Continua la polemica a distanza tra il consigliere comunale leghista Eugenio Riccio e la presidente di Italia Nostra Elena Bova sulla questione Dune di Giovino.

«Leggo con stupore che Italia Nostra, con la responsabile cittadina Elena Bova, oggi è in passerella a Giovino per la “riqualificazione” delle Dune»

Contrattacca Riccio dopo la risposta della Bova.

«E allora viene da chiedere: Elena Bova, cosa è cambiato dal febbraio 2024?

Nel febbraio 2024 lei stessa, sulle pagine di CatanzaroChannel.it, si schierava a difesa delle Dune contro l’Amministrazione Fiorita. Parole sue, non mie:

Catanzaro, Italia Nostra boccia il progetto di pista ciclabile tra le Dune di Giovino. L’area demaniale su cui è stato segnato il tracciato non può essere toccata in quanto di pregio naturalistico. La stessa zona è oggetto di una proposta di legge regionale perché sia elevata a parco marino protetto... Il Comune di Catanzaro riveda il progetto preservando le Dune di Giovino da ogni intervento.”

Aveva ragione lei. L’area è un gioiello naturalistico: gigli di mare, caretta caretta, un ecosistema rarissimo. E aveva ragione a chiedere che non fosse toccato.

Eppure, nel silenzio generale di chi oggi è tornato a fare iniziative, il Comune di Fiorita ha realizzato sulle Dune una striscia di cemento spacciata per “ciclabile”. Un ecomostro vero, sotto gli occhi di tutti.

Dunque la domanda è una sola: cosa è cambiato?

Forse vi ha fatto cambiare idea il finanziamento della Regione per “tutelare” non si sa bene cosa, davanti allo scempio della ciclabile?

Se i soldi fanno tornare la vista ai ciechi, lo scempio perpetrato sulle Dune dal Sindaco Fiorita è ancora lì. Intatto. E grida vendetta.

Il cemento non lo ha rimosso nessuno. La pineta devastata è sempre lì. Le fogne a cielo aperto sono sempre lì.

Non si fa ambientalismo a comando. Non si difendono le Dune a febbraio 2024 e si fa finta di niente a giugno 2026 perché arriva un finanziamento.

Le Dune di Giovino meritano coerenza, non comparse. Meritano – conclude Riccio – chi le difendeva quando era scomodo, non quando fa comodo per un selfie o una passeggiata»