Dal congresso regionale azzurro il governatore rilancia la sua linea riformista: «Non cerco incarichi». Poi rivendica: «Abbiamo fatto la riforma dei Consorzi di bonifica, quella del sistema idrico e dei rifiuti. Ogni volta ci sono state impopolarità e resistenze, ma erano scelte necessarie»
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Nel percorso verso il congresso nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto rivendica il “modello Calabria” non come corrente interna o trampolino personale, ma come metodo politico da esportare nel centrodestra nazionale. Lo fa a margine del primo congresso regionale azzurro in corso a Lamezia Terme, rilanciando la necessità di una forza liberale, riformista e meno condizionata dai “vecchi retaggi” e dalle corporazioni.
Il governatore calabrese e vicesegretario nazionale del partito chiarisce subito il perimetro della sua iniziativa: «Non cerco incarichi», dice ai giornalisti, ricordando il recente rinnovo del mandato alla guida della Regione e i «cinque anni davanti» per completare il lavoro avviato in Calabria. Ma rivendica il diritto-dovere di continuare a esercitare «un’azione di stimolo» dentro Forza Italia e nella coalizione di centrodestra.
Per Occhiuto il nodo è tutto politico e culturale. «Credo che elementi di maggiore riformismo, elementi liberali, debbano essere portati da Forza Italia come ricchezza per un centrodestra capace di vincere le elezioni la prossima volta». Un passaggio che suona anche come una critica implicita all’attuale assetto della coalizione, giudicata spesso dai giovani «ingiallita» e «ostaggio di vecchi retaggi sul tema dei diritti civili».
Nel mirino del presidente finiscono anche le resistenze corporative che, a suo dire, frenano il cambiamento: «A volte il centrodestra e anche il mio partito si dimostrano troppo sensibili alle istanze delle corporazioni». Cita esplicitamente tassisti e medici di base, precisando però che «le corporazioni vanno ascoltate», ma che le riforme devono essere costruite «guardando ai bisogni dei cittadini».
È qui che Occhiuto richiama l’esperienza calabrese. «Abbiamo fatto la riforma dei Consorzi di bonifica, quella del sistema idrico e dei rifiuti. Ogni volta ci sono state impopolarità e resistenze, ma erano riforme necessarie». Da qui l’idea di un “metodo Calabria” fondato sulla capacità di assumersi il costo politico delle decisioni per modernizzare la macchina pubblica. Il governatore guarda quindi al futuro di Forza Italia, immaginandola di nuovo come «quella creatura innovativa e moderna che voleva Berlusconi», una forza «liberale» capace di arricchire una coalizione che definisce «ottimamente guidata da Giorgia Meloni». Alla presidente del Consiglio riconosce «un carisma straordinario», ma chiede un centrodestra «più aperto alle sensibilità di chi vuole riforme, libertà e liberismo nell’economia e nei diritti».


