Mentre la riforma Schillaci si arena e i sindacati dei camici bianchi restano contrari alle novità previste per i medici di famiglia si apre il fronte degli investimenti del Pnrr: «Dubito che nella regione si riesca ad aprire strutture dotate di servizi»
Tutti gli articoli di Sanità
PHOTO
«Chiaramente non voglio che la regione fallisca, però nutro qualche dubbio che si riesca ad aprire case di comunità funzionali e dotate di tutti i servizi». A dirlo è il segretario nazionale della Fmt, Francesco Esposito, all’indomani delle notizie che indicano come quasi fallito il piano di trasferire i medici di medicina generale nei ruoli della dipendenza per metterli al servizio nelle case di comunità, di imminente nascita.
Esposito racconta l’andamento delle ultime due riunioni tra esponenti istituzionali e sindacali. «Abbiamo avuto due incontri al ministero alla presenza del ministro Orazio Schillaci, del sottosegretario Marcello Gemmato, dell’assessore della Regione Lombardia Guido Bertolaso, del presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga ed è stato sempre presente il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. A spingere per l’attuazione del passaggio del medico dal regime di convenzione alla dipendenza soprattutto Fedriga, Rocca e Bertolaso. Ma già in quell’occasione erano emersi screzi con il sottosegretario Gemmato e il rappresentante di Forza Italia perché si erano mostrati contrari».
«Si sono dette contrarie soprattutto le organizzazioni sindacali – ha evidenziato Esposito – quanto meno due su quattro, tra cui la più rappresentativa. Tutti contrari a questa forma di dipendenza che mina il rapporto fiduciario con il paziente. Ad esempio, se uno si frattura una gamba e va in ospedale non trova sempre lo stesso ortopedico, ma in questo caso non è un problema in quanto si vuol semplicemente verificare lo stato della frattura.
Con il medico di base invece cambia perché se nella casa di comunità trovo sempre un medico diverso si perde la continuità assistenziale. Il medico di famiglia segue il paziente e quindi consiglia durante l’intero percorso della salute». La riforma, dopo le proteste e gli scioperi annunciati da Fimmg e le perplessità espresse anche da esponenti della maggioranza di Governo, sembra essere rimasta nel pantano.
«Si dovrà in ogni caso fare un decreto entro il 30 giugno perché il problema delle case di comunità resta» evidenzia Esposito. «Noi avevamo anche fornito la disponibilità dei medici a prestarvi servizio con un debito orario e riorganizzando gli assetti degli studi medici. Questa resta la via maestra: fare immediatamente l'atto di indirizzo, rinnovare la convenzione che stabilisce le regole con cui i medici operano all'interno delle case di comunità. Tutte le altre sono scorciatoie che creano più problemi che soluzioni».
Il problema chiaramente riguarda anche la Calabria, la nascita di nuove strutture richiederà necessariamente l’individuazione e l’impiego di operatori sanitari che al momento sono di difficile reclutamento. «So che ultimamente c’è stata una accelerazione sul fronte degli investimenti, però non sono sicuro che si riesca ad aprire case di comunità funzionali» sottolinea Esposito. «Simili strutture funzionano se ci sono medici di famiglia, infermieri di famiglia, specialisti e tutti quei servizi che rappresentano il contenuto essenziale capace di fornire risposte ai cittadini, quanto meno una diagnosi di primo livello.
Non ho idea se le Asp in questo momento siano attrezzate per riuscirvi, certamente c'è qualche esempio virtuoso. Sul versante montano del Reventino a breve sarà aperta una casa di comunità funzionale perché lì sarà trasferita un'intera AFT (aggregazione funzionale territoriale, ndr). Ci saranno infermieri, medici, servizi, ma non so quante di queste realtà sono diffuse e già presenti sul territorio».


