Nel mirino finiscono presidenze, consigli di amministrazione e incarichi dirigenziali. Da qui la richiesta di maggiore trasparenza e di un riequilibrio territoriale che restituisca alla città un ruolo coerente con la sua funzione istituzionale
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Il tema delle nomine nelle società partecipate e negli enti regionali riaccende il dibattito sul ruolo di Catanzaro all’interno della Calabria istituzionale. A sollevare la questione è il consigliere comunale Giovanni Costa, che denuncia quello che definisce un progressivo svuotamento del peso del capoluogo nelle principali strutture regionali. Nel mirino finiscono presidenze, consigli di amministrazione e incarichi dirigenziali: una geografia delle nomine che, secondo Costa, avrebbe progressivamente escluso Catanzaro dai luoghi in cui si assumono le decisioni più rilevanti. Da qui la richiesta di maggiore trasparenza e di un riequilibrio territoriale che restituisca al capoluogo un ruolo coerente con la sua funzione istituzionale.
«C'è un dato che nessun comunicato della Cittadella ha mai avuto il coraggio di scrivere: nella galassia delle società partecipate, delle aziende in house, delle agenzie e dei grandi progetti della Regione Calabria, la città capoluogo non esprime più un solo vertice. Non un presidente, non un amministratore delegato, non un direttore generale. Catanzaro ospita le istituzioni regionali, ne subisce gli oneri e ne paga i costi, ma è stata espunta dalla catena di comando. E questo non da mesi: da anni – sostiene Costa – . I numeri sono pubblici e chiunque può verificarli. Il Rendiconto regionale certifica che la Regione detiene diciassette partecipazioni, tra società e fondazioni, per un valore che supera i 112,8 milioni di euro; a queste si aggiungono tredici enti strumentali controllati, da Arsac ad Arpacal, da Calabria Verde ad Arpal, fino ad Aterp e alla Film Commission. Le partecipazioni definite strategiche dalla stessa Giunta sono note: Fincalabra, Sorical, Sacal, Ferrovie della Calabria, Terme Sibarite, Stretto di Messina, Banca Popolare Etica, Consorzio Tech4You. È il perimetro del potere reale, quello che gestisce l'acqua, gli aeroporti, il credito alle imprese, il trasporto su ferro, i fondi comunitari. Ebbene, si scorrano i decreti di nomina e le determine di designazione: la voce del capoluogo non c'è».
Ed ancora: «Si parta da Fincalabra, la finanziaria regionale, oggi organismo intermedio per una quota consistente degli incentivi allo sviluppo economico, cioè la cassaforte operativa della programmazione: la presidenza è stata affidata a un avvocato amministrativista campano, già presidente del Consorzio ASI di Napoli e coordinatore della ZES unica del Mezzogiorno. Un profilo certamente autorevole, ma che fotografa un paradosso: per guidare la finanziaria dei calabresi non si è ritenuto di trovare un professionista non dico a Catanzaro, ma neppure in Calabria. Si prosegua con Sorical, il gestore unico del servizio idrico integrato, la società che entrerà nelle case di tutti i calabresi con la bolletta dell'acqua. Il nuovo consiglio di amministrazione, insediato nel marzo scorso, parla chiaro: presidenza espressa dal Comune di Reggio Calabria, amministratore delegato individuato nel già direttore generale del Dipartimento Programmazione della Cittadella, vicepresidenza indicata dal Comune di Crotone, e a completare l'organo una consigliera designata dal Comune di Lamezia Terme e una candidata alle ultime regionali espressione della politica vibonese. Cinque poltrone, quattro province rappresentate, un assente: il capoluogo. Con un'aggravante che rasenta la beffa: Catanzaro è stato scelto come primo Comune calabrese per il subentro di Sorical nella gestione del servizio idrico, dal secondo semestre 2026. Primi a consegnare le reti, ultimi — anzi, inesistenti — nella governance che le amministrerà».
«Il copione – prosegue la nota – si ripete in Sacal, la società aeroportuale di cui il Comune di Catanzaro è socio storico con il 3,24 per cento del capitale. Dopo la lunga stagione dell'amministratore unico romano, congedatosi per assumere l'incarico di assessore al Comune di Reggio Calabria, il nuovo consiglio di amministrazione varato in estate assegna la presidenza e affianca ad essa un imprenditore lametino, fiduciario del Comune di Lamezia Terme. Anche qui: legittimo, persino fisiologico che Lamezia pesi sullo scalo che ospita. Ma il capoluogo che siede nel capitale non ha ottenuto neppure uno strapuntino. Quanto alle Ferrovie della Calabria, società a partecipazione regionale totalitaria con officine e storia radicate anche nel catanzarese, l'organo di amministrazione è monocratico e non è espressione della città
Il caso più emblematico è però Azienda Zero, l'ente di governance della sanità calabrese, che ha sede proprio a Catanzaro: la guida è stata affidata a un dirigente proveniente dal servizio sanitario dell'Emilia-Romagna. Anche in questo caso nulla da eccepire sulle competenze; molto da eccepire sul metodo di una Regione che colloca le sedi nel capoluogo e i comandi altrove, come se Catanzaro fosse un indirizzo di comodo, buono per la targa e non per le funzioni.
Qualcuno obietterà che le nomine si fanno per merito e non per geografia. Sarei il primo a sottoscriverlo, se fosse vero. Ma è lo stesso presidente della Regione ad aver rivendicato, nel varare la sua Giunta, la «giusta attenzione agli equilibri territoriali», con due rappresentanti per ciascuna circoscrizione. Dunque, il criterio territoriale esiste, viene proclamato e applicato quando si tratta di assessorati; scompare misteriosamente quando si distribuiscono presidenze, direzioni generali e consigli di amministrazione delle partecipate, dove si concentrano risorse, assunzioni, appalti e progetti. Due pesi, una sola misura: quella che penalizza sistematicamente il capoluogo».
«Né si dica che Catanzaro non abbia professionalità da offrire – conclude Costa – La città esprime un foro tra i più antichi e strutturati del Mezzogiorno, una Corte d'Appello, un'università con scuole di medicina, giurisprudenza ed economia, generazioni di dirigenti, commercialisti, ingegneri e manager che guidano strutture complesse in tutta Italia. Il problema non è l'assenza di competenze: è l'assenza di peso politico, ed è un problema che chiama in causa tanto chi nomina quanto chi, nel capoluogo, avrebbe dovuto pretendere rispetto e ha preferito il silenzio.
Non rivendico una logica di appartenenza tribale, che respingo per Catanzaro come la respingo per chiunque. Rivendico un principio istituzionale elementare: il capoluogo di regione non è un ornamento, è una funzione. Chiedo perciò che la Regione pubblichi un quadro trasparente e aggiornato di tutte le nomine nelle partecipate, negli enti in house e nelle fondazioni, con l'indicazione della provenienza territoriale e professionale dei designati, perché i cittadini possano misurare da sé lo squilibrio. Perché una Regione che umilia il proprio capoluogo non danneggia una città: dichiara di non credere nelle proprie Istituzioni».


