A Caraffa di Catanzaro, il tempo sembra scandito dal ritmo antico del ricamo, ma con uno sguardo costantemente rivolto al futuro e alla solidarietà globale. Tra le mura del laboratorio “Gërpërë dhe Penjë – Ago e Filo”, la tradizione non è un reperto da museo, ma una forza viva che unisce generazioni e culture diverse sotto il segno dell’accoglienza. La recente visita di S.E. Mons. Claudio Maniago, Vescovo dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, è stata l’occasione per manifestare l’essenza più profonda di questa comunità di origine albanese attraverso un dono carico di simbolismo: una Pigotta dell’Unicef realizzata interamente a mano dalle volontarie locali.

Come riportato anche dalla pagina Facebook del Comitato Unicef della provincia di Catanzaro guidato da Maria Stella Franco, il nome stesso del laboratorio, Gërpërë dhe Penjë (Ago e Filo), risuona come un’invocazione alle radici linguistiche di un popolo che, da secoli, custodisce con orgoglio la propria alterità culturale nel cuore della Calabria. In quelle bambole di pezza non ci sono solo stoffa e ovatta, ma il DNA di una comunità che sa trasformare l’artigianato in un atto di amore universale. Il gesto compiuto dal Consiglio pastorale della parrocchia di Santa Domenica, guidata da don Francesco, che ha deciso di "adottare" una pigotta con il costume tipico ereditato dall’Albania da donare al vescovo, racchiude infatti i significati fondamentali che definiscono l’identità di Caraffa oggi.

In questo incontro si intrecciano le radici storiche, mantenute salde dall'uso della parlata arbëreshë nel quotidiano, e la missione globale dell’Unicef, poiché l’adozione di ogni Pigotta sostiene i bambini dei Paesi più poveri. Al contempo, emerge con forza il valore del legame comunitario, espresso nella collaborazione tra la parrocchia e le instancabili artigiane, a dimostrazione di come solidarietà e fede possano unirsi in un profondo impegno civile.

Caraffa di Catanzaro si conferma così un laboratorio a cielo aperto di umanità. Attraverso il filo della memoria che lega il presente alle proprie origini e l’ago della speranza che cuce insieme i sogni di un mondo migliore, questa comunità prova a tessere una trama di pace. La Pigotta donata al vescovo Maniago resta l’ambasciatrice perfetta di un popolo operoso, rappresentando una sintesi preziosa tra la bellezza del fatto a mano e il dovere morale di non lasciare indietro nessuno.