Secondo il sindacato sono migliaia i profili assenti negli organici aziendali. Si chiede un investimento anche in vista di una possibile stabilizzazione dei professionisti
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Il Si Cobas Calabria chiede la stabilizzazione del personale assunto con contratto a tempo determinato nelle aziende del servizio sanitario calabrese. La richiesta arriva dai coordinatori regionali del sindacato Roberto Laudini e Simone Scandale che dichiarano di «condividere in pieno il percorso intrapreso da Azienda Zero».
I coordinatori sindacali chiedono di «dare stabilità ai nostri nosocomi ospedalieri dal momento che mancano oltre 5.000 sanitari fra oss, infermieri e medici. Ad oggi – specificano - in molte aziende non si garantiscono i LEA. Nel comparto sanità ci sono molte figure che lavorano con contratto a tempo determinato dagli oss, infermieri, tecnici, ostetriche, fisioterapisti».
Per tutte queste figure il Si Cobas chiede la proroga dei contratti e la stabilizzazione: «Nonostante la redazione dei piani di fabbisogno, la presenza di personale sanitario è sempre bassa e la permanenza del personale sanitario è fondamentale».
Il sindacato chiede la permanenza in servizio dei lavoratori precari con contratto a tempo determinato in tutte le aziende sanitarie e ospedaliere della Calabria. «Nel periodo estivo è fondamentale avere il personale sanitario a tempo determinato in quanto necessario per garantire le ferie dopo un duro anno di lavoro. Come Si Cobas Calabria lavoriamo al fianco dei lavoratori per la giustizia sociale e per fare alzare la testa, ogni lavoratore deve affrontare le difficoltà in prima persona senza paura e timore.
Il Muro di Gomma nella sanità pubblica calabrese può essere abbattuto ma serve un cambiamento radicale di pensiero. La politica specula perché vede un bacino di voti e di consensi sempre utile per il raggiungimento dei loro scopi.
Noi persone libere camminiamo a testa alta e lotteremo sempre per difendere i diritti dei lavoratori e per dare risposte ai cittadini che hanno bisogno di una sanità pubblica libera e non ostaggio dei poteri forti».

