E' chiamata mitologicamente anche sindrome di Atlante, a rappresentare il peso opprimente dei dolori muscolo-scheletrici.

In Calabria, dove la Fibromialgia ha un quadro normativo ancora inapplicato, i pazienti affrontano sofferenze fisiche e morali indicibili.

«Soffro di cento sintomi – dice in esclusiva al nostro Network LaC Paolo Costa, pensionato catanzarese nel suo letto del quartiere Sala –  non riesco a camminare, sono tutto bloccato, mani, gambe. Faccio la terapia del dolore all’ospedale Ciaccio e questo – indica spostando il pigiama dal collo – è un cerotto di morfina, ma non mi fa niente. Dice il dottore Maglio che forse con l’ozonoterapia potrei avere qualche effetto migliore».

E allora la sua richiesta al sistema qual è?

«La fibromialgia è stata inserita nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) con accordo Stato-Regioni nell'autunno 2025, riconoscendola come patologia cronica e invalidante, ma inizialmente solo per le forme più severe, dando diritto a esenzioni per visite reumatologiche, psichiatriche e sedute riabilitative». 

Questo riconoscimento, frutto di anni di battaglie, apre la strada a cure più concrete e pone fine all'idea che la malattia non esista, anche se l'effettiva attuazione e l'estensione a tutti i casi sono ancora processi in corso. Del resto il codice fibromialgia non c'è, sostituito da voci come artrosi.

«In Calabria è stata approvata pure dalla Regione, ma ancora il Presidente Roberto Occhiuto non ha fatto gli ambulatori per quanto riguarda le sedute fisioterapiche ed i massaggi». 

Dal pieno vigore fisico di onesto lavoratore al letto con decine di sintomatologie: a 58 anni come si sente, Paolo?

«Mi sento perso – risponde mentre una lacrima scende furtiva – mi sento un uomo fallito. Anche l’Inps mi ha negato l’accompagnamento chiedendomi o supponendo che io possa gestirmi da solo. Io dico solamente, gentilmente, sia al governo che sia alla regione di fare il più presto possibile. I dolori fisici non dormono e non conoscono festività…!».