«Caro Gregorio, ci permettiamo di rivolgerci a te così perché davvero, credendo in fondo tu sia una brava persona, proviamo un moto di tenerezza visto che ce la metti tutta ad arrampicarti sui muri lisci e giustificare l’inettitudine della tua maggioranza. E allora, come si fa con i bambini per cui si prova tenerezza, ti raccontiamo una favola, ma senza lieto fine». Così in una nota il gruppo consiliare di Forza Italia replica alle dichiarazioni del consigliere comunale di Catanzaro, Gregorio Buccolieri, in merito ai fondi per l’adeguamento dello stadio comunale. 

«C’era una volta una società calcistica che stava affondando complice una gestione sconsiderata. Ad un certo punto un giovane avvocato di nome Gregorio Buccolieri (ti dice qualcosa?), decide di provare a fare un gioco nuovo. Ad onor del vero il giovane avvocato in questa favola recita la parte del burattino, perché all’epoca a reggere le fila di quella commedia sono altri, così come lo sono anche adesso (ma questa è un’altra storia).

Il gioco nuovo si chiama Tribuna Gianna e consiste nel farsi dare soldi pubblici (come poi avvenne con ben 350.000 euro) per gestire e pagare i debiti di una società privata, quella di calcio, guidata da persona molto vicina all’amministrazione di oggi (basti vedere alcune nomine di parenti che portano lo stesso cognome, ma questo lo vedremo più in là).

Per gli approfondimenti rimandiamo alle fonti giornalistiche del 2010, ma in sintesi possiamo ricordare che il ruolo di Tribuna Gianna era quello di pagare con soldi pubblici i debiti delle ultime gestioni del Fc Catanzaro, lasciando in sella i vecchi soci, consentendo loro di nominare il nuovo cda e negando di fatto al Catanzaro di avere un futuro.

Il giovane avvocato Buccolieri fa in modo che il Comune deliberi la concessione di 350.000 euro al Fc Catanzaro attraverso Tribuna Gianna, che per quella operazione diventa titolare del 46% delle quote. Buccolieri chiede anche la cessione, da parte degli altri soci, di un’ulteriore percentuale (intorno al 10%) per garantire a Tribuna Gianna la maggioranza del pacchetto azionario.

Gli altri soci però rifiutano e rispondono “Non siamo disponibili a prestarci a piccoli e meschini giochi di potere portati avanti da personaggi ben noti che vorrebbero sfruttare le difficoltà del Catanzaro calcio per trasformarlo, grazie oltretutto a soldi pubblici, in una sorta di feudo personale da portare “nel cuore”, scrivono all’epoca.

Il 24 giugno di quell’anno Tribuna Gianna comunica di aver ricapitalizzato il Fc Catanzaro mediante l’utilizzo dei contributi di liberalità degli imprenditori e dell’importo stanziato dal Comune pari a 350.000 euro. Poco dopo Tribuna Gianna dichiara di aver “sottoscritto una scrittura privata per l’acquisto del 10% delle quote di proprietà di Antonio Aiello”.

Buccolieri, anche allora un po’ grafomane, incontra i tifosi per condividere il ruolo e la missione di Tribuna Gianna, il cui compito sarebbe quello di consegnare in mani sicure una società depurata dai debiti, ma senza responsabilità di ricerca del compratore, che spetterebbe invece alle istituzioni. Una singolare triangolazione, i cui benefici stenteranno a palesarsi, a differenza dei costi per la città di Catanzaro.

Il 29 giugno con 34 voti a favore (e nessuno contrario) il Consiglio comunale, in totale buona fede e visti i tempi ristretti, approva la variazione al bilancio per salvare la Fc e, in seguito, vengono trasferiti 350.000 euro sul conto dell’associazione Tribuna Gianna. Quello che il Consiglio Comunale ancora non sa, sono tutti gli errori che Tribuna Gianna commetterà di lì a poco, a partire dall’iscrizione al campionato successivo fatta in modo da ottenere una penalizzazione.

E stendiamo un velo pietoso su com’è andata poi la stagione sul campo. Ci limitiamo però a ribadire l’affondo dei tifosi: «Disapproviamo totalmente l’operato dell’Associazione Tribuna Gianna, nata per garantire i tifosi del Catanzaro. Come associazione di scopo ha ottenuto l’unico obiettivo di regalarci un presidente etereo e consiglieri di provata inesperienza, fallendo clamorosamente il mandato e tradendo la fiducia che la tifoseria aveva riposto nel suo lavoro».

Il giovane avvocato Gregorio Buccolieri dimostrava già all’epoca di essere un burattino, come fa oggi quando parla di “palazzina del Ceravolo”, dimenticando che la “palazzina” fu esclusiva volontà del presidente Cosentino e dell’ingegnere di sua fiducia Romeo. Caro Gregorio, sappiamo che questa favola non ha il lieto fine e ci dispiace davvero. Ma dice qualcuno “prima di atteggiarti a qualcosa che non sei ricordati che c’è gente lì fuori che ti conosce. Fai bei sogni caro Gregorio».