Grande affluenza alla tre giorni che dal 17 al 19 agosto ha infiammato il paesino catanzarese, chiamando a raccolta rioni, generazioni diverse, abitanti ed emigrati in una festa che sa di riscatto e appartenenza
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Estati tranquille, poche iniziative, poco senso di partecipazione. Per divertirsi, “bisogna andare fuori”. Poi arriva il momento in cui una comunità decide di ritrovarsi rompendo il silenzio. E Vallefiorita ha rotto il silenzio accendendo le strade, riempiendo i vicoli di colori e trasformando un intero borgo nel teatro di un’epopea collettiva. Nasce così la prima edizione dei Valler Games, andata in scena dal 17 al 19 agosto per tutte le vie di Vallefiorita.
L'incantesimo, in realtà, è iniziato molto prima del via ufficiale il 17 agosto. Per giorni, Vallefiorita si è svegliata ogni mattina con una muta diversa. Le squadre hanno lavorato anche di notte per proiettare la propria identità tra i vicoli di ogni quartiere, tingendo muri, archi e balconi con i colori della sfida. Un colpo d’occhio imponente che ha tracciato i confini di una mappa passionale (e che nasce dagli effettivi antichi nomi dei quartieri):
- Suveritu, adagiato sul calore dell'arancione (capitanato da Rocco Tinello)
- Sarvu e Gracia, dipinti di un rosa divino (capitanati da Morgana Rania)
- Ruga dei Sieggi e Chiazza Vecchia avvolti da un blu solenne (con a capo Federica Terella);
- Capucannala e Ridavozza, in un rosso ardente (capitanati da Gabriella Chiarella);
- Bruzi, custodi del marrone della terra (con capitano Maria Grazia Mercurio);
- Guarna e Carvana rinfrescati dal verde della speranza (guidati da Gabriele Coroniti).
Non solo: come evoluzione naturale della sfida, i “tributi” hanno iniziato ad affrontarsi molto prima della gara ufficiale con sfottò ingegnosi, provocazioni astute e “dispetti” studiati, invadendo il campo avversario e alimentando la sete di reazione e di continuità dei giochi, sempre nel pieno rispetto delle parti e nell’ottica della goliardia degli stessi. Il tutto documentato sui social di ciascuna squadra e ricondiviso dalla pagina ufficiale dei Valler Games.
Il sipario è stato aperto da una solenne e spettacolare parata di presentazione. Sfilando uno per volta, i tributi hanno raggiunto la propria postazione al quartier generale (nella piazza adiacente alla villa comunale) tra cori, bandiere e stendardi, culminando nei discorsi ufficiali dei capitani. Parole dense di rispetto, orgoglio e intenti battaglieri che hanno cimentato il patto d'onore prima di cedere la scena alla gara vera e propria.
Ed ecco il momento tanto atteso: l'inizio della caccia. Le squadre si sono sguinzagliate per le vie del borgo in una prova d'ingegno capillare: enigmi, equazioni, calcolo di coordinate e indovinelli da decifrare al volo per scoprire i luoghi segreti dove recuperare i preziosi indizi. Una cooperazione febbrile, dove la logica dei singoli è diventata la forza del gruppo, ciascuno con il proprio talento. Tutto scandito da un ritmo serrato, in cui non sono mancate le prove fisiche, i tornei a carte, le staffette mozzafiato e i quiz a tempo con il fiato sul collo, ma anche prove divertenti come “Labbra Calabria”, consistente nel pronunciare delle frasi muniti di apribocca da dentista, difficili da indovinare, ma facili nello scatenare grasse risate. Fino ad arrivare all'atto conclusivo: la spietata prova della Ghigliottina, che ha tenuto il pubblico con il cuore in gola fino all'ultima parola. E dopo un momento di musica e balli tra tutti i presenti - unendo in una sola danza i giocatori di diverse squadre - ecco l’annuncio del podio: le contrade Capucannala/Ridavozza e Ruga dei Sieggi/Chiazza Vecchia di parimerito al terzo posto, superati da Sarvu e Gracia in seconda posizione, per lasciare il primo posto ai campioni: gli arancioni del Suveritu.
Al di là della competizione, il successo di questa manifestazione ha radici profonde. Nel ruolo di supremo direttore d'orchestra, l'inconfondibile Piero Vespari, vero Master dei giochi, capace di guidare i tempi della sfida con ritmo e teatralità, imprevedibile con i suoi astuti indovinelli inviati ai soli capitani durante la notte, senza che nessuno se lo aspettasse, incarnando la logica di difficoltà degli Hunger Games da cui viene l’ispirazione. Al suo fianco, una squadra infaticabile di organizzatori che ha lavorato dietro le quinte per mesi, garantendo la regolarità della gara grazie alla presenza vigile dei guardiani, angeli custodi posti a sorvegliare la correttezza di ogni singolo rione e che rispondono al nome di Giuseppe Misdea, Denise De Filippo, Maria Squillace, Matteo Rania, Emanuele Di Bella, Mauro Murgida e Salvatore Vitellio.
Ma la vittoria più grande dei Valler Games sta nell'aver dimostrato che i protagonisti non sono stati soltanto i giocatori in campo: è stato un paese intero che si è guardato allo specchio, ritrovandosi comunità vivace, unita e orgogliosa della propria terra, così come ha sottolineato il primo cittadino, Salvatore Megna, anche lui “tributo”. Ne è la prova non solo la partecipazione massiva durante le serate, ma anche la grande disponibilità dedicata all’abbellimento dei quartieri, tra striscioni, drappi, lunghi nastri, bandierine, fantocci e tanto altro. Un tipo di partecipazione che ha commosso squadre e organizzatori, con l’augurio che quello dei Valler Games possa diventare un appuntamento annuale ricco di aggregazione, senso di appartenenza e coinvolgimento comunitario.

