Un’iniziativa nata per offrire ai ragazzi, in particolare stranieri privi di una rete familiare sul territorio italiano o che hanno smarrito ogni riferimento affettiv, un’occasione concreta di relazione, ascolto e reinserimento sociale
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Vedere il mare: un desiderio semplice che ha dato avvio alla prima giornata del progetto “Adozione in Città”, promosso dalla Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro. Un’iniziativa nata per offrire ai giovani detenuti – in particolare stranieri privi di una rete familiare sul territorio italiano o ragazzi che hanno smarrito ogni riferimento affettivo – un’occasione concreta di relazione, ascolto e reinserimento sociale.
Il progetto trae origine dal Protocollo d’Intesa sottoscritto il 23 dicembre 2025, simbolicamente nel corso del I Memorial dedicato a Roberto Giglio, tra la Camera Penale di Catanzaro, il Vescovo della Diocesi di Catanzaro-Squillace, il Tribunale per i Minorenni, la Procura della Repubblica presso il medesimo Tribunale e l’Istituto Penale per i Minorenni “Silvio Paternostro” di Catanzaro. Una rete istituzionale ampia e coesa, fondata sulla convinzione che la rieducazione passi innanzitutto attraverso la relazione, la responsabilizzazione e il riconoscimento della persona.
A promuovere l’iniziativa sono il presidente della Camera Penale Francesco Iacopino, il segretario Antonella Canino, Enzo Galeota – componente del Direttivo e coordinatore dell’Osservatorio Carcere ed Esecuzione Penale – e Francesca De Fine, corresponsabile dell’Osservatorio Giustizia Riparativa.
La prima uscita del progetto ha avuto come protagonista “J”, un giovane detenuto il cui nome, in arabo, significa Dono. Una coincidenza dal forte valore simbolico, capace di restituire il senso più profondo dell’iniziativa e dell’impegno che la sostiene.
Nel corso della giornata inaugurale, “J” ha incontrato due famiglie della comunità civile che hanno scelto di aderire ad “Adozione in Città”, offrendo la propria disponibilità a costruire un legame fondato sull’ascolto, sulla presenza e sulla continuità. Un primo, significativo passo verso la creazione di relazioni affettive e sociali capaci di accompagnare il percorso rieducativo e di costruire un ponte reale tra il “dentro” e il “fuori”.
Il momento più intenso è stato senza dubbio l’incontro con il mare. Accogliendo il desiderio espresso dal ragazzo, gli organizzatori lo hanno accompagnato sul lungomare di Catanzaro Lido, dove ad attenderlo c’erano le famiglie coinvolte: G. e V., S. e R.. La passeggiata, il tempo condiviso, il contatto con l’acqua hanno assunto un valore che andava ben oltre la semplice uscita: il primo gesto concreto di fiducia, di apertura e di reciproco riconoscimento.
“J” ha vissuto l’esperienza con curiosità e naturalezza, mostrando una spontanea predisposizione al dialogo. Emblematica, in questo senso, la sua risposta a una domanda apparentemente semplice: meglio pranzare fuori o a casa? «Anche casa è fuori», ha detto, racchiudendo in poche parole il senso più autentico del progetto.
Il pranzo, preceduto da un aperitivo preparato dallo stesso ragazzo, si è svolto in un clima di genuina convivialità, fatto di racconti, ascolto e normalità condivisa. Attorno alla tavola non c’erano ruoli né etichette, ma persone che si incontravano, restituendo per qualche ora quella dimensione di quotidianità troppo spesso negata a chi vive una condizione di privazione della libertà.
Al termine della giornata, visibilmente emozionato, “J” ha voluto ringraziare la Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro per il tempo trascorso insieme e per l’opportunità di vivere un’esperienza diversa, capace di lasciare un segno profondo e di aprire uno spiraglio concreto verso un futuro possibile.
Con “Adozione in Città”, Catanzaro sperimenta un modello di giustizia che non si ferma alla sanzione, ma scommette sulla relazione, sulla responsabilità e sulla possibilità di ricostruire, passo dopo passo, un legame autentico con la comunità.
«Come presidente dell’assise dei penalisti catanzaresi – ha dichiarato Francesco Iacopino – avverto il dovere di chiamare a raccolta tutte le realtà associative del territorio. Abbiamo bisogno di associazioni, famiglie e cittadini che, come queste prime coppie, abbiano il coraggio di scommettere sul recupero dei nostri giovani. In questi anni di lavoro nell’ambito dell’esecuzione penale, insieme al Direttivo, abbiamo sperimentato il cuore grande della città di Catanzaro, una comunità dotata di maturità e generosità non comuni».
«Ora – ha aggiunto – per alimentare questo nuovo percorso servono persone di buona volontà, ferme nella convinzione che la vera giustizia sia quella che non confonde l’uomo con il suo reato e che non smette mai di offrire, anche a chi ha sbagliato, una sedia alla tavola della civile convivenza. L’invito è aperto: facciamo sì che quel fuori diventi, per ragazzi come “J”, il luogo in cui sentirsi finalmente a casa».

