«Siamo convinti che dalla tragedia debba derivarne un impegno più forte per la vita: fare più trapianti e non meno, e fare sempre meglio»
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Trapianto: un argomento ancora discusso per la mancanza d'informazione corretta, per la scarsa sensibilizzazione, per leggi poco divulgate. Mentre migliaia di uomini, donne e bambini attendono un trapianto che possa dar loro una nuova vita, Aned, l' Associazione Nazionale emodializzati dialisi e trapianto , è impegnata da anni ea vari livelli per cercare di migliorare la situazione, per eliminare i dubbi e far crescere la solidarietà. L'ultimo incontro in ordine di tempo è andato in scena all'Istituto Tecnico Tecnologico Malafarina di Soverato , in occasione della Giornata Mondiale del rene. L'incontro con gli studenti dal titolo “salute renale per tutti.
L'evento
Trapianto, una parola che vale una vita, un dono senza prezzo. Sono stati tanti dunque gli spunti di riflessione di una mattinata intensa difronte all'attenta platea di studenti delle quinte classi, incuriositi dell'argomento e dagli interventi in programma ai quali è stato dato ampio spazio dopo la proiezione di un cortometraggio realizzato dal Centro Nazionale Trapianti , con la partecipazione di attori del calibro di Tognazzi. L'attenzione si è poi spostata sulla prevenzione della malattia renale cronica e sulla cultura della donazione degli organi per trapianto. A scandire i vari momenti è stato il docente dell'istituto e dirigente Aned Calabria, Francesco Tassone . Di particolare interesse gli interventi di Aldo Caldesi, anche lui dirigente Aned Calabria, e di Salvatore Chiarella , direttore del dipartimento rete nefro-dialitica area centro.
L'interesse degli studenti
«Siamo molto soddisfatti di come sia andato l'incontro - hanno commentato i responsabili Aned -. Per chi si impegna quotidianamente come noi in questo settore, è stato davvero gratificante registrare l'interesse dei ragazzi che sono intervenuti, anche con una serie di domande precise e puntuali. Un interesse che abbiamo apprezzato come poche altre volte, evidentemente perché ben preparati sull'argomento. Inoltre abbiamo distribuito agli alunni degli opuscoli informativi con all'interno una “dono card” riconosciuta dal Ministero della Salute, un modo per favorire ancora di più la conoscenza e la comprensione dei temi trattati».
Temi che, oggi più che mai, sono al centro dell'attenzione dunque. Che per colpa di errori fatali hanno portato alla ribalta l'argomento della donazione degli organi, scatenando un dibattito acceso che abbraccia speranza, fiducia nelle istituzioni sanitarie, dolore della perdita ed etica.
La tragedia del piccolo Domenico
«La drammatica storia del piccolo Domenico, della sua famiglia e dei sanitari coinvolti nell'intera rete, ha lasciato un segno in ciascuno di noi, dializzati o trapiantati - ha commentato il dirigente Aned, Pasquale Scaramozzino -. Questo caso ha avuto un effetto naturalmente molto toccante. Sappiamo che l'errore umano fa parte della vita ma qui è stato grossolano e speriamo che da questa esperienza il centro trapianti tragga il giusto insegnamento a partire da una considerazione che prima di me ha fatto Veronesi: è fondamentale che nei centri trapianto ci sia la manualità, quindi non si può accettare, come in questo caso, un trapianto di cuore all'anno, come non si possono accettare pochi trapianti di rene in un centro trapianti renali. Questa è la situazione su cui bisogna riflettere soprattutto per evitare altre tragedie in futuro. Gli errori umani non sono ammissibili. Quella dei trapianti deve essere una macchina perfetta ». «Siamo convinti che dalla tragedia debba derivarne un impegno più forte per la vita: fare più trapianti e non meno, fare sempre meglio - ribadisce Aned nazionale -. Noi siamo volontari, pazienti, familiari, donatori. Siamo parte della comunità dell'Associazione Nazionale Emodializzati, Dialisi e Trapianto. Ma prima ancora siamo persone che hanno conosciuto la malattia, l'attesa, la speranza, la paura, la gratitudine. E sentiamo il bisogno di rivolgerci a tutti. Non solo a chi vive direttamente l'esperienza del trapianto, ma anche a chi pensa che sia un tema lontano dalla propria vita. Non lo è. Ogni trapianto è una possibilità di vita che rinasce . Ogni lista d'attesa è un tempo sospeso. Ogni donazione è una scelta che trasforma il dolore in speranza. E ogni vicenda drammatica che coinvolge un paziente, una famiglia, un'equipe sanitaria, interroga l'intero sistema e ciascuno di noi».
«Senza donazione non c'è trapianto»
Il trapianto in Italia rappresenta un'eccellenza clinica e organizzativa riconosciuta a livello internazionale: «Nel 2025 sono stati effettuati in Italia ben 4500 trapianti. Ma, a differenza di qualunque altro intervento, il trapianto può esistere solo se esiste un organo disponibile - ribadisce l'associazione -. Senza donazione non c'è trapianto. Senza una volontà espressa in vita, non c'è possibilità di cura per chi partecipa. I trapianti sono interventi salvavita. Non esiste alcuna equazione tra morte e trapianto: la morte è una condizione dell'esistenza umana; la donazione è invece un atto di responsabilità e di solidarietà che appartiene alla vita, alla scelta consapevole di ciascuno. Le statistiche ci ricordano un dato semplice e spesso ignorato: è molto più probabile avere bisogno, nel corso della vita, di un trapianto, che diventi effettivamente donatori. Questo significa che la cultura della donazione non è un gesto che riguarda “gli altri”, ma una forma concreta di tutela reciproca».
Ai cittadini viene dunque chiesto di informarsi, di riflettere e di esprimere la propria volontà in modo consapevole. Ai pazienti di non perdere fiducia: «il vostro diritto alla cura è fondato nella nostra Costituzione e nella coscienza civile del Paese. Alla generalità dei professionisti sanitari esprimiamo rispetto e gratitudine per un lavoro complesso, delicato, spesso svolto in condizioni difficili. Alle istituzioni chiedono di continuare a investire nel rafforzamento della rete trapiantologica, nell'organizzazione, nella trasparenza, nella comunicazione».
Tutelare la vita
«Da ogni esperienza, anche la più dolorosa, dobbiamo trarre insegnamenti . Non per polemiche alimentari, ma per migliorare. Non per dividere, ma per rafforzare un sistema che è come unico obiettivo la tutela della vita. La posta in gioco è altissima: è la vita di bambini, donne e uomini che possono tornare a studiare, lavorare, amare, costruire futuro grazie a un organo ricevuto in dono. La donazione è un gesto semplice nella sua espressione, ma immensa nelle sue conseguenze – conclude Aned -. Facciamo in modo che sia una scelta ancora più consapevole, condivisa, sostenuta da una comunità unita. Con speranza e responsabilità».



