Dal Sì di Reggio Calabria al trionfo del No a Catanzaro e Cosenza, fino ai dati netti di Crotone e Vibo Valentia: il voto disegna una regione meno allineata al centrodestra di governo, trasformando la consultazione in uno stress test politico territoriale
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Tre indizi fanno una prova. E nel caso del referendum sulla riforma Nordio, la Calabria consegna ben cinque segnali politici netti, che vanno ben oltre il dato numerico e interrogano direttamente gli equilibri del centrodestra regionale e nazionale.
Il primo dato arriva da Reggio Calabria, unica grande città in controtendenza. Qui il “Sì” riesce a prevalere, superando il 53%, in un contesto storicamente favorevole a Forza Italia. È difficile non leggere il risultato anche come un riflesso del radicamento azzurro sul territorio e, in particolare, del peso politico di Francesco Cannizzaro. Più che un semplice voto sul merito della riforma, appare come una prova di tenuta di una filiera politica ben strutturata.
Secondo elemento: Catanzaro. Qui il “No” non solo vince, ma travolge, superando il 59% e arrivando oltre il 61% nel capoluogo. Un risultato che assume inevitabilmente un significato politico per Fratelli d’Italia e, in particolare, per Wanda Ferro, figura di primo piano del partito e sottosegretaria agli Interni. Parlare di sconfitta personale (in un territorio che esprime, tra gli altri, anche il vicepresidente della giunta regionale Filippo Mancuso in quota Lega, l’assessore di Fdi Antonio Montuoro, e il consigliere regionale e segretario provinciale di Forza Italia, Marco Polimeni) può essere eccessivo, ma è evidente che il territorio non ha risposto alla chiamata del centrodestra come ci si poteva attendere.
Il terzo dato è forse il più politico di tutti: Cosenza. Qui il “No” assume dimensioni plebiscitarie, sfiorando il 70% in città e consolidandosi ben oltre il 63% a livello provinciale. Un risultato importante anche alla luce del fatto che si tratta della provincia del governatore Roberto Occhiuto.
Il quadro si rafforza guardando alle altre due province calabresi. A Vibo Valentia i dati definitivi delineano un vantaggio netto per il “No”, che si attesta al 56,99%, con uno scarto superiore ai 13 punti percentuali. Ancora più marcato il risultato in provincia di Crotone, dove il “No” raggiunge il 58,23% contro il 41,77% del “Sì”, con un distacco di quasi 17 punti. Nel capoluogo pitagorico il divario è ancora più ampio, con il “No” che tocca il 62%.
Nel complesso, la Calabria si configura come una delle roccaforti del “No”, stabilmente sopra il 57%. Certo, le competizioni sono diverse. Ma questo referendum, definito da molti uno stress test per il Governo, finisce inevitabilmente per diventarlo anche per la giunta regionale. E i segnali che arrivano dal territorio raccontano una Calabria politicamente più complessa e meno allineata di quanto i risultati delle ultime regionali lasciassero immaginare.

