Un viaggio teatrale intenso e profondamente emotivo dentro gli ultimi giorni di Amy Winehouse, icona fragile e straordinaria della musica contemporanea. Lo spettacolo “L’amore è un gioco a perdere”, diretto da Daniele Salvo e scritto da Melania Giglio, porta in scena un racconto fatto di musica, suggestioni e profondità emotiva.

Protagonista, insieme alla stessa Giglio e Marco Imparato è il giovane attore calabrese Lorenzo Patella, che ci accompagna dietro le quinte di questo lavoro, tra formazione, emozioni e sogni artistici. Lo abbiamo intervistato.

Lorenzo, nello spettacolo dedicato a Amy Winehouse lei condivide il palco con artisti come Melania Giglio e Marco Imparato. Come giudica questa esperienza e come l’ha arricchita dal punto di vista artistico?
«È stata davvero una fortuna e un grande privilegio poter condividere il palco con artisti come Melania Giglio e Marco Imparato. Parliamo di professionisti con una enorme esperienza e una grande maestria scenica e, per un attore giovane come me, è una possibilità preziosa di crescita. Stare accanto a loro significa imparare ogni giorno qualcosa: dal modo in cui si abita il palcoscenico al rapporto con il pubblico, fino alla precisione nel lavoro. Da artisti così c’è davvero tantissimo da “rubare”, nel senso più bello del termine».

Lo spettacolo, diretto da Daniele Salvo, racconta una delle artiste più intense e tormentate della musica contemporanea. Come si entra emotivamente in un racconto così forte?
«Lavorare con un regista come Daniele Salvo è stata una grande fortuna. È un maestro di teatro e sento di essere molto legato al suo codice teatrale e al suo modo di affrontare i testi. Questo rende il lavoro estremamente stimolante, grazie a una cura minuziosa e profonda della battuta.
Lo spettacolo, scritto da Melania Giglio, racconta gli ultimi giorni di Amy Winehouse, una fase della sua vita molto intensa e fragile. Entrare emotivamente in questo racconto ha richiesto grande impegno e attenzione, perché si tratta di restituire con rispetto e sensibilità la complessità di un’artista così straordinaria».

Amy Winehouse è stata un simbolo di talento e fragilità. Qual è l’aspetto della sua storia che l’ha colpita di più durante la preparazione dello spettacolo?
«Sicuramente, nell’affrontare la complessità di un’artista come Amy Winehouse, l’aspetto che mi ha colpito di più è stato il processo creativo condiviso con Melania Giglio e Marco Imparato. Il nostro lavoro ha unito una grande attenzione tecnica – soprattutto nella costruzione dei momenti musicali e vocali – a un’altrettanto forte attenzione emotiva.
È stato un equilibrio molto delicato tra precisione e profondità, che ha reso possibile restituire in scena tutta l’intensità di una figura così straordinaria. È proprio questo incontro tra tecnica ed emozione a dare forza allo spettacolo».

Il titolo “L’amore è un gioco a perdere” richiama una dimensione molto intima della vita dell’artista. Che tipo di atmosfera troverà il pubblico a teatro?
«Il titolo richiama direttamente la canzone Love Is a Losing Game di Amy Winehouse, che racconta alcuni dei momenti più travagliati della sua vita privata e sentimentale. È un brano molto intenso e rappresenta perfettamente quella dimensione fragile e profonda che ha caratterizzato la sua storia.
In scena il pubblico troverà un’atmosfera onirica ed evocativa, cifra tipica del teatro di Daniele Salvo e Melania Giglio. È uno spettacolo che lavora molto sulle suggestioni, sulle emozioni e sulle immagini, accompagnando lo spettatore dentro il mondo interiore di Amy».

Per un attore giovane, quanto è importante partecipare a spettacoli che raccontano storie vere e figure così iconiche della musica?
«È molto importante, perché ti mette davanti a una grande responsabilità: quella di raccontare una persona reale che ha lasciato un segno profondo nella cultura contemporanea. Lavorare su una figura iconica come Amy Winehouse ti costringe ad approfondire, studiare e cercare sempre una verità autentica nel racconto.
È un processo che arricchisce molto, non solo dal punto di vista artistico ma anche umano. In questo caso, inoltre, il lavoro è stato particolarmente intenso perché vengo dal mondo della musica: ho avuto la possibilità di lavorare insieme a Marco Imparato e Melania Giglio anche sugli arrangiamenti dei brani. Si è creato un vero spirito di squadra e abbiamo costruito insieme una parte importante dello spettacolo».

Lo spettacolo arriva al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme il 26 marzo. Che tipo di incontro si aspetta con il pubblico calabrese, con la sua terra?
«Per me rappresenta davvero la realizzazione di un sogno poter portare questo spettacolo nella mia terra. L’ultimo spettacolo che ho fatto in Calabria risale a un periodo in cui non avevo ancora intrapreso il mio percorso professionale nel teatro, quindi tornare oggi con questo progetto ha un valore emotivo molto forte.
La Calabria è una terra ricca di calore e partecipazione, perciò mi aspetto un pubblico pronto ad accoglierci con grande entusiasmo. Spero davvero che si crei una connessione autentica tra noi attori e gli spettatori».

Guardando al suo percorso artistico, quali sono i ruoli o i progetti che sogna di interpretare nei prossimi anni?
«Nel nostro lavoro è fondamentale studiare sempre, ogni giorno, con passione e impegno. Io ho iniziato da poco a dedicarmi anche al canto lirico e uno dei miei prossimi obiettivi è debuttare a breve in un teatro d’opera, realizzando così un altro sogno importante.
Il privilegio più grande, però, sarebbe riuscire a conciliare il lavoro nei teatri d’opera con il teatro di prosa, continuando a collaborare con artisti come Daniele Salvo e Melania Giglio, che considero dei maestri e con i quali spero di lavorare ancora in futuro».