Il Sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita interviene a due giorni di distanza dal concerto di Jovanotti per proporre un confronto maturo che vada oltre la contrapposizione politica. Riportiamo di seguito il testo integrale del post pubblicato dal Primo Cittadino.

Archiviato il successo del concerto di Jovanotti (uno dei più grandi concerti nella storia della città) vorrei provare ad utilizzare questa pagina per un ragionamento pacato che sfugga alla solita logica della contrapposizione politica e possa essere utile alla nostra comunità.

In questi mesi Catanzaro ha ospitato una serie di grandi eventi in luoghi diversi e spesso finora mai sfruttati: la fiamma olimpica nella classica Piazza Prefettura, il concerto di Capodanno nell’area Teti, il giro d’Italia tra il Parco della biodiversità e l’area portuale (che sta ospitando numerosi e partecipati concerti), il Pride ed ora il concerto di Jovanotti nell’area inedita di Germaneto. Al di là di aver dimostrato che Catanzaro ha luoghi e capacità organizzative per poter ospitare i grandi eventi, questa serie di manifestazioni sono frutto di una scelta politica che abbiamo assunto alcuni mesi fa e che abbiamo potuto realizzare grazie al supporto della Regione. La scelta è stata quella di aggredire l’isolamento della città, portando l’attenzione del grande pubblico su di noi e attirando sul nostro territorio tanti calabresi. La lenta costruzione di una vocazione turistica, il restyling dell’immagine di Catanzaro, la riaffermazione della sua centralità sono alcuni degli obiettivi che ci proponevamo di raggiungere e che abbiamo certamente conseguito. Ovviamente tutto questo ha un costo elevato sia in termini economici che in termini di lavoro e il dibattito sull’utilità dei grandi eventi è certamente suscettibile di interpretazioni differenti.

Noi crediamo di aver rimesso il capoluogo al centro del villaggio ma sappiamo anche che un pezzo di città pur di distruggere questa amministrazione non si fa scrupolo di distruggere Catanzaro e che in termini di immagine avremmo potuto stravincere solo se avessimo remato tutti dalla stessa parte.

Quest’ultima considerazione è ancora più importante se si pensa che il successo dei grandi eventi, ovviamente, non intacca la debolezza politica della Catanzaro dell’ultimo decennio e l’assenza di una visione strategica sul futuro della città. Cosa sarà Catanzaro nei prossimi anni, cosa vorremmo che diventasse resta un tema insufficientemente esplorato dalla politica cittadina e certamente si potrà obiettare che un Sindaco deve essere il primo ad indicare la strada, ma questo Sindaco resta convinto che la trasformazione di Catanzaro – aggredita nel suo primato sanitario e burocratico, tenuta a bada nel suo futuro universitario e ridimensionata dall’asse di Governo Cosenza/Reggio – sia un impegno da assolvere tutti insieme, oltre le appartenenze politiche e i ruoli, perché possa avere qualche possibilità di riuscita. E mi piacerebbe che a ragionarne con me fosse in primo luogo quel consiglio comunale che invece è stato ridotto ad uno sfogatoio inconcludente e spesso meschino.

I grandi eventi catanzaresi hanno certamente contribuito a veicolare una narrazione diversa della Calabria. Anche di questo si discute in questi giorni. Prima di diventare Sindaco ho cercato in diversi modi – l’attività di Slow Food volta alla scoperta di prodotti e talenti sconosciuti, la rete di scrittori intenti a raccontare storie perdute della nostra terra, l’attivismo anti mafia di Libera – di opporre una contro narrazione della Calabria a quella immagine totalmente sovrapposta al malaffare e alla ‘ndrangheta che si imponeva nel nostro Paese. Ora, io credo che la questione non sia se abbiamo venduto qualcosa che avevamo già (cosa te ne fai di un posto bellissimo se non lo conosce nessuno? Il posto era bellissimo anche prima, ma per farlo conoscere magari serve una trovata pubblicitaria) o se la narrazione veicolata attraverso i grandi eventi sia una narrazione da cartolina stereotipata e superficiale, la questione piuttosto è se siamo capaci di affiancare a questa narrazione un racconto più articolato e profondo che restituisca la complessità della nostra Calabria.

Anche qui torno su quel pezzo di città che si intestardisce in un racconto solo negativo e distruttivo delle cose catanzaresi. Per battere l’avversario bisognerebbe provare ad esserne migliori e non impegnarsi a farlo apparire come il peggiore, perché solo così si contribuirà alla crescita della comunità e non al rafforzamento della logica amico/nemico che tanto – a me pare – oggi condizioni e indebolisca Catanzaro.

In fondo ogni catanzarese, guardando le foto dell’arena stracolma, di bellavista chiusa al traffico, delle migliaia di persone che sfilavano per il Pride, del Parco invaso dalle biciclette, degli aquiloni che volano in cielo spinti dal vento di Giovino dovrebbe canticchiare, l’uno accanto all’altro, una bella canzone che fa “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang siamo noi”.

P.s. Post senza foto, non inseguo l’algoritmo ma il confronto