Il giudice del lavoro ha ordinato all’azienda di cessare la condotta antisindacale. Lo fa sapere il sindacato Nursing Up che aveva promosso il ricorso
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Il Tribunale di Crotone –sezione Lavoro, con decreto del 15 maggio 2026, ha accolto integralmente il ricorso promosso dal sindacato Nursing Up contro l’Asp di Crotone, riconoscendo la natura antisindacale della condotta tenuta dall’azienda sanitaria in merito al diniego di spazi idonei per lo svolgimento delle assemblee sindacali.
«Una pronuncia di straordinaria importanza che riafferma, con assoluta chiarezza, il valore costituzionale della libertà sindacale e del diritto dei lavoratori ad essere informati, partecipare e confrontarsi sulle questioni che riguardano il proprio futuro lavorativo» scrivono in una nota il segretario regionale Stefano Sisinni ed il dirigente sindacale referente territoriale Giuseppe Federico.
Il giudice del Lavoro ha stabilito che l’Asp di Crotone non ha garantito un locale realmente idoneo allo svolgimento delle assemblee sindacali, ledendo di fatto il diritto sancito dalla Costituzione Italiana e dall’articolo 20 dello Statuto dei Lavoratori. Il Tribunale ha quindi ordinato all’azienda di cessare la condotta antisindacale e di mettere tempestivamente a disposizione del Nursing Up un locale adeguato per poter organizzare le assemblee dei lavoratori.
«Si tratta di una vittoria che non appartiene soltanto al Nursing Up, ma a tutti i lavoratori della sanità e non solo, perché riafferma un principio fondamentale: il diritto sindacale dev’essere rispettato e non può essere in alcun modo osteggiato da parte delle aziende pubbliche. Questa sentenza rappresenta un precedente importantissimo per tutta la sanità calabrese.
Nessuno può impedire ai lavoratori di riunirsi, confrontarsi e conoscere ciò che riguarda il proprio futuro professionale. Il diritto di assemblea è a fondamento dell’agire sindacale e non può essere legato alla discrezionalità di qualcuno» aggiungono il segretario regionale Stefano Sisinni ed il dirigente sindacale referente territoriale
Giuseppe Federico, dimostrandosi molto rammaricati per l’epilogo di questa triste vicenda che si sarebbe potuta risolvere diversamente, se l’Asp di Crotone avesse dimostrato il giusto rispetto dei diritti dei lavoratori e di chi li rappresenta, e invece si trova condannata a pagare le spese di lite nella somma di € 3.150,00 per soli compensi di avvocato, oltre rimborso forfettario spese generali, IVA e CPA.
Risorse economiche che potevano essere spese per le cure e l’assistenza sanitaria ai cittadini.
Alla luce dell’odierna sentenza il sindacato ha già annunciato che chiederà nuovamente all’Asp di Crotone l’autorizzazione a svolgere un’importante assemblea sindacale, con i lavoratori del Seu 118, proprio per approfondire la tematica relativa al passaggio di funzioni dell’area emergenza urgenza prevista dal DCA n. 62/2026, concernente il trasferimento del personale ad Azienda Zero, tema che interessa migliaia di lavoratori della sanità calabrese e rispetto al quale il sindacato ritiene indispensabile garantire massima informazione, confronto e partecipazione.
«Continueremo a difendere i diritti dei lavoratori in ogni sede, con fermezza e responsabilità. Questa sentenza dimostra che avevamo ragione e che il rispetto delle libertà sindacali non è una concessione, ma un obbligo previsto dalla Legge e dalla Costituzione» concludono Sisinni e Federico.

