VIDEO| Da 120 casi trattati nel 2019 a 515 nel 2025. Abbonante: «Speriamo di continuare con questo trend e che le donne continuano a darci la loro fiducia
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«Esorto tutte le donne calabresi ad andare a fare le ecografie e le mammografie periodiche nei centri screening possibilmente, o in altri centri che hanno buone apparecchiature buoni professionisti che possono prevedere e precedere l'insorgenza di una malattia». Prevenzione resta la parola chiave per il responsabile della Breast Unit del presidio pugliese dell'azienda Dulbecco di Catanzaro, Franco Abbonante , che insiste sulla diagnosi precoce attraverso programmi di screening che rappresentano un sostegno concreto per la lotta contro il tumore al seno. «Il nostro obiettivo è sempre quello di cercare di stimolare la prevenzione in Calabria. Siamo purtroppo fanalino di coda per quanto riguarda questa abitudine a controllarsi in tempo. Io esorto sempre le donne a farlo, ea farlo costantemente perché non bisogna temere di fare gli esami. Bisogna temere quando non si fanno. Gli esami salvano la vita perché una patologia in forma iniziale guarisce nel 100% dei casi».
Stop alla migrazione sanitaria: i numeri della Breast
Intanto il centro integrato per la cura dei tumori della mammella continua a rappresentare una preziosa risorsa, limitando la migrazione sanitaria. «Questa è una grande soddisfazione perché siamo passati da 120 casi nel 2019 quando abbiamo iniziato a interessarci al problema, e oggi siamo arrivati a 515 nuovi casi di tumore della mammella trattati in Calabria, a Catanzaro, nell'area centrale della Calabria, nell'ultimo anno, quindi nel 2025 e questo è molto edificante. Speriamo di continuare con questo trend e che le donne continuano a darci la loro fiducia. Nei limiti dell'umano noi cerchiamo sempre di dare il massimo ai nostri pazienti ad evitare appunto la migrazione sanitaria».
Presa in carico globale
Un percorso di cura completo e integrato quello garantito dall'unità multidisciplinare: «Non c'è alcun dubbio. Tutti i professionisti insieme riescono a dare un quadro più globale e completo della patologia. Cosa che un solo professionista non può osare perché ha il limite della sua branca specialistica e non può abbracciare tutte le conoscenze che hanno tutte le grandi professionalità di tutti i settori della senologia».
Quale futuro per la Breast Unit?
Lei è responsabile dell'Unità di Brest. Che obiettivo si è posto a lungo termine e qual è il suo auspicio? «Di lanciare i giovani perché bisogna fare proseguire questa crescita negli anni e l'anagrafe ci dice che c'è un momento in cui anche noi dobbiamo passare la stecca. Io confido molto nei giovani, nella passione che ci ho messo io e che spero di avere anche loro per poter continuare questo processo di crescita della cura in Calabria».



