«Mentre la politica brinda ad un sistema "policentrico", la realtà descrive una ingiustizia distributiva senza precedenti» – E’ l’incipit di una riflessione affidata alla stampa dal vicepresidente Codacons Francesco Di Lieto. 
«I 700mila euro per il Pronto Soccorso del “Pugliese” – scrive il legale catanzarese – sono una elemosina elettorale, una verniciata su una struttura che scoppia. Una cifra ridicola rispetto ai fiumi di denaro che l'area universitaria drena per gestire, paradossalmente, solo la "bassa intensità".

La "comfort zone" dei baroni

Il PS "leggero" a Germaneto è il capolavoro tattico del baronato: assistenza senza il disturbo dell'urgenza vera. A Germaneto il privilegio della "bassa intensità". Si selezionano i casi facili, quelli che non sporcano i camici, permettendo carriere e ricerca nel silenzio asettico, lontano dall'odore del sangue e della morte imminente.
Al “Pugliese” La condanna della trincea. Si scarica qui la "carne da cannone", i politraumi e l'emergenza disperata, lasciando medici e pazienti a combattere in un inferno sotto-finanziato.

La roulette russa del cittadino.

«Il vero dramma è il triage fai-da-te – conclude Di Lieto – In preda al dolore, l'utente deve farsi la diagnosi da solo: "Vado a Germaneto o al Pugliese?". Se sbagli strada e la tua diagnosi non è corretta, la responsabilità è solo tua. I baroni diranno che "non avevano i mezzi", la politica parlerà di "specializzazione", e tu resterai l'unico colpevole di aver sbagliato diagnosi mentre muori.
Un pronto soccorso 'mini' per blindare le carriere accademiche, trasformando la salute in una lotteria diagnostica rimessa all'istinto del malato. Se indovini il percorso ti salvi, se sbagli l'autodiagnosi muori per strada: a Catanzaro la vita del cittadino vale meno della comodità di un barone».