Storico viaggio in Kosovo per un'associazione culturale di Vena di Maida. Si è trattata di una occasione preziosa per la comunità arbëreshë, capace di unire le due sponde dello Ionio nel segno delle radici condivise.

Ci sono fili invisibili che il tempo e la storia non possono spezzare, ma solo rendere più forti. Uno di questi fili unisce da secoli le comunità arbëreshë d’Italia alle terre balcaniche, un legame antico che nei giorni scorsi ha aggiunto una pagina memorabile. L’associazione culturale "Shpresa jonë" di Vena di Maida ha compiuto uno storico viaggio in Kosovo e Albania, trasformando una missione istituzionale in un autentico, commovente e potente ritorno alle origini. L'iniziativa si è rivelata molto più di un semplice viaggio culturale: è stata un’occasione straordinaria per consolidare i ponti ideali tra le due sponde dello Ionio, accorciando le distanze geografiche nel nome di una memoria condivisa e portando con orgoglio l’identità di una piccola ma vivace comunità calabrese oltre i confini nazionali.

Il cuore del viaggio ha fatto tappa in Kosovo, dove l'associazione è stata ufficialmente invitata nel Comune di Obiliq in occasione delle celebrazioni per il 27° anniversario della liberazione della municipalità. Un palcoscenico internazionale in cui Vena di Maida ha saputo incantare il pubblico presente. Le ragazze dell'associazione hanno portato in scena la tradizionale vallja (danza tipica arbëreshe) e intonato un canto profondamente identitario scritto dall'avvocato Arcuri, simbolo della storia e dei valori comunitari.

«È andata benissimo, è stata un'esperienza eccezionale», ha dichiarato visibilmente emozionato Domenico Casalinuovo, presidente di "Shpresa jonë". «Vedere l'accoglienza e il senso di fratellanza che i nostri fratelli sentono nei nostri confronti in Albania e in Kosovo è stato qualcosa di straordinario. Un momento vero di confronto e di riscoperta delle nostre radici, di grandissima valenza culturale sia per l’associazione che per l’intera comunità».

Dopo i successi in Kosovo, il viaggio della delegazione è proseguito in Albania, facendo tappa a Kruja, la città simbolo della resistenza albanese, dove sorge la storica fortezza dell'eroe nazionale Giorgio Castriota Skanderbeg. Qui, l'emozione ha incontrato la storia: il direttore del prestigioso Museo Skanderbeg ha registrato dei video ravvicinati con le giovani dell'associazione, avvolte nei loro splendidi e dettagliati abiti tradizionali. I filmati diventeranno parte integrante del percorso espositivo del museo, offrendo ai visitatori di tutto il mondo una testimonianza vivente di come la cultura albanese sia rimasta intatta e protetta per oltre cinque secoli nel Sud Italia.

Il successo di questa storica trasferta è stato il frutto di una profonda sinergia locale che ha visto unito l'intero tessuto di Vena di Maida. Il presidente Casalinuovo ha voluto esprimere un sentito ringraziamento all'amministrazione comunale, che ha contribuito economicamente per le spese del viaggio credendo fortemente nel progetto, alla Proloco, che ha concesso l'utilizzo dei preziosi abiti tradizionali, e alla sarta Rina Donato. Quest'ultima ha realizzato una splendida kesa (il tipico copricapo) in miniatura, donata come simbolo di amicizia e unione al sindaco di Obiliq.

Per le ragazze dell'associazione, molte delle quali calpestavano il suolo balcanico per la prima volta, il viaggio ha rappresentato un'eredità immateriale inestimabile: un'esperienza che le ha riempite di cultura, bellezza e consapevolezza. Vena di Maida, attraverso la passione di "Shpresa jonë", ha dimostrato che l'Arbëria non è solo un ricordo del passato, ma un ponte culturale vivo, pulsante e proiettato verso il futuro.