«La vicenda Betania non è una storia che intreccia sanità, lavoratori, accreditamenti pubblici e responsabilità istituzionali. È una storia che merita chiarezza, senza sconti e senza pregiudizi»
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La vicenda Betania non è una storia che intreccia sanità, lavoratori, accreditamenti pubblici e responsabilità istituzionali. È una storia che merita chiarezza, senza sconti e senza pregiudizi.
Il sistema “Newco” può essere riassunto in tre passaggi. Primo passaggio: la costituzione della società Karol Betania Strutture Sanitarie, partecipata al 51% dal gruppo Karol e al 49% dalla Fondazione. Una newco che, nelle intenzioni dichiarate, avrebbe dovuto garantire continuità gestionale e rilancio.
Secondo passaggio: l’affitto di 15 rami d’azienda alla nuova società, per quattro anni, senza un corrispettivo economico effettivo. Un’operazione che, secondo quanto emerge dai dati contabili circolati negli anni, avrebbe comportato un mancato introito stimato in circa 4,2 milioni di euro. Risorse che, in un ente già strutturalmente fragile, rappresentavano ossigeno vitale.
Terzo passaggio — il più delicato: il trasferimento degli accreditamenti con il Servizio Sanitario Regionale (SSR). Gli accreditamenti non sono un dettaglio burocratico: sono il cuore economico di una struttura sanitaria. Sono ciò che consente di erogare prestazioni rimborsate dal pubblico e quindi di generare flussi di cassa. Spostare quegli accreditamenti sulla newco ha significato, di fatto, svuotare la Fondazione dei ricavi, lasciandola esposta ai debiti e al rischio di insolvenza.
Qui sta il punto politico e amministrativo: quando si trasferisce il “motore economico” da un soggetto a un altro, occorre spiegare perché e con quali garanzie. C’è un capitolo che non può essere liquidato come voce di corridoio. Molti lavoratori avevano segnalato, anche informalmente, criticità evidenti:
– turni massacranti;
– ritardi nel pagamento degli stipendi;
– contributi non sempre versati con regolarità;
– un clima di forte pressione, con la paura concreta di perdere il posto in caso di esposizione pubblica.
Nessuno era intervenuto !
Non si tratta di accuse generiche, ma di elementi che circolavano da tempo negli ambienti interni. Chi lavorava dentro quelle strutture percepiva che qualcosa non tornava. E quando chi vive una realtà dall’interno inizia ad avere timore per il proprio futuro, la politica e le istituzioni hanno il dovere di ascoltare.
Dov’erano i controlli?
– Chi ha autorizzato il trasferimento degli accreditamenti SSR alla newco?
– Con quali valutazioni di sostenibilità economica e patrimoniale?
– La Regione e l’ASP hanno monitorato l’andamento dei bilanci dal 2016 in poi?
– Sono state effettuate verifiche periodiche sull’equilibrio tra ricavi pubblici, costi del personale e indebitamento?
Quando si parla di sanità accreditata, si parla di risorse pubbliche. Ecco perché l'indagine in corso dovrà verificare se quei flussi siano stati utilizzati per garantire stabilità, investimenti, tutela dei lavoratori, oppure se abbiano alimentato un modello squilibrato.
Incassi SSR e distribuzione degli utili
Vero è che il nodo più critico riguarda la destinazione dei ricavi.
Se gli accreditamenti sono stati trasferiti e i ricavi SSR sono confluiti nella newco, mentre la Fondazione accumulava debiti e i lavoratori subivano ritardi, è legittimo chiedersi:
– dove sono finiti quei flussi di cassa?
– sono stati reinvestiti nel sistema sanitario?
– sono stati distribuiti utili?
– quali decisioni gestionali sono state assunte negli anni in cui l’indebitamento cresceva?
Il terzo settore non è una zona franca.
La natura non profit non può diventare uno schermo dietro cui si compiono operazioni che, pur formalmente legittime, producono effetti distorsivi sul piano sociale.
Se un modello gestionale lascia a terra una Fondazione e mette a rischio centinaia di lavoratori, allora quel modello va analizzato senza paura di scoprire il vaso di Pandora.
*Antonello Talerico, Consigliere comunale di Catanzaro

