Leoni d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia 2018, venerdì 30 gennaio, alle ore 21, presenteranno la loro nuova creazione
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Il Teatro Politeama di Catanzaro apre le porte ad una delle esperienze più radicali della scena contemporanea italiana. Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Leoni d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia 2018, venerdì 30 gennaio prossimo, alle ore 21, presenteranno la loro nuova creazione “Metadietro”. All’interno della stagione ideata dal Sovrintendente e direttore artistico Antonietta Santacroce trova spazio anche un viaggio visionario che, tra surreale ironia e crudele comicità, affronta il rischio costante dell’abisso e l’illusione di una possibile salvezza. Al centro della scena, un ammiraglio vestito di blu elettrico tenta di salvare la sua nave, mentre l’equipaggio che lo circonda è accecato da logiche di mercato e interessi individuali. Nessuno è colpevole, eppure il divario nei loro modi di stare al mondo risulta insanabile.
Ironici, provocatori, irriverenti, unici nel loro stile, Rezza e Mastrella – per la prima volta al Politeama - si preparano a stupire il pubblico calabrese con il loro lungo percorso di ricerca sul linguaggio e sul corpo. «Uno spettacolo fantasioso che non si può raccontare, la nostra è un’arte che si differenzia da tutto il resto, per noi la cosa più importante è mettere in moto la dirompenza», commentano i due protagonisti in vista della data. Un lavoro che suscita una profonda riflessione politica in un’epoca complessa: «L’ammutinamento significa rivolta contro le gerarchie e ogni forma di potere che, storicamente, non è mai stata equa. L’avversione è una questione morale». Sul palco si muove anche Daniele Cavaioli, «una presenza poetica e accidentale», che insieme ad Antonio Rezza riempie lo spazio immaginato da Flavia Mastrella. Un duo che a breve festeggerà il traguardo di quarant’anni di lavoro insieme: «Come abbiamo fatto a resistere? Sulle questioni importanti la pensiamo allo stesso modo, nessuno svenderebbe se stesso, è fondamentale mantenere un’identità ed una coerenza, anche ottusa. Per questo non abbiamo mai chiesto soldi allo Stato per produrre i nostri spettacoli, fedeli a quell’idea di ammutinamento».

