Il professore Maurizio Muzzupappa, presidente del consorzio Tech4You, intervistato nella suite aeroportuale di LaC OnAirport, delinea i successi conseguiti dal progetto che stimola il potenziale di innovazione di Basilicata e Calabria

C'è un Sud che non aspetta, ma costruisce. È il Sud che emerge dalle parole di Maurizio Muzzupappa, Professore Ordinario di Disegno e Metodi dell’Ingegneria Industriale presso l’Università della Calabria e Direttore del DIMEG, Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale, Presidente del consorzio Tech4You – Technologies for climate change adaptation and quality of life improvement, Ecosistema dell’innovazione finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La sua non è solo la carriera di un accademico d'eccellenza ma quella di un "architetto di ponti" tra il mondo dei laboratori e le necessità reali del territorio. Al centro di una recente intervista rilasciata nella suite aeroportuale LaC OnAirport è stato posto il bilancio di Tech4You. I numeri parlano chiaro: 138 prototipi e 23 brevetti già presentati. Ma dietro le cifre c'è il capitale umano: 433 giovani talenti che hanno scelto di scommettere sulle proprie radici e sul futuro.

Il Salto di qualità: dalla Ricerca al mercato. Presidente, Tech4You è stato un progetto coraggioso: mettere insieme attori diversi per un obiettivo comune. Oggi, con 138 prototipi pronti e 23 brevetti già presentati, possiamo dire che la ricerca del Sud ha finalmente smesso di essere solo teoria ed è diventata mercato?

«Sì, possiamo affermarlo e siamo orgogliosi anche di poterlo fare, perché con questo progetto, che è iniziato tre anni e mezzo fa, ci eravamo dati questo come obiettivo: tirare fuori le ricerche dai nostri laboratori, perché non rimanessero rinchiuse all'interno delle università. Ed è stato proprio il tentativo che in questi tre anni abbiamo voluto fare, cioè quello di riuscire a mettere a terra questi progetti. Il risultato che abbiamo ottenuto - devo dire - va anche al di là delle nostre aspettative, perché 138 prototipi significa piattaforme software, prodotti hardware, significano degli impianti pilota che riguardano tantissimi ambiti di grande interesse per la nostra regione».

Il futuro dei talenti e il progetto ZEPHYRUS. Avete assunto 433 giovani ricercatori, quasi tutti calabresi e lucani. Come farete a non disperdere questo enorme patrimonio umano alla scadenza dei fondi PNRR? Il progetto Zephyrus (18,5 milioni) è la garanzia che l’ecosistema non chiuderà i battenti nel 2026?

«Questo è sicuro. Già insieme con gli altri due ecosistemi nazionali che riguardano il cambiamento climatico, perché questa è la tematica focus di Tech4you, siamo stati finanziati dal Ministero per creare un grande polo nazionale che studi i cambiamenti climatici e proponga soluzioni per l'adattamento ai cambiamenti climatici. Per quanto riguarda la domanda invece sui tanti ricercatori con cui abbiamo avuto modo di collaborare in questi tre anni, dico che non abbiamo soltanto formato dei ricercatori, delle persone alla ricerca, ma abbiamo veramente un capitale di competenze che rischiamo di perdere se non riusciamo a fare qualcosa. Zephyrus è sicuramente un passo, ma c'è bisogno di fare ancora molto di più».

Il Sud che parla al Nord: Da e-CHANGES al Territorio. Siete appena rientrati da Milano, dall'evento e-CHANGES in Bicocca, dopo il successo dello stand a Ecomondo. Che accoglienza ha ricevuto la nostra tecnologia in contesti così competitivi? Esiste davvero un ponte solido tra il Mediterraneo e il cuore industriale d'Italia?

«Questo è uno degli aspetti più interessanti del nostro progetto - ricordo che Tech4you è un progetto calabro – lucano. Abbiamo sorpreso gli industriali milanesi e le persone che sono venute a trovarci ad Ecomondo a Rimini, alla fiera sulla sostenibilità. La gente ha potuto vedere che dall'università non si produce soltanto teoria o ricerche che poi rimangono nei laboratori. Lo sforzo che noi abbiamo fatto è stato proprio quello di farle uscire perché volevamo che avessero un impatto sul territorio. Credo che questo sia uno dei risultati più importanti del progetto, perché finalmente le università, le università del Sud, hanno dimostrato di saper fare e di fare bene innovazione, ma anche di avere prodotto dei risultati concreti. Anche se adesso quell'ultimo step, ossia arrivare al mercato, affinché queste soluzioni possano essere adottate nella nostra quotidianità per migliorare anche la nostra condizione di vita, in quel passo ci vuole l'aiuto e il sostegno delle industrie, ci vuole l'aiuto e il sostegno degli enti pubblici. Abbiamo bisogno di fare quel passo. L'università, per ovvi motivi, non riesce ad arrivare, ma lo sforzo che noi faremo in questi anni che ci aspettano sarà proprio quello di provare a far sì che questi prodotti della ricerca possano avere un impatto positivo sul territorio».