincenzo Scorcia «con esclusivo riguardo all’appropriazione di materiale sanitario, al disservizio e al ticket sanitario non corrisposto».

Revocato il sequestro anche nei confronti di Andrea Bruni (difeso da Oreste e Enrico Morcavallo) e Eugenio Garofalo (difeso da Crescenzio Santuori e Francesco Iacopino). Il primo, docente associato all’Umg e attivato assistenzialmente quale dirigente medico nel reparto di anestesia e rianimazione, è accusato di aver svolto attività professionale extraistituzionale. In particolare, nel periodo 2015/2020 risulta titolare di un contratto di formazione specialistica ma avrebbe contestualmente svolto attività libero professionale in una società privata.

Secondo i giudici contabili, «gli specializzandi, a differenza di quanto erroneamente presupposto dal pm contabile, non sono dipendenti pubblici e quindi agli stessi non può essere applicata la disciplina» di esclusività. «Gli emolumenti percepiti in forza del contratto di formazione specialistica erano destinati a sopperire alle esigenze materiali per l’impegno rivolto alla sua formazione e non costituivano il corrispettivo delle prestazioni svolte». Con le stesse motivazioni è stata revocato il sequestro conservativo nei confronti di Eugenio Garofalo.

Infine, sono stati revocati i sequestri nei confronti di Rocco Pietropaolo (difeso dall’avvocato Alfredo Gualtieri), ricercatore all’Umg e attivato assistenzialmente nell’equipe medica di Oculistica. Secondo i giudici, non è possibile equiparare gli assegnisti di ricerca con dipendenti pubblici. Analoga motivazione ha portato alla revoca del sequestro nei confronti di Andrea Lucisano (difeso dall’avvocato Roberto Coscia), titolare di una borsa di studio nel reparto di Oculistica.

Revoca disposta infine anche nei confronti di Giorgio Randazzo (difeso dall’avvocato Alfredo Gualtieri) e Maria Aloi (difesa dall’avvocato Valerio Zimatore), dirigenti medici e componenti dell’equipe del reparto di oculistica accusati di essere partecipi del sistema di privatizzazione. In particolare, di essersi appropriati di dispositivi medici per utilizzarli su pazienti privati «con conseguente danno erariale all’amministrazione per l’acquisto di tali dispositivi sottratti alla loro destinazione pubblica per essere impiegati a beneficio di un interesse privato».

Argomentazione che però non ha convinto i giudici che annotano: «Non è da condividere perché, ancorché suggestiva è manifestatamene illogica e contraddittoria. Risulta che gli interventi sono stati svolti presso la struttura ospedaliera in favore di pazienti che comunque necessitavano di lenti intraoculari e tessuti corneali. Non risulta, inoltre, che per tali interventi vi sia stata una illecita remunerazione».