VIDEO | I costi sempre più alti dovuti allo scoppio del conflitto in Medio Oriente preoccupano gli agricoltori: «Ho scelto di lavorare la terra in Calabria, ma situazioni del genere ci mettono a dura prova»
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«Ho scelto di rimanere in Italia e in Calabria a lavorare vedendo tutta la mia generazione andare fuori. Ho scelto di rimanere e tuttavia queste situazioni mettono a dura prova scelte del genere». A dirlo è Lando Strongoli, imprenditore agricolo e dirigente di Coldiretti commentando i rincari – di materie prime e carburante – che si sono nuovamente abbattuti sul settore agricolo.
Il comparto già duramente messo alla prova dai cambiamenti climatici, siccità ed eventi estremi, adesso è costretto a fronteggiare costi ritenuti fuori controllo a seguito dello scoppio del conflitto in Medio Oriente. «La situazione internazionale ha conseguenze davvero nefaste per il settore agricolo» spiega l’imprenditore. «Se paragoniamo l’economia ad una catena e diamo un forte scossone, a subirne le conseguenze peggiori sarà senz’altro ultimo anello, ovvero l’agricoltura».
«Basti pensare all’aumento del costo del carburante agricolo. Fino ad un mese fa – spiega Strongoli –, prima dello scoppio della guerra in Iran, ad un prezzo calmierato di 0,80 centesimi a litro oggi siamo a 1,59 centesimi. Se si considera che un trattore di ultima generazione e di piccole dimensioni ne consuma almeno 50 litri al giorno e che si lavora mediamente 300 giorni all’anno, ben si comprendono le gravissime conseguenze economiche».
Al costo del carburante si aggiunge anche quello dei fertilizzanti il cui costo è passato, secondo quanto riferito da Coldiretti, a 835 euro a tonnellata dai 585 di prima della guerra. L’effetto è un aumento dei costi fino a 200 euro a ettaro che si abbatte sulle aziende agricole. «Il Governo ha messo in campo misure importanti che tuttavia non sono sufficienti a controbilanciare la perdita economica alla quale gli agricoltori stanno andando incontro» aggiunge ancora Strongoli.
«Difendere l’agricoltura oggi è fondamentale. L’agricoltura è presidio del territorio ed è sicurezza alimentare. Difendere l’agricoltura significa oggi difendere il nostro futuro» spiega l’imprenditore agricolo che possiede una azienda olivicola nelle campagne di Squillace. «Il settore dell’olio d’oliva oltre alle negative conseguenze dell’attuale situazione internazionale subisce, in particolare in Italia, il danno che deriva dall’importazione non controllata da paesi extra Unione Europea di olio d’oliva che non può essere minimamente paragonato per qualità e tracciabilità all’olio di produzione nazionale».
«Il futuro mi preoccupa» conclude Strongoli. «Ma sono un agricoltore e so che ogni agricoltore non lavora per la propria generazione ma per quella successiva».


