Evidenziate le criticità che ancora attanagliano l’assistenza regionale: liste d’attesa, migrazione sanitaria e l’incognita di Azienda Zero
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La fine del commissariamento, peraltro ancora non formalizzata dal governo, lascia sul tappeto tutte le grandi emergenze della sanità calabrese: l’emigrazione sanitaria che ha raggiunto un nuovo record nel 2025, liste di attesa infinite, persone costrette a rinunciare alle cure. Da qui la proposta del Partito Democratico che rimette al centro il tema della sanità pubblica e della concreta attuazione dell’art. 32 della Costituzione.
Questi i temi affrontati nell’iniziativa promossa dal Partito Democratico di Lamezia Terme sulle prospettive dalla sanità regionale dopo l’annunciata fine del commissariamento. A introdurre la discussione, la consigliere comunale Lidia Vescio che si è soffermata sulle peculiarità della situazione lametina «con un ospedale che rappresenta un presidio fondamentale che serve un comprensorio di oltre 150.000 abitanti, oggi ridimensionato sul piano del personale e incapace di dare risposte adeguate ai cittadini».
Per il vicesegretario del Pd di Lamezia, Francesco Carito «la fine del commissariamento finora è solo verbale, ancora non abbiamo visto nessun Dpcm dal governo. Quello che appare evidente è lo scambio al ribasso tra l’uscita della sanità calabrese dal commissariamento e il Sì di Occhiuto alle pre-intese sull’autonomia differenziata, tema su cui il presidente Occhiuto fino a qualche mese fa aveva assunto una posizione contraria rispetto alla linea del governo Meloni.
A pagare sulla loro pelle le conseguenze di questo baratto, saranno i cittadini calabresi, ancora una volta colpiti da un’operazione come quella dell’autonomia differenziata che cristallizzerà e rafforzerà le differenze tra le regioni del Nord e del Sud nell’accesso e nella qualità dei servizi sanitari».
«Costruire una rete territoriale efficiente, che finora non è stata costruita. Investire sul capitale umano “interno”, visto l’evidente fallimento dell’operazione medici cubani: fermo restando l’abnegazione dei professionisti, è stata evidente la differenza di approccio al paziente, per cui non si sono ottenuti i risultati sperati. Investire sugli ospedali. Rafforzare la digitalizzazione».
Queste le proposte del presidente del Pd Lamezia Terme Luigi Muraca per il quale «con il commissariamento e il piano di rientro l’esigenza di risanamento finanziario si è trasformata in barriera nell’accesso alle cure. Questo non sarebbe mai dovuto accadere. Il risanamento finanziario da solo non basta e i dati lo dimostrano: i livelli essenziali di assistenza (LEA) sono ben lontani dalla soglia dei 230 punti che si ritiene accettabile, le liste di attesa sono in enorme difficoltà, nel 2025 la Calabria ha dovuto pagare oltre 320milioni di euro alle altre Regioni per cittadini che sono stati costretti a curarsi fuori dai confini regionali».
Sull’ospedale di Lamezia, per Muraca «oggi è uno spoke solo sulla carta, perché non ha le caratteristiche che uno spoke dovrebbe avere: non siamo lo spoke di Castrovillari o di Paola con il reparto di emodinamica, siamo un ospedale che al contrario ha visto ridursi senza posti letto reparti che fino a qualche anno fa erano eccellenze, come i reparti di otorino e oculistica». Da qui la proposta: «Far entrare l’ospedale di Lamezia nella rete della formazione universitaria di Germaneto, per dare nuova linfa attraverso gli specializzandi che saranno i medici del futuro».
«L’autonomia differenziata esiste già nei fatti: da quando la sanità è stata regionalizzata già le regioni più ricche hanno servizi sanitari altamente più qualificati di quelle delle regioni più in difficoltà», ha affermato il sindaco di Soveria Manelli Michele Chiodo che ha posto l’accento sulla necessità di un ritorno della buona politica nella sanità, come il comitato dei sindaci e le consulte “tutti organismi che in questi anni, per via del commissariamento, non hanno avuto ragione neppure di riunirsi».
«Fermare la deriva della privatizzazione» è il monito dell’esponente del Pd lametino Milena Liotta che ha indicato alcuni dati «emblematici della progressiva deriva privatistica della sanità: il dato il delle performance al 23% che vede la Calabria all’ultimo posto tra le regioni italiane, quasi 6 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi, un deficit di 118 milioni di euro della sanità regionale certificato dalla Corte dei Conti, 41 milioni 300mila euro spesi dai cittadini per curarsi privatamente».
Ricorda Tina Anselmi «che ha rivoluzionato la sanità italiana rendendola unica e universalistica» , la responsabile sanità del Pd lametino Elvira Falvo, che ha lanciato al presidente Occhiuto la sfida di sfruttare l’uscita del commissariamento «per realizzare nuove strutture e nuovi servizi, ridurre le tasse ai cittadini calabresi, riattivare le istituzioni democratiche che in questi anni sono stati ferme come il comitato ristretto, la conferenza dei sindaci, le consulte di associazioni e cittadini». Su Lamezia, Falvo ricorda «la lunga tradizione di assistenza del nostro territorio» e «le eccellenze che devono essere valorizzate come il centro di ricerca neurogenetica, che è stato il primo nella nostra regione, il il polo Inail nell’area ex sir» rilanciando quindi la necessità di «agganciare Lamezia alla rete di formazione universitaria».
Parla senza mezzi di termini di “baratto”, il capogruppo Pd in consiglio regionale Ernesto Alecci, quello tra «autonomia differenziata e uscita dal commissariamento. Lo dimostra il fatto che a proporre l’uscita dal commissariamento non è stato il ministro della Salute Schillaci, ma Calderoli. Una vicenda che si può sintetizzare in un’immagine: quella dei cacciatori che liberano la lepre in campo per poi spararle alle spalle. La Calabria è stata liberata dal commissariamento per poi essere ammazzata dall’autonomia differenziata».
Secca bocciatura sulla legge azienda zero «portata in consiglio regionale cinque anni fa dal presidente Occhiuto come la rivoluzione della sanità, che invece non ha prodotto nulla: l’emigrazione sanitaria è costata alla Calabria 326milioni di euro nel 2025. Ormai si emigra non solo per interventi particolari ma anche per esami diagnostici più semplici. I calabresi non si fidano dei proclami di Occhiuto».
Per il senatore e segretario regionale del Pd Nicola. Irto, «i 326milioni di euro che la Regione Calabria ha dovuto pagare alle altre regioni nel 2025 è il dato che più degli altri certifica il fallimento della politica di Occhiuto. In cinque anni, Azienda Zero ha prodotto zero: solo spreco di risorse pubbliche». Fallimento anche sul fronte del Pnrr «che da quanto sappiamo non sarà prorogato. Circa il 60% delle risorse assegnate alla Calabria non sarà utilizzato».
Irto, sottolineando la capacità di iniziativa del Pd di Lamezia, ha evidenziato «il dovere, come Pd, non solo di fare opposizione ma di costruire, a partire dal tema della sanità, insieme alle altre forze progressiste, quell’alternativa politica che la nostra regione merita. Un grande partito come il nostro deve mettere proposte in campo».

