I tagli delle accise sui carburanti ci sono ma non per tutti. Il provvedimento d’urgenza attuato dal Governo esclude una intera categoria di lavoro, i cosiddetti “professionisti della strada”. Piccoli autotrasportatori, agenti di commercio, bus operator, tassisti e conducenti ncc non rientrano nel decreto. Continueranno a fare rifornimento a prezzi scontati come il resto degli italiani senza però poter beneficiare del bonus applicato al grande autotrasporto.

A lanciare l’allarme è la Cgia di Mestre. In Calabria la questione riguarda 8.408 imprese che ogni anno macinano centinaia di migliaia di chilometri. Oltre il 90%, 5.729, sono agenti di commercio. Piccoli autotrasportatori e servizi di trasloco raggruppano altre 2.275 aziende e ci sono 260 tassisti e ncc e 144 bus operator. Cosenza e Reggio Calabria sono le province con il maggior numero di imprese di settore: 2.789 nella prima e 2.727 nella seconda. Seguono Catanzaro con 1.704, Crotone con 637 e Vibo Valentia con 551.

Il comparto rappresenta un contesto particolarmente proattivo nel sistema logistico e dei servizi regionali, in termini di numeri il 5,42% del totale delle imprese calabresi (155.244).

La Cgia evidenzia che «pur tenendo conto della riduzione delle accise di 20 centesimi al litro e della possibilità, solo per alcuni mezzi pesanti, di un credito di imposta commisurato alla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto a febbraio 2026, dall’inizio dell’anno, il prezzo del diesel è comunque aumentato del 20,9%, pari a 34 centesimi in più al litro». Una spesa non ammortizzabile. Gli artigiani di Mestre hanno calcolato che «fare il pieno a un autocarro con massa inferiore alle 7,5 tonnellate costa circa 172 euro in più: un incremento che, su base annua, si traduce in un aggravio di circa 12.350 euro per ciascun mezzo».

Nel nostro Paese circa l’80% delle merci viene trasportato su gomma. La spesa carburante, per effetto del conflitto in Medio oriente, rappresentare un grave fattore di instabilità dei bilanci aziendali, con un peso superiore al 30% ed espone le imprese a seri rischi di sostenibilità economica. I costi operativi sono «difficilmente comprimibili in assenza di interventi strutturali, poiché strettamente correlati sia alla dinamica dei prezzi energetici internazionali sia alla componente fiscale nazionale, che incide in misura significativa sul prezzo finale alla pompa». E c’è di più. Anche la ricarica elettrica, avverte la Cgia, ha subito un aumento boom. Il costo del pieno per un mezzo full electric «è passato da 70 euro a circa 100 euro, con un aumento del 43%».